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Amianto e asbesto: assistenza legale gratuita

L'Amianto, che viene chiamato anche col nome di asbesto ed eternit, rappresenta due gruppi di minerali fibrosi:

  • Il serpentino, tra cui il crisotilo (amianto crisotilo), detto comunemente "amianto bianco" (fillosilicati).
  • Gli anfiboli comprendenti l'actinolite, l'amosite, la crocidolite, la tremolite, detti amianto grigio - verde - giallo e l'antofillite (gruppo degli inosilicati).

L'Avv. Ezio Bonanniè il presidente dell'Osservatorio Nazionale Amiantocon il suo staff di avvocati online gratis, assiste tutti coloro che sono stati esposti e hanno subito danni e sono vittime dell'amianto e della fibra killer. 

 

Risarcimento dei danni per vittime dell'amianto

L'avv. Ezio Bonanni fa parte della Commissione Amianto del Ministero dell'Ambiente. In circa venti anni, lo studio legale dell'avv. Ezio Bonanni ha difeso migliaia di vittime dell'amianto.

 

In caso di danno biologico, con insorgenza di malattie asbesto correlate, le vittime dell'amianto possono essere tutelate tramite:

Anche in caso di assenza di malattia infatti, si può essere stati esposti all'amianto per decenni, e sussiste quindi il diritto al prepensionamento per effetto del riconoscimento da esposizione da amianto.  

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Ezio Bonanni: l'avvocato che si batte contro l'amianto

L'Avv. Ezio Bonanni, presidente dell'Osservatorio Nazionale Amianto, è ormai diventato un baluardo dell'associazione vittime dell'amianto (ONA).

 

Da quasi 30 anni, combatte e tutela tutte le vittime dell'amianto e i loro parenti, senza però mai tralasciare coloro che sono stati esposti ad altri cancerogeni altrettanto pericolosi. L'associazione Ona persegue la tutela della salute attraverso la  prevenzione primaria, secondaria e  terziaria:

  • Nella prevenzione primaria bisogna evitare tutte le esposizioni ad asbesto (amianto) e alle altre sostanze cancerogene. Solo così si possono impedire tutte le lesioni (infiammatorie e neoplastiche);
  • La prevenzione secondaria (diagnosi precoce con terapie tempestive e più efficaci)  permette le cure mediche più efficaci e  maggiori possibilità di guarigione;
  • In ultimo, la prevenzione terziaria (epidemiologia), rappresentata tramite tutela dei diritti delle vittime e dei loro famigliari, interdizione delle condotte dannose e pericolose e repressione dei crimini ambientali.

L'Avv. Ezio Bonanni, patrocinante in Cassazione e presso le Magistrature Superiori, ha ottenuto significativi risultati nella tutela dei diritti delle vittime, in chiave di messa in sicurezza di siti lavorativi ed edifici pubblici.

L'avvocato col suo staff, si occupa inoltre dell'informazione e della formazione, della diagnosi precoce, dell'impulso per la ricerca scientifica. E' stato nominato componente della Commissione Amianto del Ministero dell'Ambiente.

 

Il Ministro dell'Ambiente, Gen. Sergio Costa, ha deciso di affrontare il problema amianto, ed è per questo che l'Avv. Ezio Bonanni è componente della Commissione Amianto del Ministero dell'Ambiente.  L'Avv. Ezio Bonanni ha fatto richiesta che siano approvate misure per: credito di imposta per la bonifica dell'amianto, strumenti tecnico normativi per accesso a fondi strutturali europei, minore burocrazia, maggiori finanziamenti per la ricerca scientifica, medica e biomedica, e in particolare oncologica, per la cura delle malattie asbesto correlate. La costituzione di un Fondo Vittime Amianto per il risarcimento integrale dei danni delle vittime, sul modello di quello francese.

 

Pubblicazioni per la difesa delle vittime dell'amianto

L'Avv. Ezio Bonanni, oltre ad aver insegnato in diverse Università, è autore di pubblicazioni scientifiche, l'ultima delle quali in materia di oncologia medica e sulla indipendenza della ricerca scientifica (What can independent research for mesothelioma achieve to treat this orphano disease?). 

 

Grazie al team di avvocati online gratis è possibile ottenere una prima consulenza legale gratuita. Tutti i cittadini possono quindi chiedere l'intervento dell'Avv. Ezio Bonanni per qualsiasi problematica e per ottenere la tutela dei loro diritti (tutela vittime dell'amianto).

