Osservatorio giurisprudenziale sulla responsabilità medica


L'Osservatorio giurisprudenziale sulla responsabilità medica costituisce lo strumento attraverso il quale selezionare le più significative decisioni ed enucleare i principi di diritto, nell'evolversi del diritto vivente, e fornire così un fondamentale strumento anche ai cittadini per poter valutare nel modo migliore la possibilità di chiedere la tutela dei loro diritti, nei casi di sospetta responsabilità medica, e di approfondimento, rispetto ai temi trattati nella sezione "responsabilità medico-sanitaria", nella quale è riportata una sintesi dei principi che la governano.

 

Nel caso in cui le informazioni di questa rubrica non fossero ritenute sufficienti, avete la possibilità di chiedere ulteriori chiarimenti all'Avv. Ezio Bonanni, con comunicazione per e-mail avveziobonanni@gmail.com oppure telefonando al n. 0773/663593.

 

Qualora si sospettasse della sussistenza di un danno ingiusto, è consigliabile rivolgersi ad un avvocato al quale esporre direttamente il caso e che potrà agire nel vostro interesse affinchè possiate ricevere la giusta tutela.

 

Cassazione Civile, Sez. III, Sentenza, 19/05/2017, N. 12597

 

Sussiste la responsabilità del medico e/o della struttura sanitaria qualora venga provata la totale inutilità dell’intervento

 

Ove risulti che l’intervento era del tutto inutile e in particolare qualora tale inutilità sia stata causata da un’omissione dei trattamenti preparatori, ricorre la responsabilità dei sanitari e della struttura, nonostante gli stessi abbiano adottato e rispettato le regole di diligenza e dall’intervento non sia derivato un peggioramento delle condizioni patologiche del paziente.


Cassazione Penale, Sez. IV, Sentenza 30-03-2017, n. 16140.

 

La Corte di Cassazione rinvia a giudizio per l’applicazione della Legge Gelli.

 

Con la sentenza n. 16140/2017, la Corte di Cassazione Penale ha rinviato il giudizio alla Corte di Appello al fine di applicare la legge più favorevole tra quelle succedutesi nel tempo (massima dell’Avv. Ezio Bonanni).

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Cassazione Civile, Sezione III, Sentenza 10-01-2017, n. 243.

 

Responsabilità del medico per mancata prescrizione dell’amniocentesi.

 

La Cassazione Civile, con sentenza n. 243 del 2017, ha stabilito che, qualora risulti che un ginecologo, al quale una gestante si sia rivolta per accertamenti sull’andamento della gravidanza e sulle condizioni del feto, abbia omesso di prescrivere l’amniocentesi, esame che avrebbe evidenziato la peculiare condizione dello stesso (sindrome di down), la mera circostanza che, due mesi dopo quella prestazione, la gestante abbia rifiutato di sottoporsi ad ulteriori accertamenti prenatali non elide l’efficacia causale dell’inadempimento del medico quanto alla perdita della chance di conoscere lo stato del feto sin dal momento in cui quell’inadempimento si è verificato; conseguentemente, ove la gestante lamenti di aver subito un danno alla salute psico-fisica, per aver scoperto la condizione del figlio solo al termine della gravidanza, la perdita di quella chance deve essere considerata parte del danno ascrivibile all’inadempimento del medico (massima dell'Avv. Ezio Bonanni)

 


 

Cassazione Civile, Sez. III, Sentenza 20-05-2016, n° 10414.

 

La violazione dell’obbligo di informazione attribuisce al danneggiato un autonomo diritto al risarcimento rispetto all’errata esecuzione dell’intervento.

 

L’acquisizione del consenso informato del paziente, da parte del sanitario, costituisce prestazione altra e diversa rispetto a quella avente ad oggetto l’intervento terapeutico. La Corte di Cassazione Civile, sez. III, con sentenza n. 10414/2014, ha stabilito che, l’errata esecuzione dell’intervento terapeutico  dà luogo ad un separato danno suscettibile di essere risarcito autonomamente rispetto a quello dovuto per la violazione dell’obbligo di informazione, anche in ragione della diversa tipologia dei diritti che si sostanziano: l’uno nell’autodeterminazione delle scelte terapeutiche e l’altro nella tutela dell’integrità psicofisica e che di conseguenza possono essere lesi in due differenti momenti (massima dell’Avv. Ezio Bonanni).

