Risarcimento errore medico

L’Avv. Ezio Bonanni ti assiste in caso di errore medico per farti ottenere il risarcimento dei danni.

Sono ormai 25 anni che l'Avv. Ezio Bonanni assiste pazienti vittime di malasanità e ha sempre ottenuto la loro piena soddisfazione. Contatta il suo studio legale di Roma o di Latina e otterrai una consulenza legale gratuita per il risarcimento dei danni da errore medico.

Tutela i tuoi diritti. Tutti i cittadini che hanno subito un danno alla salute per errore medico hanno diritto a ottenere il risarcimento danni errore medico.

Tutte le vittime di errore medico possono rivolgersi allo studio legale e chiedere il risarcimento. Se hai subito dei danni alla salute, rivolgiti all' Avv. Ezio Bonanni, e al suo studio legale.


Avv. Ezio Bonanni: consulenza legale su danni da amianto

L' Avv. Ezio Bonanni ed il suo studio legale si rendono disponibili per chiarimenti, pareri e approfondimenti ed assistere legalmente tutti coloro che ne faranno richiesta.

Per ottenere una consulenza gratuita e assistenza legale, si può contattare l'Avv. Ezio Bonanni telefonando al numero: 800034294 , oppure al numero: 335 83 04 686, oppure compilare il seguente modulo.

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Errore medico: risarcimento dei danni

Il medico e le strutture sanitarie hanno l'obbligo di curare il paziente, per fargli ottenere il risultato sperato, e cioè la guarigione o quantomeno un miglioramento del suo stato di salute, con un comportamento professionalmente adeguato alla delicatezza del bene materiale e giuridico - la salute - che costituisce il bene più prezioso. La nuova responsabilità medico sanitaria: le norme sono state recentemente modificate con la Legge n. 24/2017.

Avvocato Ezio Bonanni

Il Giornale della Malasanità

La salute è il bene più prezioso per l'essere umano. I danni subiti per errore medico debbono essere risarciti.

L'Osservatorio Nazionale Amianto tutela le vittime di malasanità ed esposte ad amianto, anche in caso di omessa sorveglianza sanitaria. 

Notiziario della malasanità

ONA Malasanità

Amianto e malasanità / errore medico

L'Avv. Ezio Bonanni ha denunciato molti casi di errore medico e di ritardi diagnostici, anche per coloro che sono vittime dell'amianto in seguito all'esposizione alla fibra killer.

Leggi di più sui danni da amianto...

Le malattie asbesto correlate (mesotelioma, tumori del polmone, laringe, faringe, colon e altri organi;  e anche l'asbestosi) si manifestano dopo alcuni decessi. In particolare il mesotelioma, che tuttavia oggi può essere curato e guarito anche grazie all'Osservatorio Nazionale Amianto.

L'Avv. Ezio Bonanni ha denunciato casi di ritardo nelle diagnosi di malattie amianto correlate e di cure tardive e terapie inutili e dannose.

Per saperne di più sulla malasanità, consulta ONA Malasanità.

 

I principi generali sulla responsabilità medica

In tema di obbligazione medica, vige l'obbligo della diligenza, prudenza e perizia, secondo i parametri di cui all'art. 1176 II comma c.c., al fine di perseguire il miglior risultato per il paziente. L'obbligazione del medico è però di mezzi e di risultato.

Risarcimento per errore medico

L'errore medico dà diritto al risarcimento di tutti i danni, sia quello biologico (lesione all'integrità psicofisica), sia morale (sofferenza fisica e interiore), sia esistenziale (per il peggioramento qualità della vita) e patrimoniale. studio legale studio legale studio legale studio legale studio legale studio legale

In caso di errore medico, il paziente danneggiato ha diritto al risarcimento danni errore medico. La materia è regolata dalla Legge 24/2017 (c.d. Legge Gelli), per  responsabilità contrattuale (artt. 1218, 1223 e 1453 c.c.) ed extracontrattuale (artt. 2043 e 2059 c.c.). studio legale 

La Legge Gelli: i cambiamenti.

Con la Legge n. 24/2017, avente ad oggetto “Nuove norme in materia di responsabilità medica”, è stata riordinata la materia della responsabilità medica anche in tema di responsabilità penale. 