 

Il libro bianco: strage della fibra killer dell'amianto

L'Avv. Ezio Bonanni è il pioniere della difesa dei diritti delle vittime dell'amianto. Ne "Il libro Bianco delle morti di amianto in Italia"(presentato  nel corso del convegno "Come la ricerca può sconfiggere i tumori da amianto: le ultime scoperte scientifiche" - Roma, 19.06.2018), ha divulgato tutti i dati sulla condizione di rischio amianto in Italia: il numero dei siti contaminati (circa 1.000.000 di micrositi; 50.000 siti, di cui 3.400 scuole, poi ospedali, gli acquedotti, etc.).

 

La mappatura dell' amianto o dell'asbesto, per poter trovare il rischio sanitario che si può trasformare in malattie dell'amianto come:

Il libro bianco contiene il rapporto epidemiologico circa il numero dei decessi in Italia: più di 6.000 nel solo 2018, con un trend in aumento per il 2019. I dati dell'epidemia di amianto sono analizzati in modo analitico riferiti al mesotelioma, al tumore del polmone, all'asbestosi e alle altre patologie asbesto correlate, anche quelle che ancora non sono riconosciute come tali in modo unanime.

Nel libro bianco vi è la disamina delle norme (legge amianto): dalle prime misure di protezione, contenute nella L. 455/1943, fino alla messa al bando della fibra killer con la legge 257 del 1992 (Norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto) in Gazz. Uff. 13 aprile 1992, n. 87, S.O..

 

Il libro bianco riporta le condizioni di rischio distinte per i settori produttivi e per le diverse mansioni lavorative, e anche le condizioni di rischio per esposizione ambientale. Si fa riferimento specifico ai casi di mesotelioma per coloro che hanno vissuto nei pressi degli stabilimenti Eternit in Italia; piuttosto che presso le stazioni delle Ferrovie dello Stato. Gli strumenti e le tecniche di difesa dei cittadini, per ottenere gli indennizzi Inail, i risarcimenti (risarcimento danni eternit). Anche  coloro che sono stati semplicemente esposti alla fibra killer hanno subito dei danni, per cui hanno diritto al loro indennizzo e per le esposizioni professionali, se ultradecennali, i benefici contributivi, che spettano, sempre e comunque, a chi ha subito un danno biologico anche minimo.

 

>>  Consulta Il libro Bianco delle morti di amianto in Italia

 

L'Avv. Ezio Bonanni assiste anche i lavoratori del settore privato al fine di ottenere il riconoscimento delle malattie professionali asbesto correlate che sono quelle infermità insorte in seguito a prolungata esposizione a polveri di asbesto. Le vittime hanno diritto alla costituzione della rendita, per ottenere l'indennizzo INAIL, delle prestazioni del Fondo Vittime Amianto, e le maggiorazioni contributive per esposizione ad amianto, ai fini del prepensionamento e per l'aumento delle prestazioni pensionistiche già in godimento e il risarcimento dei danni.

 

Per approfondimento:

Nel convegno di presentazione de "Il libro bianco delle morti di amianto in Italia" è intervenuto anche il Prof. Marcello Migliore, impegnato nel tentativo di debellare l'epidemia delle patologie da asbesto ancora in essere in Italia e nel resto del pianeta.

 

>> Approfondisci: "Gli atti della conferenza: come la ricerca scientifica può sconfiggere i tumori da amianto"  (video)

 

Le fibre di Amianto e i danni che causano alla salute

Le fibre di amianto, se inalate e/o ingerite, causano fibrosi, asbestosi, placche pleuriche e ispessimenti pleurici, con complicazioni cardiovascolari e cardiocircolatorie.

Possono portare anche a neoplasie (mesotelioma, il tumore del polmone, alla laringe e all’ovaio, e allo stato attuale delle conoscenze anche i tumori del tratto digerente - faringe, stomaco e colon).

 

I tempi di latenza delle malattie asbesto correlate possono raggiungere anche i 50 anni. L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha censito, solo per causa di lavoro, 107.000 decessi ogni anno solo per mesoteliomi, tumori del polmone ed asbestosi (https://www.who.int/ipcs/assessment/public_health/asbestos/en/).

 

Il dato è parziale, perchè non tiene conto di altre patologie asbesto correlate e di quelle di natura ambientale. In più in molti stati mancano le rilevazioni epidemiologiche sui casi di patologie asbesto correlate. 

Si dovrà inoltre tener conto dell'incidenza futura dei casi di patologie dell'amianto, tenendo conto delle future esposizioni, e considerando i tempi di latenza e i ritardi della bonifica, purtroppo questa situazione si protrarrà ancora per molti decenni.

 

La migliore prevenzione dei danni dell'amianto

Le fibre di asbesto sono lunghe 5 µm, con rapporto lunghezza / larghezza di almeno 3:1. Questi minerali hanno la capacità di dividersi longitudinalmente, con la dispersione di fibre sempre più sottili e facilmente inalabili. Le fibre di amianto (asbesto), inalate e/o ingerite  provocano danni alla salute umana (sono moltissimi i danni alla salute da amianto).

