Cassazione Civile, Sez. III, Sentenza 10-05-2016, n. 9374

Trasfusioni infette e responsabilità contrattuale della ASL

La richiesta di risarcimento danni derivanti da emotrasfusioni infette va proposta nei confronti della struttura sanitaria nel termine prescrizionale di dieci anni.

La responsabilità della struttura sanitaria per i danni derivanti da emotrasfusioni infette, ex art. 1228 e 1218 c.c, è da ritenersi diversa rispetto alla responsabilità del Ministero della salute, con conseguente applicazione di un diverso termine prescrizionale: decennale per la prima e quinquennale per la seconda.

Nel caso in esame la Corte di Appello confermava la sentenza di primo grado con la quale veniva rigettata la domanda per il risarcimento danni derivanti da trasfusioni di emoderivati infetti da epatite, poichè ritenuta matura la prescrizione per proporre la detta domanda.

Ebbene avverso tale sentenza la danneggiata proponeva ricorso in Cassazione e in tale sede la Suprema Corte ha avuto occasione di affermare il consolidato principio in forza del quale la responsabilità invocabile nei confronti della struttura sanitaria è di natura contrattuale, con conseguente applicazione del termine prescrizionale di dieci anni a decorrere da quando la danneggiata ha avuto conoscenza del danno stesso e pertanto cassava la sentenza di secondo grado.

RITENUTO IN FATTO

 

1. - Con sentenza resa pubblica il 3 aprile 2013, la Corte di appello di  Caltanissetta confermava la sentenza emessa nel maggio  2007  dal Tribunale della stessa Citta', che, a sua volta, aveva rigettato, per maturata prescrizione, la domanda di risarcimento proposta da   Ca.       Ma. Gr.   contro  la  Gestione  Liquidatoria  presso  l'Azienda Ospedaliera  Vittorio Emanuele di (OMISSIS), la Gestione  Liquidatoria presso l'AUSL (OMISSIS) e l'Assessorato alla Sanita' della Regione   Sicilia,  per  il  ristoro  dei  danni  patiti  a   seguito trasfusione di emoderivati infetti da virus dell'epatite  alla  quale era  stata  sottoposta nell'agosto (OMISSIS) presso  predetto  Ospedale, quale   struttura  che  aveva  mancato  di  controllare   il   sangue trasfusole.

 

1.1.  - La Corte territoriale - premesso che la responsabilita'  "del Ministero  della  salute  (nella  fattispecie  dell'Assessorato  alla Sanita' della Regione Sicilia) per danni conseguenti da infezione  da virus   HCV   contratte  da  soggetto  emotrasfusi   e'   di   natura extracontrattuale",  con  relativo  termine  quinquennale  decorrente "dalla  data  in  cui  il  soggetto  leso  ha  avuto  piena  contezza dell'infezione"   osservava  che,  "per  espressa  ammissione   della   Ca. ",  l'infezione era stata "acclarata" il (OMISSIS), mentre  l'azione  giudiziale aveva avuto inizio nel 2004,  la'  dove, poi,  la prima richiesta di risarcimento era stata formulata a  mezzo di  lettera raccomandata inviata il 24 aprile 2001, allorquando  "era gia' decorso il termine quinquennale di prescrizione".

 

2. - Per la cassazione di tale sentenza ricorre        Ca. Ma. Gr.  sulla base di cinque motivi. L'Assessorato  alla  Sanita' della Regione Sicilia,  per  il  tramite dell'Avvocatura generale dello Stato, ha depositato tardivo  atto  di costituzione  ai  soli  fini  della  partecipazione  all'udienza   di discussione. Non   hanno   svolto   attivita'  difensiva  le   intimate   Gestione Liquidatoria  presso  l'Azienda Ospedaliera  Vittorio  Emanuele  di (OMISSIS) e la Gestione Liquidatoria presso l'AUSL (OMISSIS).

 

CONSIDERATO IN DIRITTO

 

1.  -  In  via  preliminare, deve ritenersi valida  la  notificazione effettuata nei confronti delle intimate Gestioni liquidatorie  presso l'Avvocatura  generale  dello Stato, posto che,  essendo  state  esse difese  nel giudizio di merito, al pari dell'Assessorato alla sanita' regionale,  dall'Avvocatura distrettuale dello Stato, tale patrocinio e'  sufficiente,  ai  sensi  del Regio Decreto  n.  1611  del  1933,  articolo  43 (segnatamente,  comma  3) a radicare la difesa anche  nei  successivi gradi di giudizio (in tale prospettiva cfr. anche Cass., sez. un., 11 aprile 1995, n. 4149).