In caso di colpa lieve, ove siano rispettate le linee guida e le buone pratiche clinico-assistenziali, non è configurabile la responsabilità penale.

Viene introdotto un c.d. "doppio binario" per la responsabilità civile (contrattuale della struttura sanitaria ed extracontrattuale del medico) con l'obbligo del preventivo tentativo di conciliazione obbligatoria per le controversie riguardanti i casi di responsabilità medica, con: 

  • l'obbligo di assicurazione per la responsabilità civile;
  • azione diretta del danneggiato;
  • istituzione di un fondo di garanzia ad hoc, nei casi di eccesso rispetto al massimale, ovvero in caso di insolvenza;

Il Fondo di garanzia

In questo modo viene istituita una garanzia per i danni derivanti da responsabilità sanitaria, in tutela dei pazienti e del loro diritto al risarcimento dei danni, anche nel caso in cui ci sia un maggior importo rispetto al limite del massimale assicurativo, ovvero nel caso in cui la struttura sanitaria e il medico erano assicurati presso un'impresa in stato di insolvenza o di liquidazione coatta amministrativa o, peggio ancora, non siano assicurati. Il Fondo sarà alimentato attraverso il versamento, da parte delle imprese assicuratrici, di un contributo annuale. risarcimento danni risarcimento danni risarcimento danni risarcimento danni 

Il regolamento di avvio studio legale studio legale studio legale studio legale studio legale 

Sarà necessario il regolamento di avvio che il Ministero della salute è chiamato ad adottare con decreto entro centoventi giorni dall'entrata in vigore della Legge Gelli, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico e con il Ministro dell'economia e delle finanze, sentite la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano e le rappresentanze delle imprese di assicurazione.

In questo modo, sarà definita la misura del contributo che le imprese autorizzate all'esercizio delle assicurazioni dovranno versare, sia le modalità di tale versamento, sia i principi che dovranno ispirare la convenzione tra il Ministero della salute e la CONSAP Spa, sia infine le modalità di intervento, il funzionamento e il regresso del Fondo di garanzia nei confronti del responsabile del sinistro.

Le tutele dei pazienti dopo l'introduzione delle nuove norme di cui alla c.d. Legge Gelli

Con la Legge Gelli sono state introdotte maggiori tutele per i pazienti vittime di malasanità con il c.d. doppio binario. sSi tratta di un’integrale riforma della responsabilità professionale in ambito sanitario, sia penale che civile, sia per il personale medico e paramedico che per le strutture sanitarie. È una misura richiesta essenzialmente dai medici per evitare il rischio di condanne penali, in seguito a complicanze avvenute in sala operatoria. Salvo un alleggerimento dei principi della responsabilità penale che si potrà configurare solo in caso di inescusabile negligenza, imprudenza e imperizia, con gravi danni al paziente. Infatti, costoro invocheranno la colpa lieve, ovvero di essersi attenuti ai protocolli medici, e chiederanno di essere assolti.

Il garante del diritto alla salute e il centro di gestione del rischio sanitario della sicurezza del paziente.

La prima novità riguarda la nascita del Garante per il diritto alla salute, una figura a cui i cittadini potranno rivolgersi per segnalare casi di malasanità. Ciò è importante per avere un quadro della situazione. Inoltre, per ogni regione verrà istituito il Centro per la gestione del rischio sanitario e della sicurezza del paziente. In questo modo verranno raccolti i dati sui rischi ed eventi negativi non solo sulle cause ma anche sulla frequenza e sui costi del contenzioso. studio legale studio legale studio legale

Questi dati poi saranno inviati all’Osservatorio nazionale delle buone pratiche sulla sicurezza nella sanità, organo che avrà il monitoraggio costante delle pratiche e degli eventuali errori nel SSN.

Quando si potrà ancora configurare la responsabilità penale del medico?

Intanto la nuova legge prevede che il medico che per imperizia provoca un danno a un paziente non è punibile penalmente nel caso in cui abbia rispettato le linee guida o le buone pratiche assistenziali. Quindi l’errore del medico causato dalla sua mancanza di abilità o di preparazione specifica verrà punito penalmente solo in caso di colpa grave. 