 

Le fibre di amianto sono sempre dannose per la salute umana, indipendentemente dalla soglia. Anche con basse esposizioni di amianto sussiste il rischio di insorgenza del mesotelioma.

 

Solo per l'asbestosi polmonare è richiesta una elevata esposizione al minerale dell'asbesto. Il Consensus Report di Helsinki del 1997 (Consensus Report “Asbestos, asbestosis, and cancer: the Helsinki criteria for diagnosis and attribution , Scand J Work Environ Health, 1997;23:311-6) ha identificato una soglia minima di dose cumulativa pari a 25ff/cc/anno, per l'insorgenza dell'asbestosi polmonare.

 

Per le neoplasie, invece, non vi è alcuna soglia e soprattutto, il tutto confermato anche nella revisione dei c.d. criteri di Helsinki (Amianto, asbestosi e il cancro, i criteri di Helsinki per diagnosi e attribuzione, 2014: raccomandazioni di Wolff H, rapporteur, Vehmas T, rapporteur, Oksa - Helsinki 2014), tanto che si raccomanda di evitare le future esposizioni e quindi bonificare i siti contaminati (prevenzione primaria), per poter porre fine all'epidemia di patologie asbesto correlate. Per evitare patologie asbesto correlate è necessario bonificare e rimuovere la fibra killer, impedendone l'inalazione e l'ingestione, poichè tutte le esposizioni sono dannose per la salute: “At present, it is not possible to assess whether there is a level of exposure in humans below which an increased risk of cancer would not occur” (cfr. IARC Monographs On The Evaluation Of Carcinogenic Risks To Humans, Volume 14, Asbestos, Summary Of Data Reported And Evaluation, Asbestos, Last Updated: 26 March 1998).

 

E’ necessario sviluppare proseguire nella scientifica e nella sorveglianza sanitaria per le più efficaci e moderne terapie, con la diagnosi precoce, che le rendono ancora più efficaci. Tuttavia  lo strumento migliore  per tutelare la salute rispetto al rischio  della fibra killer, rimane pur sempre la prevenzione primaria e cioè evitare le esposizioni ad asbesto. 

 

I minerali di amianto e la loro classificazione

Gli inosilicati (dal greco ine, fibra) sono silicati in cui i tetraedri si uniscono per formare catene singole o doppie. Appartengono al gruppo degli inosilicati gli anfiboli (dal greco ''amphiboles'' che significa "ambiguo"), i più cancerogeni, che insieme ai serpentini costituiscono gli asbesti, comunemente noti come amianti. L'aspetto degli anfiboli varia in base alla cristallizzazione amianto, il colore va dal bianco della tremoliteal (o amianto grigio), al nero dell'orneblenda al verde dell'attinolite. Sono minerali idrati e cristallizzano solo in presenza di acqua (cristallizzazione dell'amianto).

 

fillosilicati (dal greco phyllon, foglia) sono silicati con struttura a strati a simmetria tetraedrica, con aspetto lamellare o scaglioso e sfaldature ben definite. Appartiene ai fillosilicati il gruppo di minerali del serpentino. I serpentini più comuni sono la lizardite, il crisotilo e l'antigorite.

 

Settori di utilizzo di amianto in Italia

L’amianto è stato utilizzato fin dall’antichità per le sue caratteristiche ignifughe e fonoisolanti. In Italia, tra il 1959 e il 1975, c’è stato il boom dell’utilizzo di asbesto e quindi di amianto. Fino al 1993, anno di entrata in vigore della Legge n. 257 del 1992 di divieto di utilizzo, produzione ed estrazione dell’asbesto, in Italia è stato utilizzato in più di 3.000 applicazioni, mentre in molti Stati è utilizzato, estratto e commercializzato ancora fino a tutt’oggi, con danni gravissimi per le persone che ne restano esposte. Essere a conoscenza degli impieghi dell’amianto può facilitare la sua individuazione e ridurre i rischi per la salute. 

 

L'amianto utilizzato in passato nell'Edilizia

L'asbesto è stato utilizzato in passato impastato con il calcestruzzo per alleggerire e rendere più resistenti le tegole, gli intonaci e gli stucchi, e con il cemento (Eternit o cemento amianto) sotto forma di lastre ondulate (spesso utilizzate nelle coperture degli edifici industriali, civili e prefabbricati) e di lastre piane (come nelle pareti divisorie), nella produzione di tubi di acquedotti dell’acqua potabile, fognature, serbatoi d’acqua e canne fumarie.

