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Piano nazionale amianto ONA ONLUS

Il piano nazionale amianto dell’ONA ONLUS può essere così brevemente riassunto, e verrà presentato quanto prima, nella sua versione completa:

I dettagli del piano nazionale amianto ideato da ONA

a. la prevenzione primaria, costituita dalla bonifica dei siti contaminati, coniugata con il rinnovamento infrastrutturale e dell’impiantistica industriale, ove, attraverso la leva fiscale, si possano detrarre tutte le spese, con un sistema di finanziamento che contempli l’intervento della cassa depositi e prestiti.

 

Si può aggiungere l’utilizzo dei fondi strutturali europei, con il coinvolgimento dell’imprenditoria privata, e degli istituti di ricerca, e delle associazioni, in modo da valorizzare quella sussidiarietà e quella capacità delle istituzioni locali a costituire il volano per un rilancio della produzione nazionale, secondo i principi di economia sociale di mercato.

 

Il progresso deve valorizzare la dimensione etica dell’economia, con precise regole dettate dallo Stato, che rimane arbitro della loro applicazione, e che è chiamato ad intervenire soltanto per reprimere le deviazioni e correggere eventuali storture del libero mercato, e per attuare i principi sociali della Carta Costituzionale.

 

Non può essere condivisa la soluzione dell’utilizzo delle discariche, specialmente se in cave abbandonate, in quanto non sono adatte per l’amianto friabile e perché costituiscono soltanto una situazione tampone, in contrasto con ciò che ci impone l’Europa, che privilegia, correttamente, i sistemi di inertizzazione, capaci di modificare la struttura microcristallina dell’amianto, e lo rendono così definitivamente innocuo.

 

 

La prevenzione secondaria e terziaria

 

 b. ricerca scientifica, diagnosi precoce (prevenzione secondaria), e terapie e cure delle patologie asbesto correlate.

 

Il piano nazionale amianto che il Governo Monti ha approvato, e che il Governi Renzi vorrebbe attuare, che però le Regioni hanno già bocciato, minimizza i termini dell’epidemia in corso, poiché fa riferimento ad una stima di circa 1.000 decessi l’anno, per mesotelioma pleurico (pag. 9), ma sorvola su tutti gli altri mesoteliomi (peritoneale, alla tunica vaginale del testicolo, pericardico), sul tumore al polmone, che sono riconosciute come tali anche dall’INAIL.

 

Inoltre sorvola su tutte le altre patologie per le quali in ogni caso non può essere disconosciuto il ruolo concausale dell’esposizione ad amianto, e sulle patologie non neoplastiche, quale l’asbestosi, che sono comunque mortali, e che portano il totale delle vittime a superare il numero di 5.000 decessi l’anno.

 

Questo dato di fatto incontrovertibile deve portare alla istituzione di un centro di ricerca, terapia e cura delle patologie asbesto correlate nel nostro Paese, in grado di intervenire con la loro diagnosi precoce, con la terapia più efficace, e con la sperimentazione ed applicazione di nuove metodologie.

 

c. Quanto alla prevenzione terziaria e alla giustizia per le vittime dell’amianto.

 

Anche la semplice esposizione alle polveri e fibre di amianto è dannosa per l’organismo umano, in quanto le fibre invadono tutti gli organi, attraverso il torrente sanguigno e le ghiandole linfatiche, oltre che per contiguità intrapleurica, e perché persistendo nelle cellule determinano danni meccanici e lesioni precancerose, sino alla degenerazione tumorale.

 

La legge 257 del 1992 ha previsto dei benefici contributivi, che più esatto sarebbe definire risarcimenti contributivi per i lavoratori esposti ad amianto, che prevedono il loro prepensionamento, compensativo delle minori aspettative di vita.

 

Patologie asbesto correlate riconosciute dall'INAIL

 

Tuttavia, l’INAIL e l’INPS, palleggiandosi le relative competenze, hanno determinato una sostanziale disapplicazione di queste norme che ha generato un enorme contenzioso ancora in corso.

 

L’INAIL considera asbesto correlate le seguenti patologie:

 

a) Placche e ispessimenti pleurici con o senza atelettasia rotonda (j92);

 

b) Mesotelioma pleurico (c45.0);

 

c) Mesotelioma pericardico (c45.2);

 

d) Mesotelioma peritoneale (c45.1);

 

e) Mesotelioma della tunica vaginale del testicolo (c45.7);

 

f) Tumore polmonare (c34);

 

g) Asbestosi (j61).

