Cassazione Civile, sez. VI, Ordinanza 04-02-2016, n. 2232

Responsabilità del Ministero della Salute per patologie da trasfusioni infette

La Cassazione si pronuncia sulla responsabilità del Ministero della Salute per le infezioni da emotrasfusioni contratte prima del 1978.

In caso di patologie conseguenti ad infezione da virus Hbv, Hiv e Hcv, contratte a seguito di emotrasfusioni o di somministrazione di emoderivati, è configurabile la responsabilità del Ministero della Salute per l’omissione dei controlli in materia di raccolta e distribuzione del sangue per uso terapeutico e sull’idoneità dello stesso ad essere oggetto di trasfusione, già consentiti dalle conoscenze mediche e dai dati scientifici del tempo e ciò anche prima dell’anno 1978, in cui il virus dell’epatite B fu definitivamente identificato in sede scientifica, con conseguente scoperta dei mezzi di prevenibilità delle relative infezioni.

Nel caso di specie la sentenza della Corte di Appello aveva confermato la decisione di primo grado con cui erano stati riconosciuti i danni iure proprio della moglie e del figlio a seguito del decesso del di loro congiunto, avvenuto in conseguenza dell'aggravamento dell'epatite C, contratta a seguito di due trasfusioni cui lo stesso era stato sottoposto.

Per consolidata giurisprudenza è, infatti, ormai pacifica la responsabilità del Ministero della Salute, sul quale ricade, non solo l'obbligo di dare direttive, ma anche di vigilare sulla predisposizione di idonei controlli.

Tuttavia è ora riconosciuta la responsabilità di detto Ministero anche per il periodo precedente al 1978, in cui il virus fu definitivamente identificato, poichè lo stesso era tenuto a controllare che i trattamenti fossero esenti dal virus con idonei accorgimenti dell'epoca.

 

FATTO E DIRITTO

 