Industria e l'utilizzo di amianto nel tempo

L'asbesto è stato utilizzato nell’industria per la produzione di diversi manufatti e oggetti: come isolante termico nei processi ad alte temperature (industrie chimiche, siderurgiche, vetrarie, ceramiche, distillerie, zuccherifici, centrali termiche e termoelettriche) e a basse temperature (in impianti di frigorifero o di condizionamento) o come antifiamma nelle condotte per impianti elettrici.

 

Nel campo tessile ne sono state ricavate corde, nastri e guaine utilizzati per coprire cavi elettrici, tubazioni, così come tessuti per tute protettive antifuoco, tute per l’industria siderurgica e tute per piloti da corsa.

Nell’industria chimica e alimentare alcuni erano costruiti con carte d’asbesto o polvere compressa e poi venivano utilizzati per la filtrazione del vino e delle bibite. L’amianto è stato utilizzato anche nella produzione di oggetti di uso comune, anche in casa, asciuga capelli, forni, stufe, tendaggi, teli da stiro, filtri per sigarette e persino in alcuni giocattoli, come la sabbia artificiale dei giochi per bambini, nelle solette da scarpe e in alcuni preparati farmaceutici.

 

Amianto e Trasporti: un utilizzo molteplice

Nel settore dei trasporti, l'amianto è stato utilizzato nella coibentazione delle carrozze ferroviarie, di navi e autobus. Erano in amianto i materiali d’attrito, impastato con resine sintetiche nella realizzazione dei ferodi dei freni e delle frizioni degli autoveicoli.

 

Il divieto di utilizzo dell'asbesto in Italia

Il Regno Unito, a seguito di studi sulla correlazione tra asbesto e tumori, nel 1930 introdusse le prime misure di cautela con l'utilizzo di condotti di ventilazione e canali di sfogo. Successivamente, nel 1943, la Germania riconobbe il cancro al polmone e il mesotelioma come malattie conseguenti all'inalazione di polveri di asbesto, e venne altresì istituito un risarcimento per i lavoratori colpiti da queste malattie. L'Islanda fu il primo stato a bandire l'asbesto, nel 1983, e ad oggi sono 62 paesi ad aver seguito l'esempio: quelli dell’Unione Europea e Arabia Saudita, Argentina, Australia, Cile, Croazia, Gabon, Giappone, Honduras, Kuwait, Seicelle ed Uruguay.

 

In Italia, la produzione, la lavorazione e la vendita dell'asbesto sono state vietate con la Legge 257/1992, che ha dettato anche specifiche cautele per i lavoratori esposti all'asbesto, ma senza obbligo di bonifica.

La Produzione di amianto

La produzione di amianto ha superato i 2 milioni di tonnellate (2013 Minerals Yearbook, U.S. Department of the Interior, U.S. Geological Survey, R. L. Virta). Nel 2014,  la Russia ne ha estratto circa 1.100.000, la Cina oltre 400.000, il Brasile circa 284.000, il Kazakhstan 240.000, l’India 270.000, e tra gli utilizzatori la Russia (608.000), la Cina (507.000), l’India (379.000), il Brasile (154,000) ed il Kazakhstan (68.000) - per approfondimenti: ibasecretariat.org). 

 

In Italia, tra il 1946 e il 1992, ne sono state lavorate 3.748.550 tonnellate. Ad oggi, sono presenti più di 40.000.000 di tonnellate di materiali di asbesto in circa 1.000.000 di siti, tra cui più di 2400 scuole, 800 biblioteche e centri di studio, 250 ospedali, 300.000 km di tubature di acqua potabile. 

 

Dispositivi di protezione per l'esposizione ad asbesto

I dispositivi di protezione individuale (DPI) sono fondamentali in caso di esposizione ad asbesto. Il loro utilizzo prevede l'informazione del personale sul rischio, l'addestramento all'uso, la verifica delle modalità di impiego e dello stato, con manutenzione periodica. In riferimento al rischio asbesto, vanno utilizzati:

  • tute di protezione con cappuccio e chiuse ai polsi e alle caviglie. Al contrario delle tute monouso, quelle in Tyvek o gore-tex possono essere riutilizzate, ma possono essere lavate solo in  lavanderie autorizzate al fine di non contaminare l'ambiente domestico;
  • copriscarpe o stivali di gomma o materiale lavabile, con un gambale abbastanza alto da essere coperto dai pantaloni della tuta;
  • guanti
  • protettori delle vie respiratorie, a maschera facciale o a semimaschera, isolanti o non isolanti, tra cui maschere con il grado di protezione FFP3;