 

2.  -  Con il primo mezzo e' dedotta, ai sensi dell'articolo 360  c.p.c., comma  1, nn. 3 e 4, la violazione dell'articolo 112 cod. proc.  civ.  in relazione all'articolo 99 c.p.c. e articolo 163 c.p.c., comma 3, n. 4, "e dei principi  giurisprudenziali  circa la  cumulabilita'  dell'azione  di responsabilita'  contrattuale e di responsabilita'  extracontrattuale di cui agli articoli 1216 e 2043 cod. civ.". La  domanda  di  danni proposta in primo grado era  fondata  sia  sul titolo   di   responsabilita'  contrattuale,   che   su   quello   di responsabilita' extracontrattuale, tanto che il primo  giudice  aveva ritenuto  sussistente  soltanto il primo e dichiarato  prescritto  il diritto  in ragione della decorrenza del termine ordinario  decennale dal (OMISSIS), epoca della trasfusione. Con  l'appello era stato censurato sia il fatto che il Tribunale  non aveva  esaminato  se  ricorressero i presupposti  per  l'accoglimento dell'uno  o  dall'altro titolo di responsabilita', sia il  fatto  che comunque  il  primo  giudice  aveva fatto  decorrere  il  termine  di prescrizione non dal momento di effettiva percezione della malattia. La  Corte  territoriale,  nel far riferimento  alla  sola  azione  di responsabilita' extracontrattuale, avrebbe omesso di  pronunciare  su tutta  la  domanda  risarcitoria, che  cumulava  le  due  ipotesi  di responsabilita' e, dunque, anche quella contrattuale.

 

3.  - Con il secondo mezzo e' dedotta, ai sensi dell'articolo 360 c.p.c., comma  1,  n. 3, falsa applicazione dell'articolo 1228 cod. civ.  "quanto alla  individuazione  del  titolo di responsabilita'  azionabile  dal paziente emotrasfuso nei confronti della struttura sanitaria". La  Corte  di appello avrebbe errato, ulteriormente, nell'individuare in  quella  extracontrattuale il titolo di responsabilita' invocabile nei  confronti  della  struttura sanitaria di ricovero  del  paziente emotrasfuso  (ASL  di (OMISSIS), essendo stato  poi  esteso  il contraddittorio  anche  nei  confronti  della  Gestione  Liquidatoria dell'Azienda Ospedaliera e dell'Assessorato alla Sanita'  regionale), chiamata  in  giudizio anche a titolo di responsabilita' contrattuale per le prestazioni da essa rese. Il   giudice   di  secondo  grado  avrebbe,  infatti,  frainteso   la giurisprudenza di legittimita' (segnatamente, Cass., sez. un., n. 576 del  2008) in ordine alla responsabilita' del Ministero della  salute per  le  emotrasfusioni  infette, che  e'  diversa  da  quella  della struttura sanitaria nella quale la paziente era stato sottoposto alla trasfusione.

 

3.1. - I primi due motivi sono fondati per quanto di ragione e con le precisazioni di seguito evidenziate.

 