L’articolo 6 della Legge Gelli stabilisce che la “responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario” specifica questo aspetto: “È esclusa la colpa grave quando, salve le rilevanti specificità del caso concreto, sono rispettate le buone pratiche clinico-assistenziali e le raccomandazioni previste dalle linee guida come definite e pubblicate ai sensi di legge”. Con questa norma ci sarà un alleggerimento della responsabilità professionale dei medici, anche se rimane il principio di responsabilità contrattuale della struttura sanitaria ai fini del risarcimento del danno. Permane la responsabilità penale solo in caso di colpa grave. Sarà sufficiente dimostrare di aver rispettato le linee guida per evitare la condanna penale del medico. 

La responsabilità civile del medico diventa extracontrattuale.

La nuova legge cambia anche la responsabilità del medico, che diviene extracontrattuale e quindi il paziente avrà l’onere della prova di dover dimostrare il danno e soprattutto la colpa, mentre invece, in precedenza, a fronte della natura contrattuale della responsabilità, era il medico a dover dimostrare di aver adempiuto in modo esatto a tutte le sue obbligazioni. Una modifica che non è di poco contoPer la struttura ospedaliera, invece, la responsabilità civile resta di tipo contrattuale: permane l'obbligo della struttura sanitaria di dimostrare l'esatto adempimento.

Se nel primo caso, in relazione all’azione di responsabilità extracontrattuale a carico del sanitario, l’onere della prova è a carico del paziente, nel secondo caso, e cioè nei confronti della struttura sanitaria, c’è un onere probatorio pregnante a carico dell’ospedale o della Asl.

In questo modo il paziente che vuole ottenere un risarcimento è incentivato a rifarsi prima sul soggetto economicamente più solido, ovvero la struttura pubblica.

Per il medico privato, invece, la responsabilità resta di tipo contrattuale, e non potrebbe essere altrimenti visto che questo instaura con il paziente un tipo di contratto differente.

Il termine per la prescrizione di 10 anni per i profili di responsabilità contrattuale (quindi nei confronti della struttura sanitaria, della ASL, ovvero del medico con cui è stato stipulato un vero e proprio contratto) inizia a decorrere dal momento in cui il paziente è venuto a conoscenza della riferibilità del danno subito al comportamento colposo del medico, secondo i principi già tracciati dalla giurisprudenza. Il risarcimento del paziente verrà stabilito in base alle tabelle sul danno biologico del Tribunale di Milano, anche se potrebbe essere applicate le nuove tabelle di cui al DDL Concorrenza, che però introducono delle novità abbattendo l’entità del risarcimentorisarcimento danni risarcimento danni risarcimento danni r

Ci sono anche delle ulteriori novità. In particolare, viene rafforzato l’obbligo del tentativo di conciliazione al quale debbono essere chiamate a partecipare entrambe le parti, unitamente alle compagnie di assicurazioni, oppure dovrà essere istituito un accertamento tecnico preventivo.

Un’altra novità riguarda l’obbligo di provare una conciliazione stragiudiziale prima di andare in tribunale. In questo modo i tempi per l’ottenimento del risarcimento sarebbero più rapidi, mentre tutte le strutture sanitarie hanno l’obbligo di assicurarsi.

Nel caso di mancato raggiungimento della conciliazione stragiudiziale, si potrà procedere in sede giudiziaria, citando il sanitario, la casa di cura e la compagnia assicurativa. In precedenza, invece, dopo la citazione medico e della casa di cura, erano questi ultimi a dover chiamare in causa le compagnie, allungando quindi i tempi del giudizi e, in alcune circostanze, giocando strategicamente evitando pure di farle comparire.

La nuova legge ribadisce l’obbligo assicurativo per tutti i medici, compresi i liberi professionisti, oltre all’introduzione del fondo di garanzia per tutti quei pazienti che non possono essere rimborsati perché devono rifarsi su una società assicurativa fallita.

Errore medico: come provarlo

I casi di colpa grave: diritto al risarcimento dei danni

L'errore medico dà diritto al risarcimento del danno: i casi di colpa grave.