 


 

Cassazione Civile, Sez. III, Sentenza 04-02-2016, n. 2177.

 

Il consenso informato non deve essere generico, ma deve permettere al paziente di avere piena conoscenza della natura e dei rischi dell’intervento.

 

Non è da considerarsi idonea la sottoscrizione da parte del paziente di un modulo del tutto generico, ai fini della completezza ed effettività del consenso. La Corte di Cassazione Civile, sentenza n. 2177/2016, ha stabilito che, in  tema di attività medico-chirurgica, il consenso informato deve basarsi su informazioni dettagliate, che siano idonee a fornire  al paziente la piena conoscenza della natura,  della portata e dell’estensione dell’intervento medico-chirurgico a cui sarà sottoposto, nonché dei rischi e dei risultati conseguibili. Inoltre, tale informazione dovrà tener conto del livello culturale del paziente e adattarsi ad esso facendo riferimento al suo grado di conoscenze e di istruzione (massima dell’Avv. Ezio Bonanni)

 

 


 

Cassazione Civile, Sez. III, Sentenza 16-02-2016, n. 2998.

 

Risarcimento del danno per mancata informazione degli effetti negativi dell’intervento.

 

Anche se l’intervento è stato eseguito a regola d’arte e ne siano però derivate conseguenze negative per la salute, la mancanza di un’adeguata informazione al paziente, circa i possibili effetti negativi, determina la responsabilità in capo al medico. La Corte di Cassazione Civile, sez. III, n. 2998/2016, ha sancito che il medico può essere chiamato a risarcire il danno alla salute ove il paziente dimostri che se compiutamente informato, egli avrebbe rifiutato l’intervento (massima dell'Avv. Ezio Bonanni).

 


 

Cassazione Civile, sez. VI, Ordinanza 04-02-2016, n. 2232.

 

Riconosciuta la responsabilità del Ministero della salute, ex legge 210/1992, anche prima del 1978. 

 

La Cassazione Civile, sez. VI, con ordinanza n. 2232/2016 ha stabilito che, in caso di patologie conseguenti ad infezione da virus Hbv, Hiv e Hcv, contratte a seguito di emotrasfusioni o di somministrazione di emoderivati, non sussistono eventi autonomi e diversi ma solo manifestazioni patogene dello stesso evento lesivo, sicché anche prima dell’anno 1978, in cui il virus dell’epatite B fu definitivamente identificato in sede scientifica, con conseguente scoperta dei mezzi di prevenibilità delle relative infezioni, è configurabile la responsabilità del Ministero della salute per l’omissione dei controlli in materia di raccolta e distribuzione del sangue per uso terapeutico e sull’idoneità dello stesso ad essere oggetto di trasfusione, già consentiti dalle conoscenze mediche e dai dati scientifici del tempo (massima dell'Avv. Ezio Bonanni).

 


 

Cassazione Civile, sez. lav., Sentenza 09-08-2016, n. 16842.

 

In tema di danni da vaccinazioni obbligatorie il soggetto danneggiato ha diritto a un ulteriore indennizzo, oltre quanto riconosciuto ex legge 210/1992, nonché un assegno una tantum.

 

La Cassazione Civile, sez. lavoro, n. 16842/2016, ha stabilito che, in tema di danni da vaccinazioni obbligatorie, gli art. 1 e 4 l. n. 229 del 2005 attribuiscono ai soggetti danneggiati, rispettivamente, un ulteriore indennizzo aggiuntivo rispetto a quello già riconosciuto dalla l. n. 210 del 1992, nonché un assegno una tantum per il periodo compreso nel periodo tra il manifestarsi dell’evento dannoso e l’ottenimento dell’indennizzo (massima dell'Avv. Ezio Bonanni).

