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Sentenza storica della Corte d’Appello di Roma                   Il mesotelioma deve essere sempre riconosciuto


Ribaltato l’incredibile esito del giudizio di primo grado: l’INAIL condannata a costituire la rendita in favore degli eredi di un lavoratore deceduto per mesotelioma. 

 

Il Sig. C.L., siracusano, ha lavorato per anni in Sicilia (Priolo Gargallo), come operaio della ditta Celene, ed è stato esposto ad amianto. Si è poi trasferito a Roma ed anche qui ha lavorato esposto ad amianto (pur svolgendo la mansione di impiegato). 

 

Il Sig. C.L., ricevuta la diagnosi di mesotelioma, si è rivolto all’Avv. Ezio Bonanni, e all’Osservatorio Nazionale Amianto (Dipartimento tutela e cura del mesotelioma), affrontando con dignità e coraggio la malattia e, con la guida del Prof. Luciano Mutti era riuscito ad avere un discreto periodo di sopravvivenza (05.09.2014), fino a quando, poi, in data 15.07.2015 è deceduto. 

 

Nel corso della sua malattia il Sig. C.L. aveva presentato la domanda all’INAIL, che però aveva rigettato la richiesta ed allora l’Osservatorio Nazionale Amianto, con l’Avv. Ezio Bonanni, ha depositato il ricorso presso il Tribunale di Roma che però ha rigettato la richiesta. 

 

È stato proposto appello dallo stesso Avv. Ezio Bonanni, ed ora, a distanza di un anno la Corte d’Appello di Roma ha emesso una storica sentenza: è stato ribaltato l’esito del giudizio di I grado e l’INAIL è stata condannata a costituire la rendita in favore della vedova, con la precisazione che tutti i casi debbono essere indennizzati.


Sentenza FIBRONIT- Tribunale Penale di Voghera


 

 

Condannati dal Tribunale Penale di Voghera - la sentenza è di pochi minuti fa - alla pena di quattro anni di reclusione Claudio Dal Pozzo, 74 anni, romano e Giovanni Boccini, 74 anni, di Alessandria. Per i due manager, imputati nel processo Fibronit di Broni, che avevano chiesto il rito abbreviato, i PM Francesco De Socio, Giovanni Benelli e Valentina Grosso avevano chiesto sette anni di prigione. Gli altri dirigenti della fabbrica che ha lavorato l'amianto dal 1932 al 1994, Dino Stringa, Lorenzo Mo, Maurizio Modena, Teodoro Manara, Michele Cardinale, Guglielma Capello, Domenico Salvino e Alvaro Galvani, saranno giudicati nel processo dibattimentale iniziato il 23 maggio scorso. 

 

Il capo di imputazione per tutti è disastro colposo e omicidio colposo plurimo per le morti - sono circa un migliaio le vittime stimate - e le patologie asbesto correlate, tenuto conto delle rispettive funzioni e delle cariche ricoperte nell'ambito delle società Cementifera Italiana Fibronit S.p.A., Finanziaria Fibronit S.p.A., Fibronit S.r.l., Cementifera Fibronit S.p.A., nel periodo compreso tra  il 30 aprile 1969 e il 24 aprile 1993, ricollegate alla lavorazione dell'amianto per la produzione di manufatti in cemento-amianto nello stabilimento di Via Circonvallazione a Broni.

 

Tutti sono accusati anche, è scritto nell’avviso di garanzia, di aver “omesso di adottare gli accorgimenti e i presidi organizzativi strutturali e igienici imposti dalla normativa di prevenzione specifica e comunque consentiti dalla tecnica disponibile del periodo, necessari per contenere l'esposizione all’amianto”, “con l’aggravante di aver agito nonostante la previsione dell’evento”. 

 

Secondo l’accusa, l’esposizione continuata all’amianto di una pluralità di soggetti ha causato un disastro ambientale poiché l’amianto è stato immesso in ambienti di lavoro e in tutti gli ambienti di vita, mettendo in pericolo la vita e l’integrità fisica sia di un numero indeterminato di lavoratori, sia della popolazione residente, sia di persone che hanno lavorato nel comune di Broni; causando, di conseguenza, decessi e patologie asbesto correlate (mesoteliomi pleurici e peritoneali, tumore polmonare, asbestosi o patologie non di origine tumorale) di un elevato numero di lavoratori e di cittadini.