 

per le quali, dunque, il nesso di causalità si presume e l’onere della prova è a carico dell’INAIL ove non ritenesse di non doverle indennizzare, e nella lista II^, quella relativa alle malattie la cui origine lavorativa è di limitata probabilità trova ingresso il tumore della laringe (c32) e nella lista III^, quella relativa alle malattie la cui origine lavorativa è possibile trovano ingresso i tumori gastro-enterici (c15 - c20), mentre per le altre patologie, dopo il definitivo superamento del sistema tabellare, vale il principio complementare dell’onere della prova a carico del prestatore d’opera che può ottenere l’indennizzo “anche per le malattie sia comunque provata la causa di lavoro” (Corte Costituzionale, Sentenze n. 179 del 18.02.88, e n. 206 del 25.02.88).

 

L’elenco delle patologie che l’INAIL indennizza presumendone l’origine professionale come asbesto correlate deve essere aggiornato con tutte le altre patologie, come peraltro impone l’art. 10 del D.Lgs. 38/2000.

 

 

I limiti delle indagini epidemiologiche

 

 

Anche le indagini epidemiologiche non possono essere limitate solo ai casi di mesotelioma, che sono circa 1.500 ogni anno nel nostro Paese, ma è necessario che contemplino anche le altre patologie tumorali asbesto correlate, affinché possano rendere il quadro esatto della epidemia in corso, così da determinare le necessarie misure, non solo di sanità pubblica, ma anche di bonifica e di repressione penale.

 

I dati statistici ci disegnano un quadro caratterizzato da pochi processi penali istruiti a carico dei responsabili delle migliaia di morti per patologie asbesto correlate, nel quale il caso Eternit costituisce piuttosto l’eccezione, che la regola, e non è ammissibile, né condivisibile, che l’intera problematica amianto venga circoscritta a pochi siti, come si vorrebbe suggerire a pag. 28 del piano nazionale amianto del Governo Monti.

 

 

La “istituzione della direzione nazionale contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali” che mira a valorizzare le esperienze del Procuratore della Repubblica di Torino, Dott. Raffaele Guariniello ovvero del Procuratore Generale di Firenze, Dott. Beniamino Deidda, ovvero del Sostituto Procuratore di Padova, Dott. Sergio Dini, ovvero attraverso l’estensione a tutto il territorio nazionale delle metodologie investigative già messe a punto presso la Procura della Repubblica di Milano.

 

Seconda Conferenza Internazionale dell'Amianto

Il Prof. Giancarlo Ugazio ha redatto un miniresoconto scientifico-sanitario sulla Seconda Conferenza Internazionale dell'Amianto, nei termini che seguono:

 

“Mi ero adeguatamente preparato per offrire all’audience della Conferenza anche la consapevolezza del non trascurabile rischio di esposizione ad asbesto collegato con i lavori per lo scavo del tunnel per il TAV, esponendo nei locali dell’evento un gruppo di manifesti illustrativi, in formato A3, delle condizioni del cantiere e dell’ambiente circostante in val Clarea a Chiomonte.

 

Però, nel mattino del 20.03.14, appena entrato nei locali, sono inciampato in un’inserviente - in livrea - dell’istituzione che mi ha impedito di affiggere alla parete i miei manifesti fissandoli con scotch removibile, perché questo è un atto proibito in cotale loco. Ho capito che nei palazzi della Casta, dov’è prescritto agli uomini indossare giacca e cravatta, ma non è obbligatorio l’uso del cervello, di chiunque. In geometria dimostrativa si direbbe c.v.d.

 

Poi sono iniziati i lavori scientifici, che ho seguito con attenzione dal primo al penultimo minuto, com’è stato sempre e dovunque il mio approccio nella partecipazione a convegni, commissioni, gruppi di studio, per rispetto verso gli organizzatori e i colleghi di studio e/o di lavoro. Ho solo dovuto fuggire anzitempo (di pochi minuti) la sera del 21 per poter raggiungere il treno con cui ho fatto ritorno a casa.

 

Così ho imparato una grande quantità d’informazioni. Per certo, esse saranno tutte divulgate on line, come promesso dall’ONA. Però, penso che non sia inutile elencarne qualcuna succintamente qui di seguito, sperando di contagiare qualche lettore con il fascino, o con l’interesse, che esse hanno provocato in me. Questa nota non si propone di essere un verbale, ma un’antologia dell’avvenuto, incompleta, a macchia di leopardo, e indipendente dalla sequenza cronologica.