Il paziente, inizialmente, per ottenere il risarcimento del danno, avrebbe dovuto dimostrare che il medico avesse agito con scorrettezza e negligenza e. in secondo luogo, il legame tra la condotta e il danno subito dal paziente. Questo legame tra la condotta del medico ed il danno subito dal paziente viene giuridicamente definito nesso di causalità (che in sede civile non va dimostrato in modo assolutamente rigoroso, dovendo trovare applicazione il principio del “più probabile che non”, come chiarito dalle SS. UU. con la Sentenza 581 del 2008). In terzo luogo, anche laddove fosse riuscito a fornire tali prove, il paziente avrebbe dovuto dimostrare che il medico avesse agito con dolo o colpa grave e, quindi, con consapevolezza e volontà da parte del medico di arrecare un danno ovvero per errore, negligenza, imperizia o colpa. Questa tesi veniva sostenuta sulla base dell'art. 2236 c.c.: “Se la prestazione implica la soluzione di problemi tecnici di particolare difficoltà, il prestatore d’opera (nel nostro caso il medico) non risponde dei danni, se non nel caso di dolo o di colpa grave”. La casistica riportata dalla giurisprudenza in tema di colpa grave del medico è estremamente ampia riportiamo, di seguito, i casi più eclatanti:  malasanità malasanità malasanità malasanità malasanità malasanità

  • Medico in caso di somministrazione di anestetico locale, che ha provocato la morte del paziente nel caso di mancata verifica preventiva delle sue condizioni (Cass. n. 2141/1988); 
  • Medico specializzato in ortopedia che è intervenuto in caso di neoplasia (Cass. 2428/1990);
  • Medico che ha violato l'obbligo di informare la donna sul possibile esito negativo dell’intervento abortivo (Cass. n. 6464/1994);
  • Medico che ha omesso di diagnosticare la fattura del femore (Cass. n. 8845/1995);
  •  Medico primario che, essendo in ferie, ha ritardato un intervento indifferibile, causando danno al paziente (Corte dei Conti, n. 100/A 1996);
  •  Medico che, chiamato ad intervenire chirurgicamente sul trasferimento del seno, decida di esportare intera ghiandola mammaria senza preventivamente seguire un esame istologico (Cass. n. 1233/1998); malasanità malasanità malasanità malasanità malasanità malasanità malasanità malasanità malasanità malasanità 
  • Medico che non ha controllato la completezza e l’esattezza del contenuto della cartella clinica redatta dai colleghi di pronto soccorso (Cass. 12273/2004);
  •  Medico che abbia affidato ad un inesperto assistente sociale un malato grave di mente, cui è seguito il suicidio del paziente (Cass. n. 10435/2004);
  •  Medico che ha dimenticato la garza nello stomaco del paziente operato di pancreatite.

Come superare la difficoltà della prova per gli altri casi di errore medico

Il medico e le strutture sanitarie sono responsabili anche per altri casi meno eclatanti di quelli che abbiamo prima illustrato. In precedenza, si tendeva a chiedere l'applicazione delle norme di cui all'art. 2236 c.c., che prevedevano la responsabilità del medico solo in caso di dolo o colpa grave. 

In questo modo, sarebbe stato molto difficile ottenere giustizia/risarcimento dei danni in caso di errore medico. 

Questa risalente giurisprudenza è ormai superata poiché il sanitario e la casa di cura rispondono anche in caso di colpa lieve, tanto più dopo la recente riforma di cui alla Legge 24/2017.

 


L'Avv. Ezio Bonanni, proprio alla luce dell'esperienza maturata nel settore della responsabilità medica e del risarcimento dei danni da errore medico, è a tua disposizione con lo staff del suo studio legale per qualsiasi approfondimento fosse necessario e per una consulenza legale gratuita. Per maggiori informazioni e chiarimenti è possibile contattare l'Avv. Ezio Bonanni attraverso la sezione Consulenze legali gratuite.


La tutela del paziente nei passati casi di malasanità

Al fine di predisporre una maggiore tutela per il paziente, la distinzione tra obbligazione di mezzi e di risultato è stata messa in discussione sulla base della ragionevole considerazione che non esiste nessuna norma di legge nel nostro ordinamento che contenga una simile classificazione.