Come ottenere il prepensionamento amianto

All'art. 13 la Legge n. 257 del 1992 ha introdotto dei benefici rivolti ai lavoratori esposti alle fibre di asbesto (asbesto fibra), che consistono in una rivalutazione della prestazione contributiva del 50% ai fini pensionistici dei periodi lavorativi in esposizione all'asbesto. Il beneficio è rivolto innanzitutto ai lavoratori di cave e miniere di amianto, o che abbiano contratto una malattia professionale asbesto-correlata e ai lavoratori che siano stati esposti per un periodo superiore ai 10 anni. L'Avv. Ezio Bonanni ha dedicato una pagina alla legislazione e alla giurisprudenza legata ai minerali cancerogeni e ai Benefici contributivi dell'amianto.

 

L'assistenza legale in caso di esposizione professionale ad asbesto e amianto è necessaria in quanto difficilmente il lavoratore ha accesso ai documenti necessari all'accertamento INAIL, e spesso si deve ricorrere a un accertamento giudiziale. Lo studio legale dell'Avv. Ezio Bonanni ha una ventennale esperienza in questo campo. 

La Legge n. 326 del 2003 ha inoltre sancito che la domanda all'INAIL per il rilascio del certificato di esposizoine ha un termine di decadenza di 180 giorni, che decorrono dall'entrata in vigore del decreto interministeriale del 27 ottobre 2004, scaduto il quale l'azione giudiziaria non era più proponibile.

I metodi per la bonifica dell'amianto

La bonifica amianto consiste nella rimozione del minerale, oppure nell'incapsulamento, o nel confinamento dell'asbesto e amianto

Soltanto con la bonifica si evita l'esposizione ad asbesto (l'inalazione e l'ingestione di polveri e fibre di amianto), e dunque il danno alla salute umana (danni amianto salute umana), e dunque la c.d. prevenzione primaria.

 

Rimozione dell'amianto: il metodo più diffuso

Il procedimento di bonifica di amianto più diffuso (ma anche con tempi di realizzazione lunghi e costi molto elevati) è la rimozione dei materiali di asbesto. In questo modo, viene meno ogni potenziale fonte di esposizione ad asbesto e quindi al rischio per la salute. Il procedimento di bonifica dell'asbesto con la rimozione pone a rischio coloro che lavorano in queste attività, poiché i materiali si riducono allo stato pulverulento, e quindi vi è la produzione di contaminanti ambientali, che poi debbono essere smaltiti in appositi depositi. Per evitare la aerodispersione delle polveri e fibre di asbesto, sono necessarie specifiche procedure.

 

La procedura di rimozione amianto ha il vantaggio di evitare la necessità di controlli periodici sui materiali di amianto, ed è consigliata, in modo particolare, nel caso di elevata friabilità dei materiali, dovuta anche allo stato di logoramento dei materiali aggrappanti (cemento amianto). Per evitare che le fibre di amianto si stacchino dalla superficie del materiale rimosso, ovvero per preservarsi da quelle che sono già presenti, deve essere utilizzata la massima cautela. Sono necessarie le segnalazioni del cantiere e i lavoratori debbono essere con maschere e tute monouso, per evitare che il corpo entri in contatto con le fibre di amianto e soprattutto che le stesse possano penetrare negli alveoli polmonari e negli altri organi dell'apparato respiratorio. Deve essere utilizzato un liquido aggrappante delle fibre, per permettere poi la rimozione in sicurezza dei materiali, in particolare delle coperture in cemento amianto. Sono evitate le pratiche che comportano la rottura e/o la frantumazione dei materiali di asbesto, per evitare l'aerodispersione dell'asbesto fibra. Successivamente, i materiali di amianto debbono essere stoccati in modo da evitare il rischio di aerodispersione di polveri e fibre di amianto, utilizzando contenitori in cemento oppure teli di plastica. 

 

Incapsulamento amianto come forma di sicurezza

L'incapsulamento, come forma di messa in sicurezza dei materiali di asbesto, si realizza con prodotti penetranti o ricoprenti che inglobano le fibre di asbesto, tanto da costituire una pellicola di protezione sulla superficie esposta. I costi e i tempi di intervento sono minori e non c'è la produzione di rifiuti di amianto, e la necessità di stoccarli nella discarica. Questa procedura di messa in sicurezza dei materiali di asbesto, rende però necessari controlli periodici e manutenzione.

Confinamento amianto e messa in sicurezza

Il confinamento costituisce la tecnica di messa in sicurezza dei materiali di asbesto con l'utilizzo di barriere che dividono le aree con la presenza di materiali di amianto, rispetto alle altre. Si realizza in concomitanza con il trattamento di incapsulamento.