La società rema contro la salute e il benessere

Tra l’altro, ricordo:

 

  • “Nella società moderna, non ci manca niente, ma non facciamo niente, perché?”;
  • “Riguardo all’amianto, bisogna non ammalarsi, prima che curarsi.” (Cardillo);
  • “Ora c’è in atto un tentativo di compatibilizzazione tra lavoro, salute e diritto giurisprudenziale del lavoro, le ricadute a scapito del benessere della collettività sono inimmaginabili.” (Veneto);
  • “La nascita del termine ambiente risale al 1623 ed ha origine da espressioni del latino vulgato ambire, cioè girare intorno = ciò che ci sta attorno.” (Veneto);
  • “Il nostro Paese, con gli Italiani a bordo, è un contenitore generalmente nemico della verità. Molti fatti del tempo della caduta del governo Tambroni, fino all’avventura dell’ILVA di Taranto ne sono una testimonianza veritiera.” (Lombardi);
  • “Le diverse istituzioni giudiziarie, attualmente, vivono una vita propria, senza interscambio né di informazioni, né di collaborazione organizzativa.” (Ascione);
  • “Sarebbe bene che il modello organizzativo delle Procure di Milano e di Padova fosse mutuato dalle altre Procure su tutto il territorio nazionale.” (Bonanni);
  • “La prevenzione primaria, col rischio zero, come è suggerito da GU., è la prassi ottimale per combattere gli effetti cancerogeni dell’amianto .” (Bonanni);
  • “La lobby assassina dell’amianto ha perpetrato l’approccio del silenzio per nascondere il pericolo amianto, quello che G.U. chiama la congiura del silenzio.” (Bonanni);
  • Nel 1992, alla promulgazione della legge n. 257, che bandiva l’amianto, fu applicata una deroga tecnica. Essa, de facto, procrastinava in modo non irrilevante gli effetti sanitari e ambientali del disposto legislativo” (Pitotto).

 

Dopo aver assimilato queste affermazioni, apprezzandole non poco, nel secondo giorno ho cercato di esporre, a favore dell’audience, alcune notizie storiche e socio-sanitarie, che sono sconosciute ai più, ma che per se stesse sono capaci di spiegare perché ora, e da molti anni, diversi settori della società remano contro il benessere, la salute, la dignità, la giustizia a scapito degli individui membri delle collettività nazionali.

I rischi dell'asbesto del TAV

A mio modesto avviso, la congiura del silenzio, applicata al problema asbesto, ne è un preclaro esempio, ma non da meno si deve considerare la situazione dei malati di Sensibilità Chimica Multipla, detta MCS, il relativo acronimo inglese (Patologie Ambientali e Lavorative - MCS Amianto & Giustizia).

 

La corporazione sanitaria, insieme con quella imprenditoriale, quella giudiziaria, e quella politica - tra le altre - sta in prima linea tra gli attori di tanto scempio. Nella cornice di questo quadro di sfacelo morale, ambientale e sociale, può stare tutto quanto di male avviene da tempo, avviene oggi, e verosimilmente avverrà in futuro a carico dei nostri discendenti, secondo il sogno del Nuovo Ordine Mondiale (o NWO). Del resto, tutto ciò che segue riprende quello che ho riferito il 21 marzo, nella seconda giornata della conferenza, in un intervento sollecitato dal chairman dell’evento per illustrare in dettaglio i rischi dell’asbesto del TAV per i Valsusini e per i Torinesi.

 

In esordio, è utile fare un’annotazione pertinente, riferita alla deroga tecnica del 1992 riferita in precedenza (Pitotto). È possibile immaginare che, per l’asbesto dello smarino del tunnel per il TAV, il potere esecutivo, in combutta con quello legislativo, abbia coniato una deroga tecnico-strategica, in ossequio della nomenclatura usata dai poteri suddetti. La presente variante linguistica comporterebbe inevitabilmente un procrastino sine die dei rischi ambientali, mediante una mercanzia per se stessa eterna (asbesto-amianto = indistruttibile, perpetuo, e si tratta di un killer, per chi non lo sapesse o non lo volesse sapere).

Asbesto e i danni alla salute

E ora veniamo al sodo, proprio partendo, nella storia di tempi lontani, da problemi riguardanti la scienza medica. Si era agli esordi del XX secolo, periodo durante il quale la rivoluzione industriale, escogitata e attuata da individui tutt’altro che minus habentes, ha letteralmente fatto esplodere la produttività del genere umano, dell’homo faber.