1  -  Considerato  che  e'  stata depositata relazione  del  seguente contenuto: "La  Corte  di  appello di Venezia, con sentenza depositata  in  data 16/11/2012,  confermava  la  decisione  di  primo  grado  che   aveva riconosciuto il danno iure proprio patito da            Ma. Ar.   e             Ba. Al. ,  moglie  e figlio  di         Ba. Ma. ,  in conseguenza   del   decesso  di  quest'ultimo,   avvenuto   a   causa dell'aggravamento dell'epatite cronica C da cui era affetto, derivata da  infezione HCV contratta in conseguenza di due trasfusioni  subite in  data  (OMISSIS) ed aveva condannato il  Ministero  al pagamento  di  euro  280.000,00 in favore  della  moglie  e  di  euro 95.000,00  in  favore  del figlio. Riteneva  la  Corte  territoriale, richiamando  sul  punto  il  decisum del  Tribunale,  sussistente  la responsabilita' del Ministero sul quale ricadeva non  solo  l'obbligo di  dare  direttive ed organizzare controlli nell'impiego del  sangue umano  per  uso  terapeutico ma anche un  obbligo  di  vigilanza  che imponeva  la  predisposizione di idonei  controlli  per  la  verifica dell'osservanza delle direttive impartite. Rilevava  che  la  carenza dei  dati  relativi ad uno dei due donatori integrava una ipotesi  di mancata vigilanza. Avverso  tale sentenza, il Ministero propone ricorso affidato  ad  un motivo. Resistono con controricorso i congiunti di       Ba. Ma. . La  questione  posta dal ricorrente attiene al profilo relativo  alla responsabilita'  del Ministero per danni da emotrasfusioni,  avvenute nell'anno (OMISSIS). La  Corte  di  merito, riprendendo in genere la giurisprudenza  delle Sezioni Unite in materia (si veda Cass. Sez. Un. n. 581 del 2008)  e, soprattutto,  una  successiva decisione della  terza  sezione  civile (Cass. n. 17685 del 2011), sostiene che il comportamento omissivo dei controlli  da  parte dell'Amministrazione ridonda in responsabilita', anche per trattamenti del 1974, precedenti alla data (1978) in cui il virus   dell'epatite  B  fu  definitivamente  identificato  in   sede scientifica,  in  quanto  gia' prima di tale  evidenza  era  noto  il rischio collegato alla trasmissione dell'epatite ed il Ministero  era tenuto a controllare che i trattamenti fossero esenti da virus. Il  ragionamento della Corte territoriale appare conforme ai principi piu'  volte affermati da questa Corte (si vedano tra le piu'  recenti Cass. 28 febbraio 2014 n. 4785; Cass. 8 ottobre 2014, n. 21256; Cass. 12  dicembre 2014, n. 26152, Cass. 22 gennaio 2015, n. 1131; Cass. 11 febbraio 2015, nn. 7126, 7127, 7129; Cass. 2 aprile 2015, n. 6746). La  giurisprudenza di legittimita' - sulla scia delle  note  sentenze gemelle  di Cass. Sez. Un., 11 gennaio 2008, nn. 576 ss. -  e'  ormai univoca  nell'affermare che sussisteva a carico del  Ministero  della sanita'  (oggi  Ministero della salute), anche prima dell'entrata  in vigore della L. 4 maggio 1990, n. 107, un obbligo di controllo  e  di vigilanza in materia di raccolta e distribuzione di sangue umano  per uso  terapeutico; sicche' il giudice, accertata l'omissione  di  tali attivita'  con  riferimento  alle cognizioni  scientifiche  esistenti all'epoca  di  produzione del preparato, ed accertata l'esistenza  di una  patologia  da  virus  HIV, HBV o HCV in soggetto  emotrasfuso  o assuntore di emoderivati, puo' ritenere, in assenza di altri  fattori alternativi, che tale omissione sia stata causa dell'insorgenza della malattia e che, per converso, la condotta doverosa del Ministero,  se fosse stata tenuta, avrebbe impedito il verificarsi dell'evento  (per tutte:  Cass.  Sez.  Un.,  11 gennaio 2008,  n.  576).  Inoltre,  per l'unicita'  dell'evento lesivo - infezione da HBV, HIV, HCV  e  cioe' lesione   dell'integrita'  fisica  (essenzialmente  del  fegato)   in conseguenza   dell'assunzione   di   sangue   infetto   -    derivato dall'emotrasfusione (Cass. 29 agosto 2011, n. 17685; Cass. Sez.  Un., 11  gennaio  2008,  n.  576),  la  responsabilita'  puo'  agevolmente ricavarsi  nell'omissione,  da parte del  Ministero,  dei  controlli, consentiti  dalle  conoscenze mediche e  dei  piu'  datati  parametri scientifici del tempo, sull'idoneita' del sangue ad essere oggetto di trasfusione (tra le altre: Cass. 14 luglio 2011, n. 15453;  Cass.  30 agosto  2013, n. 19995), in epoca anche anteriore alla piu' risalente delle  scoperte dei mezzi di prevenibilita' delle relative infezioni, individuabile nel (OMISSIS). Il  suddetto  orientamento  consente di ritenere  ormai  superata  la pronuncia  di  questa Corte del 31 gennaio 2013, n. 2250,  richiamata dal  Ministero ricorrente, con la quale era stata esclusa,  senza  la necessita' di ulteriori accertamenti da parte del giudice del merito, la  ricorrenza di una "regolarita' causale" tra il mancato  controllo da parte del Ministero ed i contagi anteriori al 1978. Nella   presente   fattispecie,  la  Corte   territoriale,   con   un accertamento  in fatto che non puo' essere scalfito in  questa  sede, ha,  sulla  base  della  consulenza tecnica d'ufficio  posta  gia'  a fondamento  della decisione di primo grado, ritenuto  sussistente  il nesso  causale  tra  le  trasfusioni ricevute dal      Ba.   ed  il contagio   da  virus  HCV  stante  l'idoneita'  della  modalita'   di trasmissione, la compatibilita' dei tempi di sviluppo dell'epatite  e della   successiva  cirrosi  epatica,  l'assenza  di  cause   diverse dall'emotrasfusione  ed  ha  altresi'  accertato  che   la   condotta richiesta  alla  P.A.  preposta alla vigilanza  sulle  emotrasfusioni potesse  considerarsi  negligente,  in  relazione  anche  solo   alle conoscenze dell'epoca (si veda il passaggio della consulenza  tecnica d'ufficio,  posta a base tanto della decisione di primo grado  quanto di  quella  di appello, e ritualmente trascritto dai conttoricorrenti secondo  il  quale "all'epoca dei fatti, (OMISSIS), le  cautele  per  la selezione dei donanti e del sangue donato ai fini della riduzione dei rischi   di   trasmissione  virus  epatici  erano:  -  la   selezione epidemiologica  dei  donatori;  -  la  ricerca  dell'HBasAg;   -   la determinazione  delle ALT..."), per il fatto che  vi  era  stata  una totale carenza di dati relativi ad uno dei due donatori. In  conclusione, si propone il rigetto del ricorso, con ordinanza  ai sensi dell'articolo 375 c.p.c., n. 5".

