Amianto

Cos'è l'amianto (sinonimo asbesto)

L’amianto è anche detto asbesto. Con questi termini si indicano due gruppi di minerali: il serpentino (di cui fa parte il crisotilo, detto anche amianto bianco – gruppo dei fillosilicati), e gli anfiboli, i più cancerogeni (di cui fanno parte l’actinolite, l’amosite, la crocidolite, la tremolite o amianto grigio – verde – giallo e l’antofillite – gruppo degli inosilicati), e altri minerali di asbesto che non rientrano in questa classificazione. Per diventare amianto i minerali di partenza subiscono particolari processi idrotermali di bassa pressione e bassa temperatura. Tutti i tipi di asbesto hanno proprietà cancerogene e lesive per la salute. 

Asbesto e pericolo per la salute

L'asbesto è un materiale fibroso molto comune in natura. In caso di manipolazione o semplice usura dovuta anche agli agenti atmosferici, l'amianto si frantuma in minuscole fibre.  Una fibra di amianto è 1300 volte più sottile di un capello umano. Se respirate, le polveri contenenti fibre d'amianto causano gravi patologie (asbestosi, mesotelioma e tumore al polmone tra le principali, ma anche molte altre malattie da amianto). 

Non esiste una soglia di rischio al di sotto della quale la concentrazione di fibre di amianto nell'aria non sia pericolosa. Inoltre, le malattie da amianto sono dose-dipendenti, ovvero la probabilità di contrarre una di queste malattie è direttamente proporizionale all'entità dell'esposizione per intensità e durata. 


Consulenza legale gratuita

L'Avv. Ezio Bonanni è il presidente dell'Osservatorio Nazionale Amianto, associazione rappresentativa delle vittime dell'asbesto per la tutela dei diritti e della salute. In caso di esposizione ad amianto, grazie al team di avvocati online gratis è possibile ottenere una prima consulenza legale gratuita attraverso la pagina Consulenze legali gratuite o compilando il form sottostante.

 

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Utilizzo di asbesto o amianto

L’amianto anche detto asbesto è stato utilizzato fin dall’antichità per le sue caratteristiche ignifughe e fonoisolanti. In Italia, tra il 1959 e il 1975, c’è stato il boom dell’utilizzo di amianto. Fino al 1992, anno di entrata in vigore della Legge n. 257 di divieto di utilizzo, produzione ed estrazione dell’asbesto, in Italia è stato impiegato in più di 3.000 applicazioni, mentre in molti Stati l’amianto è utilizzato, estratto e commercializzato ancora fino a tutt’oggi, con danni gravissimi per le persone che ne restano esposte. Essere a conoscenza degli impieghi dell’amianto può facilitare la sua individuazione e ridurre i rischi per la salute. 

Asbesto nei settori produttivi

Edilizia

L’amianto è stato utilizzato in modo massiccio impastato con il calcestruzzo per alleggerire e rendere più resistenti le tegole, gli intonaci e gli stucchi, e con il cemento (Eternit o cemento amianto) sotto forma di lastre ondulate (spesso utilizzate nelle coperture degli edifici industriali, civili e prefabbricati) e di lastre piane (come nelle pareti divisorie), nella produzione di tubi di acquedotti dell’acqua potabile, fognature, serbatoi d’acqua e canne fumarie.

Industria 

L'asbesto è stato utilizzato nell’industria nella produzione di diversi manufatti e oggetti: come isolante termico nei processi ad alte temperature (industrie chimiche, siderurgiche, vetrarie, ceramiche, distillerie, zuccherifici, centrali termiche e termoelettriche) e a basse temperature (in impianti di frigorifero o di condizionamento) o come antifiamma nelle condotte per impianti elettrici. Nel campo tessile ne sono state ricavate corde, nastri e guaine utilizzati per coprire cavi elettrici, tubazioni, così come tessuti per tute protettive antifuoco, tute per l’industria siderurgica e tute per piloti da corsa. Nell’industria chimica e alimentare alcuni filtri venivano costruiti con carte d’amianto o polvere compressa e poi venivano utilizzati per la filtrazione del vino e delle bibite. L’amianto è stato utilizzato anche nella produzione di oggetti di uso comune che si possono trovare in casa: asciuga capelli, forni, stufe, tendaggi, teli da stiro, filtri per sigarette e persino in alcuni giocattoli, come la sabbia artificiale dei giochi per bambini, nelle solette da scarpe e in alcuni preparati farmaceutici.

Trasporti

Nel settore dei trasporti, è stato utilizzato nella coibentazione delle carrozze ferroviarie, di navi e autobus, oltre che come materiale d’attrito, impastato con resine sintetiche nella realizzazione dei ferodi dei freni e delle frizioni degli autoveicoli.