 

 


 

Cassazione Civile, Sez. III, Sentenza 10-05-2016, n. 9374.

 

In tema di danni da emotrasfusioni infette ricorre responsabilità extracontrattuale del Ministero della salute e contrattuale della ASL.

 

La Cassazione Civile,  con sentenza n. 9374/2016, ha stabilito che, la responsabilita'  del Ministero  della  salute  per danni conseguenti da infezione  da virus   HCV   contratte  da  soggetti  emotrasfusi   e'   di   natura extracontrattuale,  con  relativo  termine  quinquennale  decorrente dalla  data  in  cui  il  soggetto  leso  ha  avuto  piena  contezza dell'infezione. La responsabilita'  dell'Ospedale  ha invece natura  contrattuale per cui la domanda si prescrive nel termine di dieci anni (massima dell'Avv. Ezio Bonanni).

 


 

Cassazione Civile- Sezione III, Sentenza 08-11-2016, n. 22639.

 

La cartella clinica incompleta fa scattare la prova presuntiva del nesso causale a sfavore del medico.

 

La Corte di Cassazione Civile, con sentenza n. 22639/2016, ha stabilito che, una cartella clinica incompleta fa scattare la prova presuntiva del nesso causale a sfavore del medico, qualora la condotta dello stesso sia astrattamente idonea a cagionare quanto lamentato. Ciò in quanto, per il principio di “prossimità alla prova”, una cartella clinica lacunosa non può gravare su chi ha diritto alla prestazione sanitaria, costituendo obbligo del sanitario tenerla in modo adeguato (massima dell'Avv. Ezio Bonanni).

 

 


 

Cassazione Civile- Sezione III, Sentenza 13-01-2016, n. 343.

 

In caso di ritardo diagnostico è esclusa la responsabilità del medico solo ove questo dimostri la totale inutilità dell’intervento.

 

La Corte di Cassazione Civile, con sentenza n. 343 del 2016, ha stabilito che, in caso di ritardo diagnostico di una patologia tumorale, non si può escludere la responsabilità del medico ove non si affermi la totale inutilità dell’intervento.

 

Sullo stesso, infatti, grava l’onere di dimostrare che l’anticipazione diagnostica non avrebbe modificato la storia clinica della paziente (ancorchè soltanto quoad valetudinem e non anche quoad vitam) (massima dell'Avv. Ezio Bonanni).

 


 

Cassazione Civile- Sezione III, Sentenza 20-08-2015, n. 16993.

 

Risarcimento del danno per tardiva diagnosi.

 

Anche nel caso di mancata permanenza in vita del paziente, a seguito di intervento chirurgico, l'omessa diagnosi assume rilevanza ai fini risarcitori. La Corte di Cassazione, con sentenza n. 16993/2015, ha stabilito che, un simile errore cagiona la c.d. perdita di “chance”, in quanto impedisce al paziente la possibilità di godere di un ulteriore lasso di tempo in cui vivere, anche minimo, ovvero, di una migliore qualità della vita nel periodo antecedente il decesso del paziente. Pertanto, in caso di ritardo diagnostico di un processo morboso ad esito ineluttabilmente infausto, la persona subisce un duplice pregiudizio sia sotto il profilo quantitativo (perché la diagnosi interviene dopo e il tempo di sopravvivenza è minore), sia sotto il profilo qualitativo (Cfr. Cass., Sez. III, 18 settembre 2008, n. 23846).

 

 Il  danno  in capo al  paziente  sussiste anche nella mera perdita della possibilità di scegliere cosa fare, per usufruire della salute residua, fino all’esito infausto. Tale possibilità di scelta può anche consistere nel rinunziare all’intervento o alle cure consapevolmente (massima dell'Avv. Ezio Bonanni).

 


 

Cassazione Civile, sez. III, sentenza 23/05/2014 n° 11522.

 

La perdita di chance costituisce un’autonoma voce di danno.