3.1.1. - Come emerge dagli atti processuali all'uopo rilevanti -  cui questa Corte ha accesso per la natura processuale del vizio lamentato dalla  ricorrente con il primo motivo - l'azione risarcitoria per  il danno  da  trasfusione di emoderivati infetti da virus HCV  e'  stata promossa  dalla   Ca.  nei confronti dell'Azienda Territoriale  USL n.  (OMISSIS)  Gestione Liquidatoria (che si assumeva esser stata  indicata come  legittimata passiva dall'Azienda Ospedaliera Vittorio Emanuele III di (OMISSIS), ove l'attrice era stata sottoposta nel luglio 1981 ad emotrasfusione   infetta)   "anche  a   titolo   di   responsabilita' contrattuale (per tutte, circa il titolo della responsabilita' per le prestazioni  sanitarie  rese  da  una  struttura  ospedaliera,  Cass. 27.5.93  n.  5939)" (cfr. atto di citazione notificato  il  29  marzo 2004, pp. 4/5). Successivamente,   dopo   sentenza   di   incompetenza   territoriale pronunciata   dal  Tribunale  di  Gela  in  favore   di   quello   di Caltanissetta, la   Ca.  provvedeva a riassumere il  giudizio  (con atto  notificato  il  9  marzo 2005) non  solo  nei  confronti  della predetta  Gestione Liquidatoria, ma anche della Gestione Liquidatoria presso  l'Azienda  Ospedaliera Vittorio Emanuele III  di  (OMISSIS)  e l'Assessorato  alla Sanita' della Regione Sicilia e cio'  in  ragione delle  eccezioni di difetto di legittimazione avanzate  dalla  difesa erariale  in ragione della vicenda concernente la soppressione  delle Unita'  Sanitarie  Locali e della successione ex  lege  dei  relativi rapporti  in  capo  alle  Regioni, con la  costituzione  di  apposite gestioni stralcio e/o liquidatorie. Nell'atto    di    riassunzione,   alla    pedissequa    trascrizione dell'originaria citazione seguiva, dopo la narrazione  delle  vicende che  avevano portato alla individuazione dei soggetti da  evocare  in giudizio, la precisazione (p. 13) che la "domanda risarcitoria  della sig.ra   Ca. " era "relativa ad un rapporto contrattuale instaurato a  suo  tempo  con l'ospedale Vittorio Emanuele (sicche'  la  causa generativa  del credito deve ravvedersi nell'inadempimento  da  parte dell'ospedale  Vittorio  Emanuele  alle  obbligazioni  assunte  col rapporto di assistenza sanitaria)", altresi' puntualizzandosi che  si trattava di "illecito contrattuale che ha originato il danno  di  cui e' causa". Con  la  memoria ex articolo 183 cod. proc. civ. depositata il  10  marzo 2006,  la    Ca. ,  dopo  aver argomentato  sulla  questione  della legittimazione  passiva  dei  convenuti  in  funzione  dell'anzidetta vicenda  successoria, puntualizzava, quanto al "merito della domanda" e  ai fini di contrastare l'eccezione di prescrizione di controparte, che la "azione di responsabilita' contrattuale" non era prescritta  e che,   sempre   in  riferimento  "alla  responsabilita'  contrattuale dell'Ospedale  e  dei  suoi successori", una  volta  provato  che  la paziente  aveva contratto l'infezione per una trasfusione  di  sangue "in  occasione  del  suo  ricovero", la prova liberatoria  idonea  ad esonerare  l'Azienda  Ospedaliera da  responsabilita'  gravava  sulla medesima Azienda (pp. 4/5). Con   la  comparsa  conclusionale  depositata  il  5  gennaio   2007, l'attrice, allorche' (dopo la ricostruzione della vicenda processuale e  le  argomentazioni  in  fatto  e  diritto  sulla  questione  della successione  USL/Regioni e quelle in diritto sulla  decorrenza  della prescrizione,  sia ai sensi dell'articolo 2946 cod. civ.,  che  dell'articolo 2947   cod.  civ.)  veniva  a  trattare  della  propria  "posizione", ribadiva,  ai  fini  del termine decennale di  prescrizione,  che  la "responsabilita'  dell'Ospedale  ha  natura  contrattuale",  altresi' deducendo  che "comunque anche alla responsabilita' extracontrattuale dovrebbe  applicarsi il termine decennale", per poi riaffermare,  nel "merito    della    domanda",   la   "responsabilita'    contrattuale dell'Ospedale  e  dei suoi successori" in ragione  della  trasfusione infetta praticatale "in occasione del suo ricovero" (pp. 12/13). Con  la memoria di replica depositata il 23 gennaio 2007, la   Ca.  precisava  ancora  una volta che la responsabilita' "dell'Ospedale  e dei  suoi  successori"  era  di natura contrattuale  (p.  2)  e,  nel confutare  le  tesi difensive di controparte che in  punto  di  onere della  prova  della  responsabilita'  facevano  leva  sul  precedente costituito  da Cass. n. 11609/2005, evidenziava che in quel  caso  il convenuto   era  il  "Ministero  della  Sanita'  per  responsabilita' extracontrattuale", mentre "viceversa nella presente causa  l'attrice agisce  per  responsabilita' contrattuale",  per  cui  "incombe  alla convenuta  l'onere  di  prova  liberatoria  sulla  impossibilita'  di approntare metodiche per la prevenzione del contagio" (pp. 3/4). Il  Tribunale  di  Caltanissetta, con sentenza del  15  maggio  2007, riteneva  che la domanda proposta dalla   Ca. , sebbene  la  stessa avesse  addotto  di  aver  agito "anche a titolo  di  responsabilita' contrattuale", fosse proprio ed unicamente quella fondata su siffatto titolo,  perche' in tal senso deponevano le allegazioni in  punto  di condotta inadempiente della struttura sanitaria dove l'attrice  aveva effettuato  la trasfusione infetta (p. 7). Sicche', il primo  giudice reputava  non  accoglibile  "la domanda in  tema  di  responsabilita' aquiliana",  e  rigettava la pretesa attorea "essendo  prescritto  il relativo   diritto"  in  riferimento  al  termine   decennale   della prescrizione ordinaria, ex articolo 2946 cod. civ., siccome conferente al titolo di responsabilita' (contrattuale) dedotto in giudizio. Con   l'atto  di  appello  la    Ca. ,  tra  l'altro,   si   doleva (segnatamente,  pp. 11/18) che il Tribunale, pur prendendo  atto  che erano   state   proposte   entrambe  le   azioni   (contrattuale   ed extracontrattuale),  avesse  qualificato  la  domanda  soltanto   nei termini  di  responsabilita' contrattuale e  reputato  di  non  poter accogliere  quella  a titolo di responsabilita' aquiliana,  la'  dove essa  attrice  "aveva manifestato in termini univoci il proposito  di invocare il duplice titolo di responsabilita'". La  Corte  di appello di Caltanissetta, con la sentenza impugnata  in questa sede, statuiva unicamente sulla responsabilita' del "Ministero della  Salute (nella fattispecie dell'Assessorato alla Sanita'  della regione    Sicilia)",   assumendo   trattarsi   di    responsabilita' extracontrattuale, rispetto alla quale il diritto della   Ca.   era prescritto  per  essere maturato il relativo termine quinquennale  ex articolo 2947 cod. civ..