Il divieto di utilizzo dell'asbesto

Il Regno Unito, a seguito di studi sulla correlazione tra asbesto e tumori, nel 1930 introdusse le prime misure di cautela con l'utilizzo di condotti di ventilazione e canali di sfogo. Successivamente, nel 1943, la Germania riconobbe il cancro al polmone e il mesotelioma come malattie conseguenti all'inalazione di polveri di asbesto, e venne altresì istituito un risarcimento per i lavoratori colpiti da queste malattie. L'Islanda fu il primo stato a bandire l'amianto, nel 1983, e ad oggi sono 62 paesi ad aver seguito l'esempio: quelli dell’Unione Europea e Arabia Saudita, Argentina, Australia, Cile, Croazia, Gabon, Giappone, Honduras, Kuwait, Seicelle ed Uruguay.

In Italia, la produzione, la lavorazione e la vendita dell'amianto sono state vietate con la Legge 257/1992, che ha dettato anche specifiche cautele per i lavoratori esposti all'amianto, ma senza obbligo di bonifica. 

Produzione di asbesto in Italia

La produzione di asbesto (sinonimo amianto) ha superato i 2 milioni di tonnellate (2013 Minerals Yearbook, U.S. Department of the Interior, U.S. Geological Survey, R. L. Virta). Nel 2014,  la Russia ne ha estratto circa 1.100.000, la Cina oltre 400.000, il Brasile circa 284.000, il Kazakhstan 240.000, l’India 270.000, e tra gli utilizzatori la Russia (608.000), la Cina (507.000), l’India (379.000), il Brasile (154,000) ed il Kazakhstan (68.000) - per approfondimenti: ibasecretariat.org). 

In Italia, tra il 1946 e il 1992, ne sono state lavorate 3.748.550 tonnellate. Ad oggi, sono presenti più di 40.000.000 di tonnellate di materiali di asbesto in circa 1.000.000 di siti, tra cui più di 2400 scuole, 800 biblioteche e centri di studio, 250 ospedali, 300.000 km di tubature di acqua potabile. 

Dispositivi di protezione

I dispositivi di protezione individuale (DPI) sono fondamentali in caso di esposizione ad asbesto. Il loro utilizzo prevede l'informazione del personale sul rischio, l'addestramento all'uso, la verifica delle modalità di impiego e dello stato, con manutenzione periodica. In riferimento al rischio asbesto, vanno utilizzati:

  • tute di protezione con cappuccio e chiuse ai polsi e alle caviglie. Al contrario delle tute monouso, quelle in Tyvek o gore-tex possono essere riutilizzate, ma possono essere lavate solo in  lavanderie autorizzate al fine di non contaminare l'ambiente domestico;
  • copriscarpe o stivali di gomma o materiale lavabile, con un gambale abbastanza alto da essere coperto dai pantaloni della tuta;
  • guanti
  • protettori delle vie respiratorie, a maschera facciale o a semimaschera, isolanti o non isolanti, tra cui maschere con il grado di protezione FFP3;

Legislazione asbesto

All'art. 13 la Legge n. 257 del 1992 ha introdotto dei benefici rivolti ai lavoratori esposti alle fibre di asbesto, che consistono in una rivalutazione della prestazione contributiva del 50% ai fini pensionistici dei periodi lavorativi in esposizione all'amianto. Il beneficio è rivolto innanzitutto ai lavoratori di cave e miniere di amianto, o che abbiano contratto una malattia professionale asbesto-correlata e ai lavoratori che siano stati esposti per un periodo superiore ai 10 anni. Per approfondire:

L'assistenza legale in caso di esposizione professionale ad asbesto è necessaria in quanto difficilmente il lavoratore ha accesso ai documenti necessari all'accertamento INAIL, e spesso si deve ricorrere a un accertamento giudiziale.

La Legge n. 326 del 2003 ha inoltre sancito che la domanda all'INAIL per il rilascio del certificato di esposizoine ha un termine di decadenza di 180 giorni, che decorrono dall'entrata in vigore del decreto interministeriale del 27 ottobre 2004, scaduto il quale l'azione giudiziaria non era più proponibile. Per approfondire:

Bonifica amianto

La bonifica dell'amianto può avvenire attraverso la rimozione, eliminando materialmente la fonte di rischio; l'incapsulamento, impregnando l'asbesto con prodotti penetranti e ricoprenti, o con il confinamento, isolando l'asbesto rispetto all'ambiente.