 

La chance, intesa quale concreta ed effettiva occasione favorevole di poter conseguire un determinato bene o risultato, non è da considerare una mera aspettativa, ma un’entità patrimoniale a sé stante, giuridicamente ed economicamente suscettibile di un’autonoma valutazione. Pertanto, la perdita stessa della possibilità di conseguire un risultato favorevole, determina di per sé un danno risarcibile (massima dell'Avv. Ezio Bonanni).

 

 


 

Cassazione Civile- Sezione III, sentenza del 27-03-2015, n. 6243.

 

Per i danni causati dal medico di base risponde la ASL di appartenenza.

 

La Corte di Cassazione Civile, con sentenza n. 6244/2015, è giunta ad affermare la responsabilità contrattuale, ex art. 1218 c.c., in capo alla ASL, per tutti i casi di errori commessi  dai medici di base (massima dell'Avv. Ezio Bonanni).

 


 

Cassazione Civile, Sezione III, Sentenza  27-11-2015, n. 24220.

 

Responsabilità del medico per non aver indirizzato la paziente in un centro di più elevato livello di specializzazione.

 

In tema di responsabilità medica, il sanitario che riscontri una normalità morfologica del feto anche sulla base di esami strumentali, i quali tuttavia non ne consentano, senza sua colpa, la visualizzazione nella sua interezza, ha l’obbligo d’informare la paziente della possibilità di ricorrere ad un centro di più elevato livello di specializzazione, nella prospettiva della determinazione della gestante ad interrompere la gravidanza, ancorché gli accertamenti diagnostici più completi siano invasivi e implicanti maggiori fattori di rischio per il feto (massima dell'Avv. Ezio Bonanni).

 

 


 

Cassazione Civile- Sezione III, Sentenza 30-05-2015, n. 13328.

 

Responsabilità del medico in caso di complicanze.

 

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 13328 del 2015, ha stabilito che, quando nel corso dell'esecuzione di un intervento o dopo la conclusione di esso si verifichi un peggioramento delle condizioni del paziente, o tale peggioramento era prevedibile ed evitabile, ed in tal caso esso va ascritto a colpa del medico; ovvero tale peggioramento non era prevedibile oppure non era evitabile, sì da integrare gli estremi della causa non imputabile (massima dell'Avv. Ezio Bonanni).

 

 


 

Cassazione Civile- Sezione III, Sentenza 20-03-2015, n. 5590.

 

Onere di allegazione in caso di responsabilità medica

 

In tema di responsabilità civile nell’attività medico-chirurgica, ove sia dedotta una responsabilità contrattuale della struttura sanitaria e/o del medico per l’inesatto adempimento della prestazione sanitaria, mentre il paziente è onerato della prova del contratto (e/o del « contatto sociale ») e dell’aggravamento delle proprie condizioni fisiche, quello che grava sulla struttura e/o sul medico, nel fornire la prova liberatoria dalla propria responsabilità, non si limita alla prova della correttezza della prestazione, ma si estende pure alla dimostrazione, in positivo, che l’esito infausto del trattamento praticato sia dovuto ad un altro evento individuato (preesistente o sopravvenuto) indipendente dalla propria volontà e sfera di controllo. Qualora rimanga incerta la causa dell’esito infausto, la situazione processuale di sostanziale incertezza circa l’assenza di colpa del medico, e circa le cause dell’aggravamento, non può esser fatta ricadere sul paziente, ma deve gravare sulla struttura e/o sul sanitario, che non riescono a liberarsi dalla propria responsabilità (massima dell'Avv. Ezio Bonanni).

 


 

Cassazione Penale- Sezione IV, Sentenza del 28-07-2015 n. 33329.

 

Omicidio colposo del chirurgo, primario dell’ospedale.

 

La Corte di Cassazione Penale, con sentenza n. 33329 del 2015, ha stabilito che, è configurata l’ipotesi delittuosa di omicidio colposo a carico del chirurgo che, nelle vesti di primario dell’ospedale e in virtù dell’autorità concessagli dal ruolo rivestito, non abbia bloccato la scelta dell’anestesista di praticare una anestesia generale con curaro su una ragazzina per reciderle un ascesso alla gola, pur avendo manifestato dissenso a questa decisione che, poi, portò alla morte della paziente e rese vano il tentativo di tracheotomia da lui praticato (massima dell'Avv. Ezio Bonanni).