 

Da un lato, fu conseguito un risparmio di fatica, per moltitudini, dall’altro, si espanse il profitto degli imprenditori, poca gente eletta. Inoltre, a parità di prodotto e di profitto, i costi di produzione, inclusi i consumi energetici in primis, furono ridotti per davvero. Però, l’ingordigia imprenditoriale non si fermò al primo gradino del “progresso-profitto” ma andò oltre.

 

Votata al conseguimento del maggiore profitto possibile, col minor costo, l’imprenditoria mondiale fece di tutto per raggiungere queste finalità, non lesinando mai la salute, il benessere, la dignità dei prestatori d’opera e degli utenti dei loro prodotti, i consumatori.

 

L’asbesto, da sempre presente nella crosta terrestre, dotato di singolari e preziose prerogative tecnologiche, fu tra i primi e più importanti ingredienti del progresso della rivoluzione industriale di quel tempo. Le prerogative tecnologiche suddette erano, e sono tuttora, la testa della medaglia.

 

Dalla parte opposta, la croce, si trova l’azione patogena delle fibrille, in cui è destinato a suddividersi il silicato da cui è composto il minerale.

 

Subito dopo la sua introduzione come materia prima, l’asbesto ha cominciato a svolgere la sua azione patogena, soprattutto quella cancerogena, a carico di qualunque soggetto esposto, sia in ambiente occupazionale, sia nell’ambiente di vita.

 

 

Infatti, già nei primissimi anni del XX secolo, il rischio per la salute umana del minerale era stato osservato con una certa frequenza e riproducibilità, tanto da provocare affezioni di salute che furono identificate magistralmente quale specifica entità nosologica da un clinico torinese, Antonio Scarpa.

La scoperta dell'azione patogena dell'amianto

Su queste basi biomediche, un operatore dell’informazione riportò sul giornale su cui scriveva la notizia della nocività dell’asbesto. Allora, il proprietario di un giacimento del minerale, sentendosi leso nei suoi interessi patrimoniali e finanziari, citò in giudizio il suddetto giornalista. Però, la Corte di giustizia di primo grado (1906, a Torino) assolse il giornalista, la corte d’appello della stessa città, l’anno successivo, (1907) confermò la precedente assoluzione.

 

Negli stessi anni, situazioni analoghe si erano manifestate in tutto il mondo, compresi USA e Canada, colà dove il minerale era estratto dalla miniera, lavorato (macinato), e immesso in manufatti di molteplici tipologie. Esse comprendevano un’amplissima varietà di prodotti contenenti asbesto (alcune migliaia). Immediatamente dopo, il manufatto era usato, naturalmente logorato, infine, dopo una vita d’impiego, il manufatto era scartato.

 

Riassumendo, PRIMA, DURANTE e DOPO la presenza al mondo del manufatto con asbesto, chi lo produceva, come chi lo usava, e come chi lo smaltiva, poteva essere esposto alle minuscole fibrille. In quei tempi lontani, la sua nocività non era più un mistero, sebbene non si sapesse ancora tutto ciò che oggi la ricerca biomedica ha dimostrato e ci insegna.

 

Da parte loro, anche gli imprenditori del ramo avevano sentore dei rischi legati all’asbesto e vollero accertarsi del fenomeno. Pertanto, messa mano alla cassa, sovvenzionarono dei ricercatori per eseguire studi tossicologici su animali sperimentali. Il reperto fu positivo per l’azione patogena del minerale.

 

 

Allora, gli imprenditori, committenti delle ricerche, occultarono i dati scientifici sfavorevoli, cosicché i prestatori d’opera per decenni  guadagnarono il salario nella più completa ignoranza sui rischi che erano costretti ad affrontare, in assenza di ogni precauzione e/o protezione ambientale nei confronti dell’inevitabile esposizione all’asbesto. Questo sfruttamento dell’uomo (imprenditore) sull’uomo (lavoratore) ha dato colossali profitti ai datori di lavoro ma è costato indubbiamente tante vite umane perdute anzitempo dai lavoratori.

Flexner Report e lo sviluppo della medicina

Proprio in quegli anni, 1910, due ricchissimi magnati statunitensi, non del ramo asbesto ma petrolieri, David Rockefeller e Andrew Carnegie, assunsero un certo Abram Flexner affidandogli il compito di eseguire una valutazione dello stato dell’arte, quanto a ricerca scientifica e didattica, delle scuole mediche degli Stati Uniti d’America e del Canada.