 

Le sentenza non soddisfa il presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto avvocato Ezio Bonanni che assiste numerose parti offese, il quale non può non esprimere stupore per la blanda condanna emessa dal tribunale Tribunale di Voghera.

 


Pubblichiamo le motivazioni della Sentenza della Corte di Appello di Torino, che in 800 pagine fanno emergere le pesanti responsabilità del magnate Stephan Schmidheiny, condannato a 18 anni di reclusione.


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Dispositivo Sentenza Eternit secondo grado (Corte di Appello di Torino - 03.06.2013)
Dispositivo Sentenza Eternit Corte di Ap
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Sentenza Eternit di primo grado (Tribunale di Torino - 13.02.2012)
Sentenza Eternit 13 febbraio 2012.pdf
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La Corte di Cassazione conferma la Sentenza di condanna a carico di due imprenditori per patologia asbesto correlata manifestata dopo quaranta anni.

 

 

 

Il datore di lavoro è responsabile della morte per inalazioni di amianto del dipendente anche se la malattia si è manifestata dopo quarant’anni dall’esposizione: la Corte di Cassazione, Sezione Penale, con la Sentenza n. 24997 del 21.06.2012, interviene ancora per confermare la condanna a carico di due imprenditori per omicidio colposo in relazione al decesso causato da mesotelioma.

 

Tutti i rilievi addotti nei ricorsi, che denunciavano un presunto vizio di motivazione, non hanno trovato accoglimento.

 

La Corte di Cassazione richiama ancora una volta la risalente conoscenza del rischio morbigeno legato all’esposizione all’amianto, e “l’inalazione da amianto è ritenuta da ben oltre i tempi citati di grande lesività della salute” - che si traduce in concreto pericolo per la salute dei prestatori d’opera (vedi pag. 9 R.D. 14.06.1909 n. 442, in tema di lavori insalubri e la l. 12.04.1943 n. 455, che inserisce l’asbestosi “conosciuta fin dai primi del ‘900” tra le “malattie professionali”), tale da disporre l’obbligo di misure di protezione prima di natura tecnica e poi con l’utilizzo di dispositivi individuali.

 

Secondo la Suprema Corte, nella valutazione della sussistenza del nesso di causalità, quando la ricerca della legge di copertura debba attingere al sapere scientifico, la funzione strumentale e probatoria (integrativa delle conoscenze giudiziali) di quest’ultimo impone al giudice di valutare dialetticamente le specifiche opinioni degli esperti e di ponderare la scelta ricostruttiva della causalità ancorandola ai concreti elementi scientifici raccolti.

 

Pertanto, al non aver provveduto a eliminare, o almeno a ridurre, l’esposizione quotidiana al minerale cancerogeno consegue l’assunzione del rischio del tutto prevedibile dell’insorgere di patologie potenzialmente mortali, prime tra le quali l’asbestosi e il mesotelioma.

 

Anche il rapporto di causalità e di prevedibilità dell’evento medesimo sono stati ritenuti sussistenti, e assume fondamentale rilievo il fatto che l’utilizzo delle misure di protezione, utili per prevenire l’asbestosi, imposte con diverse norme molto risalenti, avrebbe impedito l’insorgenza del mesotelioma: in ciò risiede la sussistenza della colpa dei due condannati e quindi la sussistenza del reato.

 

Sotto il profilo soggettivo dunque l’evento era prevedibile perché conoscibile tenendo conto delle conseguenze potenzialmente letali della mancata adozione di quelle misure.

 

Roma, 25.06.2012

 

Avv. Ezio Bonanni

 

Presidente Nazionale O.N.A. ONLUS

 

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Sentenza Cassazione 24997 del 2012.pdf
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Disegni di Legge


 

Disegno di Legge della Senatrice Dorina Bianchi + 13

 

(n. 3364 - comunicato alla Presidenza il 15 giugno 2012)

 

 

 

Disposizioni per il recepimento della direttiva 2009/148/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 novembre 2009, sulla protezione dei lavoratori contro i rischi connessi con un'esposizione all'amianto durante il lavoro, nonchè modifiche all'articolo 47 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, e divieto di discriminazione in materia di benefici previdenziali per lavoratori esposti ad amianto.


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Disegno di legge Sen. Dorina Bianchi + a
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