 


 

Cassazione Civile, 27 agosto 2014, n. 18304.

 

Responsabilità del medico per mancata informazione al paziente circa la inadeguatezza della struttura.

 

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 18304 del 2014 ha stabilito che, è contraria alla buona fede la condotta del medico che sottopone un paziente ad intervento presso struttura sanitaria inadeguata senza dare avviso di tale situazione e omettendo di indirizzarlo ad altra struttura idonea.

 

Infatti è dovere del medico dare una completa ed esaustiva informazione al paziente anche delle carenze strutturali e organizzative dell’ospedale o della casa di cura.

 

La violazione di questi obblighi comporta profili di responsabilità per eventuali falsi affidamenti, anche solo colposamente ingenerati nel paziente (massima dell'Avv. Ezio Bonanni).

 


 

Tribunale di Lecce - Sezione Civile - Sentenza 16-06-2011, n. 1102.

 

In caso di cadute in Ospedale, ricorre responsabilità dell’Azienda ex art. 2051 c.c.

 

Il Tribunale Civile di Lecce, con sentenza n. 1102/2011, ha stabilito che, ai fini della configurabilità della responsabilità del custode ex art. 2051 cod. civ., è sufficiente la sussistenza del rapporto di custodia con la cosa che ha dato luogo all'evento lesivo, rapporto che postula l'effettivo potere sulla cosa, e cioè la disponibilità giuridica e materiale della stessa, che comporti il potere ­dovere di intervento su di essa, e che compete al proprietario o anche al possessore o detentore (Cass. n. 25243 del 29/ 11/2006; Cass. n. 1948 del 10/02/2003).

 

Il danneggiato ha l'onere di dimostrare unicamente l'esistenza del danno e la sua derivazione causale dalla cosa (massima dell'Avv. Ezio Bonanni).

 

 


Il giudizio controfattuale in termini di responsabilità medica - Cass. Pen. 23339/2013

Giudizio controfattuale in termini di responsabilità medica - Cass. Pen. 23339/2013

 

L’Avv. Ezio Bonanni pubblica e commenta la Sentenza della Cass., Sez. IV Penale, 30 maggio 2013, n. 23339, Pres. Carlo Giuseppe Brusco, Est. Salvatore Dovere, è il giudizio contro-fattuale, pietra angolare dei processi a carico dei medici dopo la famosissima sentenza a Sezioni Unite "Franzese" n. 30238/2002.  

 



La Corte di Cassazione Civile, sezione terza, sentenza n. 18341 del 31 Luglio 2013, ha sancito i principi di responsabilità medica in ordine all’onere della prova ossia su chi grava l'allegazione degli elementi probatori necessari ai fini del decidere.


Il professionista sanitario ha l'obbligo di fornire tutte le informazioni possibili al paziente in ordine alle cure mediche o all'intervento chirurgico da effettuare, tanto è vero che deve sottoporre al paziente, perché lo sottoscriva un modulo non generico, dal quale sia possibile desumere con certezza l'ottenimento in modo esaustivo da parte del paziente di dette informazioni: ne consegue che il medico-chirurgo viene meno all'obbligo a suo carico in ordine all'ottenimento del cosiddetto «consenso informato» ove non fornisca al paziente, in modo completo ed esaustivo, tutte le informazioni scientificamente possibili sull'intervento chirurgico, che intende eseguire, e soprattutto sul bilancio rischi/vantaggi dell'intervento. E' il principio di diritto stabilito dalla Corte di Cassazione, con sentenza 31 luglio 2013, n. 18334


Certificato medico falso: falsità materiale in atto pubblico.

Certificato medico falso: falsità materiale in atto pubblico.