Si è allora precisato che l’obbligazione del medico è, al contempo, una obbligazione di mezzi e una obbligazione di risultato, il cui contenuto è dato sia dall’obbligo di diligenza che dall’obbligo di informazione del paziente.

Quanto al risultato, si è precisato che questo non deve essere inteso come guarigione del paziente ma come dovere di fornire al paziente tutte le cure richieste dalla specifica patologia che lo interessa, tenendo conto del livello della scienza e della tecnica in un determinato settore, dell’età del paziente, nonché della specifica difficoltà dell’intervento. (Sezioni Unite Corte di Cassazione, n. 577/2008).

Quanto al grado di diligenza da richiedersi al medico, si è ancora precisato che il sanitario non può essere tenuto alla diligenza che si può pretendere da una persona mediamente avveduta e prudente, ovvero la c.d. diligenza del buon padre di famiglia, bensì ad una diligenza professionale qualificata dalla specifica attività esercitata.

Essa allora sarà maggiore e più ampia di quella richiesta per l’uomo medio.

A sostegno della bontà di quanto appena sostenuto, si riporta l’art. 1176, comma 2, c.c., secondo cui: “Nell’adempimento delle obbligazioni inerenti all’esercizio di un’attività professionale, la diligenza deve valutarsi con riguardo alla natura dell’attività esercitata”. 

La Corte di Cassazione, con una recente sentenza (n. 17143/2012), ha precisato che con riferimento al medico, occorre distinguere tra una diligenza professionale generica ed una diligenza professionale specifica. La diligenza professionale generica è quella richiesta al medico di base o medico generale mentre la diligenza professionale specifica è quella richiesta al medico specializzato in un determinato settore.

Ne consegue, dunque, che se un paziente riporti una frattura e venga sottoposto alle cure di un medico di base, da quest’ultimo si pretenderà una diligenza sicuramente minore rispetto a quella richiesta ad un ortopedico.

Gli interventi routine e gli interventi difficili

 

Per quel che riguarda il contenuto dell’attività richiesta al medico, la dottrina e la giurisprudenza hanno distinto tra interventi difficili ed interventi facili o di routine.

Con riferimento a questi ultimi, si è precisato che in caso di errore medico che cagioni un pregiudizio alla salute del paziente, il medico risponde anche a titolo di colpa generica e di colpa lieve.

Con riferimento poi agli interventi di difficile soluzione, che presentino ampi margini di rischio, che richiedano una notevole abilità oppure che riguardino malattie estremamente rare o per le quali non è stata ancora sperimentata una terapia che porti alla guarigione, il medico incorre in responsabilità solo in caso di dolo o colpa grave.

Gli interventi di chirurgia estetica

 

Per tali tipi di intervento, la giurisprudenza si è spinta ancora oltre, affermando che anche per particolari interventi di routine quali quelli di chirurgia estetica, il medico è gravato di un obbligo di risultato puro e semplice.

A tal proposito, la Cassazione ha riconosciuto un obbligo di risultato nei seguenti casi:

 

  • Trattamento di chirurgia estetica (Cass. Civ., Sez. III, n. 10014/94);
  • Trapianto di capelli (Tribunale di Roma, sentenza del 23.12.1996);
  • Sterilizzazione (Cass. civ. Sez. III, n. 9617/1999);
  • Cure odontoiatriche (Tribunale di Genova, sentenza del 15.04.1993).

Per maggiori informazioni e chiarimenti è possibile contattare l'Avv. Ezio Bonanni attraverso la sezione Consulenze legali gratuite.

La responsabilità contrattuale del medico nei casi di malasanità

Quanto alla difficoltà del paziente, privo di cognizioni mediche, di provare la negligenza e/o imperizia professionale del medico, è stato precisato che il paziente danneggiato deve limitarsi a provare soltanto che è stato preso in cura da quel determinato medico e che ha subito un danno alla propria salute.