 

3.1.2.  -  In  forza  di  quanto evidenziato si  deve  ritenere  che, nonostante  l'utilizzo dell'avverbio "anche",  l'originario  atto  di citazione   gia'  gravitava  essenzialmente  intorno  al  titolo   di responsabilita' contrattuale, cui, del resto, e' pertinente anche  il precedente giurisprudenziale ivi richiamato. Cio'   risulta  vieppiu'  evidente  nell'atto  di  riassunzione   del giudizio,   che  ha  fissato  il  thema  decidendum  ed   esteso   il contraddittorio anche nei confronti di altri soggetti, con  ulteriore e  significativa conferma nella successiva e coerente linea difensiva assunta dalla stessa attrice. Le  allegazioni  in fatto convergono nel senso della  responsabilita' contrattuale,   del  resto  quella  effettivamente  sostenuta   dalla deduzione - che definisce l'impianto complessivo della causa  petendi -  della condotta inadempiente della struttura sanitaria nella  quale la    Ca.   era  stata sottoposta alla trasfusione  di  emoderivati infetti,  in linea con i principi della materia enunciati stabilmente da questa Corte, che ricondotto la fattispecie nell'alveo degli articoli 1218  e 1228 cod. civ., a seconda che la responsabilita' contrattuale della  struttura  anzidetta dipendesse o meno dal  comportamento  dei sanitari  in essa operanti (tra le tante, Cass., 3 febbraio 2012,  n. 1620). Non sposta un siffatto esito la circostanza che nella specie si verte in ipotesi di danni da emotrasfusioni infette, giacche' la richiamata giurisprudenza  di  questa  Corte sul  tema  che  si  riferisce  alla responsabilita'  extracontrattuale  e'  tale  in  quanto   viene   in considerazione la particolare posizione del Ministero della Salute  e non  quella  della struttura sanitaria che ha direttamente provveduto alla  trasfusione  di emoderivati infetti; ed e'  infatti  la  stessa   Ca. , come sopra messo in risalto, a peritarsi di evidenziare che la  fattispecie  dedotta in giudizio e' diversa  ed  e'  quella,  per l'appunto, della responsabilita' contrattuale. Ne  consegue che il giudice di appello, avendo fatto riferimento alla responsabilita'  del  Ministero  della  salute  "(nella   fattispecie dell'Assessorato alla Sanita' della regione Sicilia)" in  termini  di responsabilita'     extracontrattuale,    con    relativo     termine prescrizionale quinquennale ex articolo 2947 cod. civ., ha, al  contempo, erroneamente qualificato il titolo di responsabilita' (in rapporto  a quanto  effettivamente  dedotto  dall'attrice  con  l'azione  rivolta contro la struttura sanitaria) ed omesso di statuire sulla domanda di responsabilita' contrattuale proposta dalla stessa   Ca.