 

Flexner fece un diligente e puntuale lavoro, e redasse un’apposita relazione per i committenti, chiamato Flexner Report. I risultati dell’indagine furono tal quali erano prevedibili: c’erano scuole ottime, scuole di livello medio, e scuole di qualità scadente. Tra quest‘ultime, frequentate da neri, in maggioranza furono soppresse, ne rimasero in vita pochissime. Gli altri due gruppi di scuole, medie e ottime, furono adeguatamente supportati da finanziamenti a sostegno dell’attività istituzionale di ricerca e d’insegnamento. Allora, con quest’operazione, fu realizzato un grande balzo in avanti del valore scientifico delle scuole mediche americane.

 

Si deve però registrare che, contemporaneamente, la medicina del tempo, da omeopatica qual era, fu trasformata in allopatica, secondo il modello di quella germanica contemporanea. I sanitari furono indotti a impiegare strumenti terapeutici nuovi, forse più efficaci, ma più costosi e più lontani dalle condizioni naturali, rispetto ai rimedi omeopatici.

 

 

Il pullulare di nuovi produttori di farmaci, di strumenti chirurgici, di apparecchiature radiologiche ecc. rese loro possibile il viraggio verso gli strumenti nuovi, eventualmente più efficaci rispetto ai metodi tradizionali, ma certamente molto più redditizi per questi imprenditori improvvisati. Tra i produttori di farmaci, in quegli anni comparve a Francoforte sul Meno la Interessen Gemeinschaft Farben Industrie che tanto avrebbe fatto, quanto a profitti e a misfatti in anni recenziori (negli anni 1940 fornì ad Hitler, Himmler ed Eichmann il Cyclon B per la Endlösung di Auschwitz).

Lo sfruttamento della malattia e la lobby assassina

Qualcuno ha formulato l’ipotesi che questo cospicuo sviluppo dei produttori di nuovi farmaci abbia dato la stura allo sfruttamento della malattia e della morte, parte integrante della medicina allopatica. I Rockefeller e i Carnegie, con i loro emuli e i loro discendenti, vestirono anche i panni di benefattori, mediante elargizioni a sostegno di gente bisognosa d’aiuto, di ricercatori cui fu data possibilità di svolgere studi e ricerche altrimenti impossibili. Per certo, non mancava loro il denaro per sostenere quest’attività pseudo-filantropica.

 

Il correttivo per questa finzione d‘espressione deriva da quello che ha riportato di recente Griffin (2010), secondo il quale “Chi paga il direttore d’orchestra ha il diritto di scegliere lo spartito musicale da ascoltare”, cioè “Chi paga fa quello che vuole”. Gli imprenditori del ramo dell’asbesto, col denaro sborsato, hanno voluto e potuto occultare risultati scientifici preziosi, sottraendoli alla salute e alla vita di tantissimi lavoratori a rischio. In questo nefando contesto morale ha affondato le sue radici quella che Ezio Bonanni chiama la lobby assassina, che ha sempre nascosto la verità per continuare a uccidere impunemente per accumulare profitto.

 

 

Questa è storia passata, ma una storia che continua tuttora, ed è verosimile che continui ancora in futuro. Inoltre, tale approccio non comprende solo i problemi legati alla nocività dell’asbesto ma, analogamente, implica una miriade di altre materie prime, di prodotti finiti, di scarti di produzione, e di materiali smaltiti che sono propri dei tre diversi settori produttivi, il primario, il secondario e il terziario, in un’opulenta era di “progresso”.

La Sensibilità Chimica Multipla (MCS)

A questo punto, prima di considerare gli sviluppi e la progressione di tale nefasto circolo vizioso, è doveroso collocare il vasto campo eziopatogenetico della SCM (MCS), dato che i pazienti affetti dalla perdita della tolleranza diventano sensibili praticamente a tutto ciò che è contenuto dall’ambiente, sia di lavoro sia di vita, specificamente legati al “progresso”.

 

Eppure, molti, troppi, sanitari, e troppi magistrati, non sono capaci o non vogliono rendersi conto dei rischi patogeni che l’avanzamento dei processi tecnologici produttivi comporta per una cospicua frazione della collettività predisposta a perdere la tolleranza dei veleni ambientali.

 

Queste due categorie di operatori sociali, da molti anni, stanno sottoponendo i malati di SCM a un’operazione di annientamento morale e fisico che è ancora più feroce, immorale, e distruttivo rispetto a quello che hanno subito e stanno subendo i lavoratori e i cittadini comuni esposti all’asbesto, in seguito ai disegni inumani della lobby assassina, quella consorteria criminale così ben illustrata da Ezio Bonanni.