La falsificazione del certificato medico integra il reato di cui agli articoli 476 e 482 del codice penale, e non la fattispecie prevista 


all'art. 477 dello stesso codice penale, alla luce dei principi di diritto sanciti dalla Corte di Cassazione con sentenza 25 luglio 2013, n. 32446.

 Nota di commento dell’Avv. Ezio Bonanni.


Responsabilità medica e GIUDIZIO CONTROFATTUALE

Cassazione Penale n. 29886 dell'11 luglio 2013 - Responsabilità medica e GIUDIZIO CONTROFATTUALE. Commento dell’Avv. Ezio Bonanni.

Il giudizio contro-fattuale è un'operazione intellettuale che, in primo luogo, richiede la descrizione dell'accaduto; 


soltanto dopo aver accertato l'esplicazione dei fatti (giudizio esplicativo), è poi possibile porsi il seguente interrogativo: cosa sarebbe avvenuto se fosse intervenuta la condotta doverosa (giudizio predittivo)? Corte di Cassazione, Sez. IV Penale, 11 luglio 2013, n. 29886, Pres. Luisa Bianchi, Est. Luca Vitelli Casella, offre un lucido e recentissimo esempio di tale iter motivazionale; il delitto è quello di cui all'art. 590 c.p. in relazione all'art. 583, 1° co., n. 1, c.p. per aver cagionato, per colpa generica, lesioni personali alla paziente, cui conseguiva una malattia con incapacità di attendere alle ordinarie occupazioni per una durata di oltre nove anni; si verte in tema di persistenza di dolore in sede lombare nonché di correlato affaticamento psicofisico con insorgenza di stato ansioso per la mancata risoluzione di sintomatologia e dell'instaurarsi di una gastrite, anche con un episodio di tipo emorragico, dovuto alle reiterate prescrizioni di terapia antidolorifica. 



La Corte di Cassazione Civile, sezione sesta, con ordinanza n. 17077 del 10 Luglio 2013 si pronuncia in tema di responsabilità professionale, in ordine alla corretta formulazione del petitum e i requisiti del ricorso ex art. 366 c.p.c., e stabilisce che l'attore che si attiva al fine di richiedere il risarcimento del danno causato da negligenza ed imperizia del professionista deve formulare chiaramente e specificamente le proprie doglianze.


La Corte di Cassazione Civile, sezione terza, sentenza n. 14024 del 4 giugno 2013 stabilisce che non è valido il consenso informato se espresso per un intervento chirurgico differente, poiché è un istituto giuridico che affonda le proprie radici nell'art. 32 della Costituzione e pertanto il paziente deve essere messo al corrente della situazione patologica e delle terapie che è necessario mettere in atto, di modo che possa autonomamente decidere come comportarsi. Nel caso di specie gli eredi legittimi di un paziente, il quale ha riportato danni irreversibili a seguito di intervento chirurgico, promuovono ricorso avverso la statuizione del giudice di merito, il quale ha rigettato la domanda di risarcimento del danno subito poiché la diagnosi precisa era stata formulata - per necessità attestata da ctu - soltanto in corso di operazione chirurgica



La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18185 del 19 aprile 2013, ha assolto dal reato di lesioni gravissime i medici che avevano eseguito un intervento su una minore per asportare una massa tumorale dall'encefalo che, a detta dei medici, sarebbe stato altamente maligno. Dall'esame istologico erano emerse due diagnosi contrastanti, una che dichiarava il basso grado della malignità del tumore e una che ne dichiarava invece l'alto grado. In ogni caso i medici avevano agito in regime d'urgenza e non avevano disposto ulteriori esami per verificare se vi fossero possibili interventi alternativi e meno invasivi rispetto a quello eseguito.  



La Corte di Cassazione, VI^ Sezione Penale, con Sentenza n. 12376 del 2013 individuano nel rifiuto del medico chirurgo di intervenire in un caso di urgenza quella negligenza meritevole di condanna penale, tanto più in un caso nel quale ha determinato la morte di un ragazzo minorenne.