Il confinamento è la soluzione più indicata per materiali facilmente accessibili, soprattutto per quanto riguarda le aree circoscritte. I costi sono contenuti ed è sempre necessario un programma di controllo e manutenzione.

 

Per la bonifica amianto in Italia Italia è necessario rivolgersi ad aziende regolarmente iscritte all'Albo nazionale delle imprese che effettuano la gestione dei rifiuti (Corte di Cassazione, sentenza n. 11128/2015). La legge di stabilità 2016 ha previsto  la detraibilità del 65% delle spese di bonifica proprio al fine di incentivare la messa in sicurezza e rendere più sostenibili gli alti costi di smaltimento. 

 

L'Avv. Ezio Bonanni, anche nel corso di numerose conferenze e incontri di studio in Italia e all'estero, ha sempre ribadito che soltanto con la bonifica  può essere realizzata la infettiva protezione e la prevenzione  efficace delle malattie asbesto correlate.

 

Amianto: risarcimento dei danni ai lavoratori

La direttiva n. 477/83/CEE hai imposto agli Stati membri  le prime misure di tutela dei lavoratori esposti ad asbesto ed è stata poi sostituita con la Direttiva n. 148/2009/CE, fino al divieto di utilizzo di asbesto per tutti gli stati europei. La legislazione comunitaria  ha preso atto delle evidenze scientifiche  della cancerogenicità delle polveri di amianto, a prescindere dai livelli espositivi  e senza che ci sia una soglia al di sotto della quale il rischio si annulli.

 

In italia, già prima  che fosse introdotto il divieto di estrazione e lavorazione (L. 257/92, art. 1), erano in vigore una serie di norme cautelari che avevano la finalità di tutelare i lavoratori rispetto a rischio amianto. Misure di prevenzione tecnica e di protezione individuale erano finalizzate ad evitare  o quantomeno ad abbattere notevolmente il livello di esposizione ad asbesto per evitare l'insorgenza delle malattie. Sulla base del divieto di esposizione,  in caso di danni biologici per malattia professionale  amianto correlata e in caso di decesso,  il datore di lavoro e tutti i titolari delle posizioni di garanzia sono gravati dell'obbligo dell'integrale risarcimento di tutti i danni, sia quelli patrimoniali sia quelli non patrimoniali, sia quelli della vittima diretta, sia quelli dei loro congiunti, con quantificazione equitativa. l divieto di esporre i lavoratori alle fibre di asbesto, si fondava  sulla risalente conoscenza della capacità lesiva delle fibre di amianto, a prescindere dai limiti di soglia (tra le tante Cassazione, IV Sezione Penale, sentenza n. 4915 del 2012), nel rispetto dei precetti costituzionali. La Costituzione Italiana tutela la salute e l'incolumità psico-fisica dei cittadini e ragione i lavoratori (art. 32 Cost. e art. 2087 c.c.).

 

In caso di insorgenza di malattia professionale, ovvero di danni alla salute, il datore di lavoro deve risarcire tutti i danni, sia quelli patrimoniali, sia quelli non patrimoniali (biologici, morali ed esistenziali). L'obbligo di risarcimento dei danni amianto sussiste anche nel caso in cui si ritenesse sussistente una esposizione non elevata alla fibra killer, tanto più se suscettibile di ulteriore riduzione (Cass., Sez. lav., sentenza n. 4721/1998; Cass., IV Sez. pen., sentenza n. 5117/2007).

 

Indennizzo Inail per malattie asbesto correlate

Tutti i danni asbesto, per malattie professionali riconosciute, ebbono essere risarciti, alla vittima diretta, ovvero ai loro familiari in caso di decesso. Nel caso in cui l'infermità sia riconosciuta malattia professionale, sussiste Prima di tutto il diritto all'indennizzo INAIL, e nel caso di rapporto di lavoro pubblico non privatizzato, in caso di rapporto pubblico non ancora privatizzato (militari etc.), l'equo indennizzo, e le prestazioni di Vittima del dovere, ai sensi dell'articolo 1, Commi 563 e 564 della legge 266 del 2005, oltre alla pensione privilegiata. 

 

Liste Inail per malattie professionali da amianto

Con riferimento alle diverse patologie asbesto correlate, il sistema tabellare si articola su tre liste, rispetto alle quali le malattie comprese nella lista I comportano l'immediato riconoscimento e l'indennizzo in forza del principio della presunzione legale di origine.

 

L'INAIL è l’ente deputato a indennizzare i lavoratori vittime di malattie professionali tra le quali quelle da asbesto (indennizzi amianto malattia).   Le malattie amianto sono divise in 3 liste malattie professionali INAIL, che vanno riconosciute ed indennizzate.