 

Anni addietro (2010), ho sentito il suddetto legale, fondatore e presidente dell’ONA, affermare che il mesotelioma pleurico è terribile, ma che la SCM e ancor peggio. Allora apprezzai sinceramente quel pensiero, felice di sentirmi in sintonia con un legale che ha dato e sta offrendo il suo sapere giuridico a tanti cittadini sfortunati, e sono tuttora pienamente d’accordo, sulla base dell’esperienza che mi sono fatto dopo aver incontrato e studiato tante storie cliniche, con altrettanti drammi umani, dipanate su entrambi questi versanti nosologici.

 

Ora ritengo doveroso chiarire, a beneficio dei profani, delle persone non informate dei fatti, anche se sanitari e/o giuristi, un particolare che differenzia le due condizioni cliniche considerate. Sotto il profilo storicistico, esse hanno percorso evoluzioni socio-sanitarie parallele.

 

Riconoscimento giuridico e i diritti delle vittime

È nota a tutti la lunga catena di ritardi – tra verità, reticenze, falsità e dolore - dell’avventura asbesto in Italia e nel mondo (cfr. “Asbesto- Amianto, Ieri-Oggi-Domani” di Giancarlo Ugazio, Aracne Editrice, Ariccia, Roma, 2012). È ancora meno conosciuta la grave lacuna attualmente persistente che riguarda il pacchetto nosografico delle patologie tumorali extra-toraciche, oltre a quelle non tumorali, degenerative (cfr. “La triade Interattiva nel mondo inquinato contro la salute” di Giancarlo Ugazio, Aracne Editrice, Ariccia, Roma, 2013).

 

Del resto, di recente, partecipando al convegno “I rischi sulla salute col TAV in Valsusa” (organizzato da Pro Natura e tenuto a Torino l’1 marzo 2014) ho sentito con interesse il giurista Ugo Mattei affermare che troppo spesso i magistrati lavorano col paraocchi.

 

Tuttavia, il cammino del trattamento riservato agli esposti ad asbesto è scandito - ammettiamo pure – dall’occultamento proditorio di preziosi dati scientifici, da una legge calmieratrice del prezzo della carne da macello dei lavoratori dell’asbesto colpiti da patologia pleuropolmonare (la 455 del 12 aprile 1943), ma che si è trascinato dietro un riconoscimento giuridico.

 

Tuttavia, oggigiorno, questi pazienti, quando in vita, oppure, post mortem, i loro superstiti, vedove e orfani possono ancora sperare, o illudersi, di ottenere un risarcimento. Nel primo caso, c’è una compensazione con pensionamento anticipato, nel secondo, con un po’ di quattrini che garantiscano un meno misero omaggio floreale sulla tomba del caro estinto, per le vedove, e la possibilità di studi adeguati, altrimenti impossibili, per gli orfani.

 

 

Ovviamente, tutto ciò avviene, pressoché di regola, a patto di lunghe, estenuanti, insicure litigation, sebbene i lavoratori esposti abbiano versato i contributi assicurativo-assistenziali dovuti all’istituzione creditrice-debitrice. Questo quadro sociale, che discende dalla funesta azione di una società in cui si è radicata saldamente la lobby assassina, pare indubbiamente incivile e inumano.

SCM: malati "inivsibili"

Però, non facciamoci illusioni, quello in cui sono incastonati i malati di SCM è molto peggiore. Tuttora non hanno alcuna speranza, né di guarire, né di avere un sollievo morale, materiale, o giuridico dalla società che li circonda. Loro stessi, a buona ragione, dicono di essere malati “invisibili”.

 

Poi, la cronaca dei mass media riporta anche alcuni casi di suicidio di tali soggetti, giunti al colmo della disperazione. A tutto questo sfacelo, in entrambi i versanti nosologici, si arriva per la mancanza di consapevolezza, di moralità, di rispetto umano, che porta all’omissione della prevenzione primaria dei rischi ambientali.

 

 

A questo punto, s’impone di riprendere il bandolo del discorso che riguarda la progressione storica della medicina dopo il Flexner Report, dal quale derivò il viraggio della medicina omeopatica del tempo nella medicina allopatica di stampo germanico. All’Interessen Gemeinschaft Farben Industrie, si accodarono poi numerose altre fabbriche farmaceutiche, e della chimica fine, che formarono un “cartello”, vasto e potente, che speculò sulle patologie provocate dall’inquinamento incontrollato dell’ambiente, preparando e vendendo i costosi farmaci destinati a “curare” i malanni provocati dai veleni prodotti dal progresso e diffusi nell’ambiente a man salva.