 

2  -  Solo  i  controricorrenti  hanno depositato  memoria  ai  sensi dell'articolo  380 bis c.p.c. (adesiva alle conclusioni della  relazione) con allegata nota spese.

 

3  -  Questa  Corte  ritiene  che  le  osservazioni  in  fatto  e  le considerazioni e conclusioni in diritto svolte dal relatore siano del tutto condivisibili, siccome coerenti alla consolidata giurisprudenza di  legittimita'  in  materia  e che ricorra  con  ogni  evidenza  il presupposto  dell'articolo 375 c.p.c., n. 5, per la definizione  camerale del processo.

 

4 - In conclusione il ricorso va rigettato.

 

5 - La regolamentazione delle spese segue la soccombenza.

 

 6  -  Il  ricorso  e'  stato notificato in data successiva  a  quella (31/1/2013) di entrata in vigore della legge di stabilita'  del  2013 (L. 24 dicembre 2012, n. 228, articolo 1, comma 17), che ha integrato del Decreto del Presidente della Repubblica  30  maggio 2002, n. 115, articolo 13, aggiungendovi  il  comma  1 quater del seguente tenore: "Quando l'impugnazione, anche incidentale e'   respinta   integralmente   o  e'  dichiarata   inammissibile   o improcedibile,  la  parte che l'ha proposta e' tenuta  a  versare  un ulteriore  importo  a titolo di contributo unificato  pari  a  quello dovuto per la stessa impugnazione, principale o incidentale, a  norma articolo  1  bis. Il giudice da' atto nel provvedimento della sussistenza dei presupposti di cui al periodo precedente e l'obbligo di pagamento sorge  al momento del deposito dello stesso". Tuttavia, nel  caso  di specie, tale disposizione non puo' trovare applicazione, in quanto il ricorrente   e'  esente  per  legge  dal  versamento  del  contributo unificato.

 

P.Q.M.

 

La  Corte  rigetta  il ricorso; condanna il Ministero  ricorrente  al pagamento,  in favore dei controricorrenti, delle spese del  presente giudizio  di legittimita' che liquida in euro 100,00 per  esborsi  ed euro 10.260,00 per compensi professionali oltre accessori di legge  e rimborso forfetario in misura del 15%. In  caso  di diffusione del presente provvedimento, vanno  omesse  le generalita'  e gli altri dati identificativi, a norma del  Decreto Legislativo  n. 196 del 2003, articolo 52. Ai  sensi  del Decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002, articolo 13, comma 1  quater,  da' atto della non sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del   ricorrente  dell'ulteriore  importo  a  titolo  di   contributo unificato  pari a quello dovuto per il ricorso a norma  dello  stesso articolo 13, comma 1 bis.

Cosi' deciso in Roma, il 16 dicembre 2015.

 

Depositato in Cancelleria il 4 febbraio 2016