 4.  -  Con  il  terzo  mezzo e' prospettata, ai sensi  dell'articolo  360 c.p.c., comma 1, n. 3, la falsa applicazione degli articoli 2947 e  2946 cod.  civ.  "circa  l'individuazione del momento di decorrenza  della prescrizione nel danno trasfusionale". 4.  -  Con il quarto mezzo e' dedotto, ai sensi dell'articolo 360 c.p.c., comma  1,  n. 5, l'omesso esame di fatto decisivo e discusso  tra  le parti in relazione "al momento in cui la sig.ra   Ca.  ha acquisito "una conoscenza, ragionevolmente completa, circa i dati necessari per l'instaurazione del giudizio". 5.  -  Con  il  quinto  mezzo e' denunciata, ai sensi  dell'articolo  360 c.p.c., comma 1, n. 4, violazione del combinato disposto degli  articoli 2697,  2946  e  2947  cod.  civ. "quanto all'onere  della  prova  dei presupposti per la decorrenza della prescrizione".

 

5.1.  -  I  restanti tre motivi sono assorbiti dall'accoglimento  dei primi   due,  poiche'  essi  investono  il  capo  di  sentenza  sulla declaratoria  di  prescrizione del diritto  dell'attrice  in  ragione della  pretesa  erroneamente ritenuta fondata  sulla  responsabilita' extracontrattuale,  la'  dove il giudice del rinvio  dovra',  invece, pronunciarsi   su  tutti  i  profili  concernenti   la   domanda   di responsabilita' contrattuale della struttura sanitaria per i danni da trasfusione di emoderivati infetti.

 

6.  - Vanno, dunque, accolti i primi due motivi, con assorbimento dei restanti. La  sentenza impugnata deve, pertanto, essere cassata in relazione  e la  causa rinviata alla Corte di appello di Caltanissetta, in diversa composizione, che provvedera' ad una nuova delibazione sulla  domanda di  responsabilita' contrattuale proposta dalla   Ca.  ai fini  del risarcimento del danno da emotrasfusione infetta. Il  giudice  del  rinvio provvedera', altresi', alla regolamentazione delle spese del presente giudizio di legittimita'.

 

7.  - Ricorrendo i presupposti di cui al Decreto Legislativo n. 196 del 2003, articolo 52, comma 2, (codice in materia di protezione dei dati personali),  a tutela  dei  diritti e della dignita' delle persone coinvolte  ed  in ragione dell'oggetto della pronuncia deve essere disposta, in caso di riproduzione  della  presente  sentenza  in  qualsiasi   forma,   per finalita'  di informazione giuridica su riviste giuridiche,  supporti elettronici o mediante reti di comunicazione elettronica, l'omissione delle indicazioni delle generalita' e degli altri dati identificativi degli interessati riportati nella sentenza.

 

P.Q.M.

 

LA CORTE accoglie  i  primi  due  motivi del ricorso e  dichiara  assorbiti  i restanti motivi; cassa in relazione la sentenza impugnata e rinvia la causa alla Corte di  appello di Caltanissetta, in diversa composizione, anche  per  la regolamentazione delle spese del presente giudizio di legittimita'. Dispone  che,  in  caso  di  diffusione della  presente  sentenza  in qualsiasi  forma, per finalita' di informazione giuridica su  riviste giuridiche,  supporti  elettronici o mediante reti  di  comunicazione elettronica, sia omessa l'indicazione delle generalita' e degli altri dati identificativi degli interessati riportati nella sentenza.

 

Cosi'  deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione  Terza civile della Corte suprema di Cassazione, il 15 gennaio 2016.

 

Depositato in Cancelleria il 10 maggio 2016