Nella Lista I delle malattie asbesto la cui origine lavorativa è di “elevata probabilità":

Queste malattie amianto, qualificate malattie professionali asbesto correlate,  sono assistite dalla c.d. presunzione legale di origine. Il lavoratore vittima di una di queste malattie, ovvero la vedova o i figli minorenni o studenti che hanno diritto alla rendita di reversibilità, per poterne ottenere l'indennizzo, debbono semplicemente dimostrare la presenza di asbesto nell'ambiente lavorativo. Infatti, per ottenere il riconoscimento dell'asbestosi, delle placche pleuriche, degli ispessimenti pleurici, del mesotelioma della pleura, del pericardio, del peritoneo, della tunica vaginale del testicolo, del polmone, della laringe e delle ovaie, poichè sono inserite nella tabella INAIL nella lista I, è sufficiente la presenza dell'amianto nell'ambiente lavorativo, senza dover dimostrare l'esposizione diretta, nè un particolare livello di esposizione (Cass., Sez. Lav., n. 23653/16): l'INAIL, in questo caso, deve indennizzare la patologia, con una rendita nei casi di lesione pari o superiore al 16%, oppure indennizzare il danno biologico nel caso di infermità dal 6 al 15% (indennizzo INAIL danno biologico e danno patrimoniale per diminuite capacità di lavoro).

 

Nella LISTA II sono comprese le malattie causate dall’asbesto la cui origine lavorativa è di limitata probabilità. In questo caso, la vittima asbesto deve dimostrare l'origine professionale della malattia amianto (tumore alla faringe, tumore dello stomaco e tumore del colon retto). La prova del nesso causale è resa più agevole dal fatto che la letteratura scientifica da tempo riconduce queste malattie all'esposizione a polveri e fibre di asbesto. Anche in questo caso la rendita mensile è riconosciuta quando si raggiunge il 16%, ed in proporzione al grado invalidante e all'entità della retribuzione, mentre nei casi di lesione inferiore al 16% e a partire dal 6%, il lavoratore ha diritto al solo indennizzo del danno biologico. Per approfondimenti: 

La lista III comprende solo il tumore all’esofago, la cui origine lavorativa è ritenuta possibile. 

Inoltre, l'esposizione ad asbesto provoca una più alta probabilità di contrarre cardiopatie, problemi cardiovascolari e cardiocircolatori, oltre a numerose altre patologie da amianto

 

I danni risarcibili per le vittime dell'amianto

Le vittime di danni riconducibili all'asbesto hanno diritto al risarcimento dei danni patrimoniali e non (biologici, morali ed esistenziali - Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, sentenza n. 24217/2017). In caso di decesso, i famigliari delle vittime hanno diritto ai risarcimenti (danni indiretti, subiti in qualità di eredi della vittima, e danni diretti, subiti personalmente). Anche i danni subiti per la sola esposizione ad asbesto debbono essere danni risarcibili, perchè provocano sempre e comunque un pregiudizio, se non altro di natura morale.

 

Gli indennizzi INAIL, il vitalizio inail (inail pensioni pensioni inail), le prestazioni del FVA e i benefici contributivi per esposizione ad amianto, ex art. 13, comma 7, L. 257/92, sono indennizzi (indennizzi inail e indennizzi previdenziali INPS) e non costituiscono risarcimento del danno. Per questo motivo e per via della complessità di questi aspetti è necessaria l'assistenza legale, per ottenere la più ampia tutela dei diritti delle parti assistite. Il lavoratore può chiedere il risarcimento dei danni subiti con un ricorso al Tribunale civile, in funzione di Magistratura del Lavoro, con il patrocinio e l'assistenza legale.

I diritti delle vittime possono essere esercitati con la costituzione di parte civile nel procedimento penale, nel quale possono essere citati i datori di lavoro quali responsabili civili.

 

L'azione di risarcimento danni amianto eredi defunto, sia per i danni iure hereditario (somme maturate dal lavoratore defunto), sia per i danni iure proprio (pregiudizi subiti direttamente dai famigliari della vittima, sia nel corso della malattia che nel periodo successivo al decesso, anche per la perdita del rapporto parentale, oggetto di tutela nelle norme di cui agli artt. 29, 30 e 31 della Costituzione) può essere promossa anche in sede civile (Giudice del lavoro per i dipendenti del settore privato), in un unico giudizio (Cass. Sez. Lav. 18503/2016). In alcuni casi, il Giudice del Lavoro dispone la separazione dei giudizi e l'azione di risarcimento dei danni iure proprio, cioè quelli subiti direttamente dai famigliari, deve essere proseguita innanzi al Giudice Civile.