La Prima e la Seconda guerra mondiale

L’asbesto rientra in questo cartello, insieme con la miriade di agenti patogeni responsabili della SCM. Pochi anni dopo la pubblicazione del Rapporto Flexner (1910) scoppiò il primo conflitto mondiale. Come dice Matthias Rath, un medico tedesco allievo di Linus Pauling, scienziato insignito del premio Nobel sia per la chimica sia per la pace, con quella guerra, il Kaiser Guglielmo II mirava a conquistare quanta più terra e popolazioni fosse possibile per sottomettere un impero al suo controllo, a beneficio economico-finanziario del “cartello” chimico farmaceutico di Bruxelles, secondo la sua definizione (cfr. Attacco al Nuovo Ordine Mondiale, di M. Rath, da Internet).

 

La storia c’insegna come sia terminato il primo conflitto mondiale, e che a esso fece seguito l’istituzione della Società delle Nazioni, seguita dall’esaurimento, nel tempo, delle sue funzioni. Nel periodo interbellico, anni 1930, ci fu l’ascesa al potere di Adolf Hitler in Germania, con la formazione del terzo Reich, il riarmo con la Bundeswer, l’istituzione delle SS, lo scoppio del secondo conflitto mondiale per motivazioni assimilabili a quelle del primo: Deutschland über Alles, e sempre a beneficio del “cartello di Bruxelles” chimico farmaceutico in combutta con i fabbricanti d’armi.

 

 

M. Rath (ibidem) precisa che suo nonno prima, e suo padre poi combatterono in armi al servizio delle due marionette che furono i condottieri delle due guerre mondiali, il Kaiser Guglielmo II ed Adolf Hitler, rispettivamente, senza rendersi conto delle vere finalità di quelle carneficine. Infatti, lui stesso, nipote e figlio, rispettivamente, di quei due militari tedeschi, non ne seppe mai nulla di persona da loro.

Vittime del mondo globalizzato

Dopo la fine della Seconda guerra mondiale, fu fondata a San Francisco l’ONU, arricchita dall’OMS per le pertinenze sanitarie mondiali e per gli interessi del “cartello” chimico-farmaceutico. In tempi recenziori (1954), un connubio plutocratico tra epigoni della famiglia Rockefeller e il principe consorte della regina Giuliana d’Olanda (magnate dell’industria petrolifera lei, già simpatizzante per il regime nazista lui, nel periodo prebellico - anni 1930) partorì il Club Bilderberg, con l’emanazione della Trilaterale per le competenze USA-Europa-Giappone (cfr. “Il Club Bilderberg, di D. Estulin, 2009).

 

Dalla metà del XX secolo, una volta l’anno, unica eccezione il 1976 per lo scandalo della tangente versata dalla Lockheed al principe Bernardo d’Olanda (uno dei fondatori), si riunisce in una località turistica d’alto bordo, alternativamente in Europa e in America settentrionale, un manipolo di più di cento personaggi esponenti della grande finanza mondiale, o degli interessi dei petrolieri, delle grandi compagnie di mass media, delle ditte farmaceutiche, delle fabbriche d’armi, della chimica fine, della petrolchimica, dell’OMS.

 

 

Pur sorvolando sul fatto che questi novelli Gauleiter, nelle loro riunioni segrete, vanno divisando la costituzione di un governo mondiale globale, soprattutto promuovono il profitto dei grandi produttori, e non prestano certo attenzione ai cittadini affetti dalle patologie causate dall’esposizione ad asbesto, tanto meno ai malati di SCM, le vittime di quel progresso tecnologico, derivato dalla rivoluzione industriale tra XX e XXI secolo che, imperterrito, procede ora speditamente in un mondo globalizzato.

La peggiore conseguenza del progresso

La peggiore conseguenza del “progresso” è la cospicua potatura dell’attesa di vita sana – mentre quella totale continua a crescere - per i sette miliardi di bipedi umani che abitano l’orbe terracqueo. L’uomo della strada potrebbe anche sospettare che la strenua e inumana lotta che certi sanitari, magari come CTU o CTP, combattono contro i malati di SCM, talora in combutta con qualche magistrato ignorante o colluso, affondi le sue radici in un pabulum utilitaristico che garantisce loro un allettante ritorno d’immagine, di carriera e/o di pecunia.