Per danno alla salute si intende anche solo il peggioramento del proprio stato di salute ovvero nel senso di mancato miglioramento dello stesso, specie negli interventi estetici. Al contrario, spetterà al medico dimostrare che quest’ultimo ha agito bene secondo la diligenza professionale richiesta dal caso concreto e che il peggioramento dello stato di salute del paziente è dovuto ad un fattore eccezionale non imputabile alla sua condotta. malasanità malasanità malasanità malasanità malasanità malasanità malasanità malasanità malasanità malasanità malasanità malasanità

Il contratto "non scritto" tra medico e paziente

 

Il rapporto che intercorre tra medico e paziente è a tutti gli effetti un contratto. Ad esso, pertanto, va applicata la disciplina sul rapporto contrattuale di modo che ai sensi dell'art. 1218 c.c., “Il debitore che non esegue esattamente la prestazione dovuta è tenuto al risarcimento del danno, se non prova che l’inadempimento o il ritardo è stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile”. 

Non ha, allora, alcuna importanza che tra medico e paziente non vi sia un contratto scritto, ai fini di qualificare la responsabilità medica come responsabilità contrattuale.

Nel caso del medico, infatti, è stabilito che anche in assenza di un contratto scritto tra lui ed il paziente, il medico, nel momento in cui gli viene affidato in cura il paziente, non è semplicemente obbligato ad adempiere un dovere generico di non arrecargli alcun danno, ma è tenuto ad una condotta attiva, in virtù di un c.d. contatto sociale qualificato, che genera doveri di protezione del medico verso il paziente senza che sia necessario un contratto.

Tale ipotesi, peraltro, è assai diffusa nella prassi, atteso che il paziente generalmente stipula un contratto di assistenza con una struttura sanitaria presso cui lavora il medico che lo prenderà in cura.

In tal modo la struttura sanitaria, complessivamente intesa, si obbliga formalmente a garantire alloggio, servizi di ristorazione, infermieristici nonché la custodia del paziente stesso. 

Ed allora, il paziente che abbia riportato una menomazione psicofisica alla sua salute, potrà agire per il risarcimento del danno sia nei confronti della struttura sanitaria, pubblica o privata, alla quale si sia rivolto, sia nei confronti del medico che gli abbia prestato le cure all’interno della stessa, con la doverosa precisazione, però, che non potrà essere risarcito due volte per lo stesso fatto, sicché il risarcimento ottenuto da uno dei due debitori (medico o struttura sanitaria) esaurisce la sua pretesa risarcitoria nei confronti dell’altro.

Ne consegue, quindi, che anche nel caso di interventi particolarmente difficili, il paziente non dovrà provare la colpa grave o il dolo del medico, ma li dovrà semplicemente allegare.

Ciò significa, quindi, che non dovrà enunciare gli aspetti tecnici della responsabilità professionale del medico, ma sarà sufficiente la contestazione dell’aspetto colposo dell’attività medica e sarà onere del medico provare l’assenza di colpa, la diligenza professionale nell’attività espletata, la non riconducibilità e l’eventuale causa eccezionale, o comunque non imputabile al medico, che abbia eventualmente determinato il danno a carico del paziente.

L'obbligo di informazione e il consenso informato

Ulteriore obbligo a carico del medico nei confronti del paziente è quello di informazione. Tale obbligo discende direttamente dalla natura contrattuale della responsabilità del medico (anche senza formale contratto con il paziente) ed è un obbligo che caratterizza tutta la fase del rapporto con il paziente, sia quella preventiva che quella esecutiva della somministrazione della cura nonché, da ultimo, quella successiva all’intervento medico.

Di conseguenza, il medico è tenuto ad informare il paziente sia nella fase della diagnosi, ovvero dell’individuazione del tipo di malattia che interessa il paziente, sia in quella successiva, nella quale deve indicare non solo la terapia che il paziente deve seguire ma anche prospettare gli effetti, svantaggiosi e vantaggiosi, che da tale terapia possano scaturire per il paziente, ivi compresi quelli collaterali nonché la probabilità di successo e la prospettazione di eventuali cure alternative a quella prescritta. 