La Corte d'Appello di Palermo, con la Sentenza 2129/2005, depositata in data 23.01.2013, nel pronunciarsi su un caso di malasanità, rigetta l’appello di alcuni medici e della struttura sanitaria, già condannati in primo grado per i danni fisici e neurologici riportati da un neonato in seguito a scelte mediche errate assunte durante il travaglio della madre. 


La Corte di Cassazione Civile, Sentenza n. 6093 del 12 Marzo 2013, detta i principi di diritto in ordine all’interpretazione e applicazione dell’art. 2236 c.c. (responsabilità del prestatore d'opera), e conferma che la complessità dell'incarico affidato al professionista può fungere da limite all'attribuzione di responsabilità per la cattiva riuscita dell'opera salvo che ci sia l'elemento soggettivo del dolo o della colpa grave. In particolare, in tema di responsabilità medica, la limitazione del caso di particolare complessità ha efficacia soltanto per la perizia, escludendo decisamente dal novero sia negligenza che imprudenza.  



La Corte di Cassazione Civile, sezione terza, sentenza n. 4030 del 19 Febbraio 2013, ha preso in esame le novità introdotte dal decreto Balduzzi (decreto legge 158/2012 convertito in legge 189/2012) che ha riformato l'intero settore della responsabilità medica sia dal punto di vista civile che penale. Si deve a questo intervento legislativo l'introduzione nel nostro ordinamento dell'istituto della colpa lieve: se, in caso di errore medico, il sanitario dimostra di essersi comportato conformemente alle c.d. guidelines (accorgimenti e metodologie scientifiche statisticamente rilevanti sul piano internazionale) allora egli andrà esente da responsabilità penale. Questa circostanza va verificata dal giudice caso per caso. E anche nel caso in cui venisse integrata la scriminante della colpa lieve, il professionista responsabile sarà comunque tenuto a rispondere civilmente del suo operato risarcendo il danno provocato al proprio paziente.



Nei giudizi di risarcimento danni per responsabilità professionale medica il danneggiato deve solo dimostrare l'esistenza del rapporto di cura avuto con il medico, il danno subito e il nesso di causalità tra l'operato del medico e il danno di cui chiede di essere risarcito.  


E’ stata depositata il 30 gennaio 2013 dalla Quarta Sezione della Cassazione Penale - Pres. Carlo Brusco, Est. Rocco Blaiotta, Procuratore Generale il Dr. Vito D'Ambrosio - la primissima decisione (la sentenza n. 268/2013 emessa alla pubblica udienza del 29.1.2013) che applica la nuova legge n. 189 dell'8 novembre 2012 sulla depenalizzazione della colpa medica lieve.  


Il Tribunale di Ascoli Piceno (sentenza n. 399 del 24 dicembre 2012) occupandosi di un caso di responsabilità medica, ha stabilito che con riguardo alla particolare tipologia di intervento eseguito (ossia un intervento di chirurgia estetica), "salva diversa pattuizione delle parti il cui onere grava sul medico, deve presumersi avere ad oggetto un'obbligazione di risultato, come ripetutamente stabilito da questo tribunale".  


La Corte di Cassazione, con sentenza n. 23330 del 18 dicembre 2012, ha accolto il ricorso di un medico radiologo licenziato dalla Asl presso cui prestava servizio per inidoneità al lavoro perché affetto da una sintomatologia ansiosa che, secondo le prescrizioni mediche, rendeva necessario che lo stesso fosse esentato dai turni di reperibilità e fosse affiancato, nella redazione dei referti, da un collega.  


Il "principio di affidamento" non scagiona il capo di un'equipe medica che, secondo la Cassazione, non può scaricare la colpa di errori avvenuti in corsia sui propri colleghi. E' quanto emerge da una sentenza della Quarta sezione penale della Corte (la n. 48226/2012) che ha convalidando una condanna per lesioni colpose nei confronti di un medico specialista in ginecologia che nel corso di un intervento aveva erroneamente asportato a una paziente l'ovaio sinistro invece che l'ovaio destro.  


Anche quando il paziente è un medico deve essere informato e rilasciare il suo consenso pieno e consapevole, prima di essere sottoposto alle terapie del caso.