Il procedimento più diffuso (ma anche con tempi di realizzazione lunghi e costi molto elevati) è la rimozione perché elimina ogni potenziale fonte di esposizione e quindi di rischio. Allo stesso tempo, però, la rimozione comporta un'elevata esposizione dei lavoratori e la produzione di contaminanti ambientali e alti quantitativi di rifiuti tossici e nocivi, che vanno smaltiti in determinati depositi. 

L'incapsulamento, attraverso l'utilizzo di prodotti penetranti o ricoprenti che inglobano le fibre di amianto, costituisce una pellicola di protezione sulla superficie esposta. I costi e i tempi di intervento sono minori e non vengono prodotti rifiuti tossici, con minore rischio è per i lavoratori addetti e per l'ambiente. L'incapsulamento rende però necessari controlli periodi e manutenzione. 

Con il confinamento vengono posizionate delle barriere per dividere le aree dove è presente l'asbesto, in concomitanza con un trattamento incapsulante. Il confinamento è la soluzione più indicata per materiali facilmente accessibili, soprattutto per quanto riguarda le aree circoscritte. I costi sono contenuti ed è sempre necessario un programma di controllo e manutenzione.

Per la bonifica amianto in Italia Italia è necessario rivolgersi ad aziende regolarmente iscritte all'Albo nazionale delle imprese che effettuano la gestione dei rifiuti (Corte di Cassazione, sentenza n. 11128/2015). La legge di stabilità 2016 ha previsto  la detraibilità del 65% delle spese di bonifica proprio al fine di incentivare la messa in sicurezza dal rischio amianto e rendere più sostenibili gli alti costi di smaltimento. 


Benefici contributivi amianto

L'ente preposto all'accertamento dei presupposti di legge per il riconoscimento di questi benefici previdenziali è l'INAIL. Fino al 2004, l'INAIL era incaricata di accertare i rischi legati all'amianto nei luoghi di lavoro della vittima tramite professionisti interni inquadrati nella CONTARP (Consulenza Tecnica Accertamento Rischi e Prevenzione). Sulla base dei risultati degli accertamenti veniva rilasciato un certificato di avvenuta esposizione all'amianto.

Con il decreto interministeriale del 27 ottobre 2004 (adottato ai sensi dell'art. 47 della legge n. 326 del 2003), questa procedura è cambiata ed è stato ridotto il coefficienti per la rivalutazione contributiva da 1,5 a 1,25. Il coefficiente 1,25 è utile solo ai fini della misura della pensione e non più anche per la maturazione del diritto. Per approfondire:

Prepensionamento amianto

L’articolo 1, comma 250, della Legge 232/2016, ha sancito il diritto all’immediato pensionamento per i lavoratori sprovvisti dei requisiti per il pensionamento al momento dell’insorgenza di mesotelioma, tumore polmonare o asbestosi di origine professionale, senza limite di grado invalidante (decreto del 18/07/2017).

La procedura di pensionamento immediato (pensione invalidità amianto) può essere adottata solo se, nonostante l’accredito dei benefici amianto con il coefficiente 1,5, non si matura il diritto a pensione.

La circolare congiunta INPS e INAIL (n. 7 del 2018) ha dettato le regole per poter accedere al prepensionamento / pensionamento amianto: il prossimo termine per le domande è quello del 31 marzo 2019.

Per approfondire: 

Malattie asbesto

L'INAIL è l’ente responsabile degli indennizzi amianto malattie. Le malattie amianto sono divise in 3 liste malattie professionali INAIL, che vanno riconosciute ed indennizzatie. Nella Lista I sono contemplate le malattie asbesto la cui origine lavorativa è di “elevata probabilità:

Per queste malattie, che si presumono di origine professionale, è sufficiente la prova della presenza dell‘asbesto amianto nell’ambiente lavorativo per ottenere il riconoscimento delle prestazioni previdenziali, senza dover superare alcune valore limite amianto (Cass., Sez. Lav., n. 23653/16), con liquidazione da parte di INAIL dell’indennizzo danno biologico e della rendita. 

Nella LISTA II sono comprese le malattie causate dall’amianto la cui origine lavorativa è di limitata probabilità, per le quali la vittima deve dimostrare il nesso causale per ottenere le prestazioni (rendita e/o indennizzo INAIL, se il grado di invalidità riconosciuto è inferiore al 16%). 

La lista III comprende solo il tumore all’esofago, la cui origine lavorativa è ritenuta possibile. 

Inoltre, l'esposizione ad asbesto provoca una più alta probabilità di contrarre cardiopatie, problemi cardiovascolari e cardiocircolatori, oltre a numerose altre patologie da amianto