 

Il consenso informato

 

L’insieme di questi obblighi rientranti nel generale obbligo di informazione è finalizzato al soddisfacimento del diritto al c.d. consenso informato del paziente, che è un diritto di credito che vanta il paziente nei confronti del medico e consiste nel far acquisire al paziente tutte le informazioni necessarie al fine di scegliere, in modo del tutto consapevole e libero, se sottoporsi o meno ed in quali termini ad un determinato trattamento terapeutico e di autodeterminarsi in completa autonomia nella decisione riguardante la propria salute.

Sino ad un recente passato, si riteneva che la violazione dell’obbligo di informazione da parte del medico costituisse causa di risarcimento del danno solo nella misura in cui si verificassero a danno del paziente eventi lesivi del proprio stato di salute a seguito di errore medico.

In questo modo, tuttavia, l’obbligo di informazione si confondeva con l’obbligo di diligenza e non veniva tutelato adeguatamente il paziente ogniqualvolta, pur in presenza di un intervento medico correttamente eseguito, quest’ultimo non fosse stato preventivamente informato dal medico degli effetti collaterali che sarebbero scaturiti da quello stesso intervento.

Tuttavia, la più recente giurisprudenza, sulla base di quanto suggerito dalla migliore dottrina, ha chiarito definitivamente che la violazione dell’obbligo di informazione costituisce autonoma fonte di responsabilità in tutti i casi in cui dall’intervento scaturiscano effetti lesivi per il paziente, indipendentemente dal fatto che l’intervento sia stato eseguito correttamente e diligentemente.

È del tutto indifferente, quindi, ai fini della responsabilità del medico per violazione del diritto del paziente al c.d. consenso informato, il buon esito dell’intervento, ma è sufficiente che il paziente non abbia usufruito delle informazioni a lui necessarie per valutare consapevolmente ciò a cui doveva andare incontro, ivi compresi eventuali effetti collaterali. 

In base a questo principio, ad esempio, è sicuramente responsabile il medico che abbia somministrato un antidepressivo al paziente senza averlo preventivamente informato delle conseguenze cui quest’ultimo sarebbe andato incontro in termini di aumento di peso o di aumento del tasso di sonnolenza.

La prova dell'errore medico

 

Quanto alla prova che deve fornire il paziente in un giudizio civile in cui contesti al medico responsabilità per violazione del consenso informato, in linea con quanto detto in precedenza relativamente all’obbligo di diligenza, non sarà il paziente a dover dimostrare che non è stato preventivamente informato, ma è il medico che deve fornire la prova di aver informato il paziente.

 

Tale informazione dovrà avvenire attraverso l’esibizione di moduli prestampati di consensi informati debitamente sottoscritti, con la precisazione che detta sottoscrizione non esonera affatto il medico dal fornire al paziente tutte quelle informazioni adeguate verbali, che tengano conto del livello culturale ed intellettuale del paziente destinatario. 

La tutela del paziente nei casi di malasanità

L'evoluzione interpretativa che ha portato a privilegiare la tutela del paziente può permetterci di affermare che oggi, a differenza del passato, è più facile per il paziente esercitare i propri diritti. 

Ed allora, nei casi di violazione degli obblighi di diligenza professionale e di informazione del medico il paziente potrà agire per richiedere il risarcimento del danno anche senza aver preventivamente sottoscritto un contratto. 

Prescrizione del diritto al risarcimento dei danni

Il diritto al risarcimento dei danni si prescrive in 10 anni (art. 2946 c.c.), che decorrono da quando che il diritto può essere fatto valere (art. 2935 c.c.).

Il termine di prescrizione decennale inizia a decorrere da quando che la vittima è o può essere a conoscenza dell'evento (lesione alla sua salute per errore medico) e del nesso causale, e cioè la riconducibilità di tale lesione all'inadempimento degli obblighi contrattuali, ovvero di non provocare un danno ingiusto (artt. 2043 e 2059 c.c. - responsabilità extracontrattuale), così come precisato dalla Corte di Cassazione a Sezioni Unite, con molte sue decisioni, tra le quali SS.UU. 576 e 581 del 2008.


Per maggiori informazioni e chiarimenti è possibile contattare l'Avv. Ezio Bonanni attraverso la sezione Consulenze legali gratuite oppure compilando il seguente form: 

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