Per il pubblico impiego non privatizzato, in particolare per i militari, la giurisdizione è del Tribunale Amministrativo Regionale (TAR). Per i danni dei famigliari, e di coloro che avevano con la vittima un significativo rapporto, la giurisdizione è del Giudice ordinario (Giudice civile).

 

Militari vittime dell'amianto e vittime del dovere

L'Avvocato Ezio Bonanni tutela le vittime del lavoro e le vittime del dovere, con riferimento ai danni amianto, e altri cancerogeni, ovvero derivanti dall'attività in favore dell'amministrazione, per infermità contratte a causa dell'attività di servizio.

 

Ha tutelato e tutela anche le c.d. vittime del dovere che sono coloro che hanno contratto infermità per esposizione ad asbesto nello svolgimento di missioni e delle attività proprie di cui all'art. 1, comma 563, L. 266/2005, ovvero coloro che hanno contratto infermità svolgendo un servizio per l'amministrazioni in particolari condizioni ambientali, eccedenti l'ordinarietà, ai sensi dell'art. 1, lettera c) del d.p.r. 243/2006, in forza dell'art. 1, comma 564 della L. 266/2005, per ottenere le prestazioni dovute.

 

L'esposizione a polveri e fibre di amianto integra a tutti gli effetti il presupposto per ottenere, in caso di riconoscimento di causa di servizio, anche quello di vittima del dovere. Le categorie più a rischio sono quelle di coloro che hanno prestato servizio quali civili o militari nelle Forze Armate (Marina Militare, Esercito, Aeronautica e Carabinieri) e nel Comparto di Pubblica Sicurezza (Polizia, Polizia Penitenziaria, Vigili del Fuoco). Nello svolgimento del loro servizio, si sono verificate esposizioni a diversi cancerogeni, ed in particolare alle fibre di asbesto. Ne sono rimasti colpiti, in modo particolare, coloro che hanno svolto servizio in imbarco nelle unità navali della Marina Militare Italiana.

 

L'Avv. Ezio Bonanni ha dimostrato che per queste categorie, vi è stata un'elevata esposizione a polveri e fibre di asbesto, e anche per effetto della norma di cui all'art. 20, della L. 183/2010, questi militari, come tutti coloro che hanno contratto infermità, sia in servizio nella Marina Militare, che nelle altre Forze Armate, che in qualsiasi altro settore, ed hanno per ciò stesso contratto patologie asbesto correlate e altre infermità, hanno diritto al riconoscimento delle prestazioni previdenziali, tra le quali speciale elargizionespeciale assegno vitalizioassegno vitalizio, e tutti gli altri diritti, cui si aggiunge il risarcimento dei danni.  Anche i familiari di coloro che sono deceduti hanno diritto a queste prestazioni oltre che, evidentemente, a queste prestazioni previdenziali e al risarcimento dei danni, anche iure proprio.

 

Benefici contributivi da amianto nel 2020

L'ente preposto all'accertamento dei presupposti di legge per il riconoscimento di questi benefici previdenziali è l'INAIL. Fino al 2004, l'INAIL era incaricata di accertare i rischi legati all'asbesto nei luoghi di lavoro della vittima tramite professionisti interni inquadrati nella CONTARP (Consulenza Tecnica Accertamento Rischi e Prevenzione). Sulla base dei risultati degli accertamenti veniva rilasciato un certificato di avvenuta esposizione all'amianto.

 

Con il decreto interministeriale del 27 ottobre 2004 (adottato ai sensi dell'art. 47 della legge n. 326 del 2003), questa procedura è cambiata ed è stato ridotto il coefficienti per la rivalutazione contributiva da 1,5 a 1,25. Il coefficiente 1,25 è utile solo ai fini della misura della pensione e non più anche per la maturazione del diritto per i benefici contributivi da amianto.

Pensione inabilità vittime amianto

L’articolo 1, comma 250, della Legge 232/2016, ha sancito il diritto all’immediato pensionamento per i lavoratori sprovvisti dei requisiti per il pensionamento al momento dell’insorgenza di mesotelioma, tumore polmonare o asbestosi di origine professionale, senza limite di grado invalidante (decreto del 18/07/2017). Successivamente, tale disposizione normativa è stata estesa a tutti i casi di riconoscimento di patologia asbesto-correlata.

 

La procedura di pensionamento immediato (pensione invalidità amianto) può essere adottata solo se, nonostante l’accredito dei benefici amianto con il coefficiente 1,5, non si matura il diritto a pensione.

 

La circolare congiunta INPS e INAIL (n. 7 del 2018) ha dettato le regole per poter accedere al prepensionamento / pensionamento amianto: il prossimo termine per le domande è quello del 31 marzo 2021.