 

Però, di là di questi personalismi che mostrano solo un dolo collegabile ai ladruncoli di polli, sulla portata sociale della congiura del silenzio per le tragedie sanitarie globalizzate la dice lunga il recente succitato intervento di Matthias Rath (2012) a Berlino (Attacco Diretto al Nuovo Ordine Mondiale, da Internet). Secondo M. R., l’Unione europea sarebbe la catena di trasmissione del disegno di dominio del mondo di un‘associazione segreta che mira a realizzare un Nuovo Ordine Mondiale, in accordo con i disegni del Club Bilderberg e della Trilaterale.

 

 

Dopo queste tristi costatazioni, non si può escludere che le innovazioni legislative europee, del tipo del Trattato di Lisbona e della Carta di Nizza, possano non essere una rivoluzione copernicana per i diritti dei cittadini del vecchio continente, ma piuttosto dei pannicelli caldi per garantire i poteri del cartello di Bruxelles.

Responsabili impuniti delle epidemie

Poi, a differenza dei committenti del Flexner Report, che pagavano il musicista e potevano vantare il diritto di scegliere la musica (Griffin, 2010), i padroni del mondo e dell’Ue d’oggigiorno, alias FMI e BCE, rispettivamente, dirigono l’orchestra a costo zero, per l’interposta azione di tanti Gauleiter nazionali, eventualmente facendo acquistare a caro prezzo flotte di cacciabombardieri F35 particolarmente adatti a fare peacekeeping con la distribuzione nei cieli e nel territorio dei Paesi bersaglio di adeguate dosi dell’uranio impoverito di tanti penetratori d’alta densità.

 

Inoltre, la segretezza delle riunioni del Club Bilderberg è testimoniata dal fatto che, se qualche cittadino curioso osasse ficcare il naso in prossimità della sede della riunione, la polizia privata e/o quella pubblica del Paese ospitante gli renderebbero inservibile il documento d’identità personale mediante adeguate percosse sul viso, come riferito da recenti cronache di stampa.

 

In questo gorgo politico sociale sta navigando in questo periodo la gestione sanitaria, legale e sociale, dell’impatto dell’inquinamento ambientale sulla salute: la SCM e le patologie da asbesto insegnano, esse equivalgono a vere e proprie endemie, ma i loro responsabili vanno frequentemente impuniti.

 

Però, lo stato delle cose, per quanto concerne la nocività del mercurio (Hg), del cromo esavalente (Cr6+), dell’arsenico (As), del piombo (Pb), del cadmio (Cd), del cobalto (Co), del berillio (Be), del nichel (Ni), dell’oro (Au), e del titanio (Ti) non è poi tanto diverso dai casi precedenti.

 

 

Spesso l’ignoranza degli esperti si coniuga con la spocchia e con la collusione, e riesce a raggiungere il nadir di quello zenit che sarebbe dato, provvidenzialmente, dalla conservazione della salute mediante il sinergismo tra scienza e coscienza, due beni ora rari.

Omissione della prevenzione primaria

La congiura del silenzio, illustrata in precedenza, potrebbe essere considerata come la catena di trasmissione per la formazione di tutto questo sfacelo morale e materiale e potrebbe spiegare tante incongruenze, tante evenienze inattese ed inattendibili, son solo nell’ambito della salute, ma anche per i molti fatti sorprendenti che avvengono regolarmente a livello politico, amministrativo, sociale, nel Belpaese e in tutto il mondo: tutto torna, se non si è ingenui.

 

Una prima disamina della connessione tra la ratio del Nuovo Ordine Mondiale preconizzato dal Club Bilderberg e la voluta omissione della prevenzione primaria dei rischi dell’inquinamento ambientale si trova nel primo capitolo del mio quinto libro “La Triade Interattiva nel mondo inquinato contro la salute” (di Giancarlo Ugazio, Aracne Editrice, Ariccia, Roma, 2013).

 

Del tutto recentemente, nel secondo capitolo “Il ping pong del malato di SCM nel mondo imprenditoriale in combutta con la prestazione sanitaria” del mio quinto libro “Attualità su ambiente e salute” (Aracne Editrice, Ariccia, Roma, 2014), insieme con Giulia Lo Pinto, affetta da SCM, che aveva stigmatizzato un’affermazione del ministro pro-tempore per l’ambiente, secondo cui all’Ilva di Taranto si erano contate più morti del previsto, ed aveva espresso stupore perché la salute viene considerata sempre dopo tutto, ho cercato di leggere questi fatti incresciosi nella chiave interpretativa offerta dalla ratio del Club Bilderberg.

 

Il lavoro suddetto riporta, tra l’altro, gli Ordini del Giorno delle riunioni annuali del Club e gli elenchi dei partecipanti italiani e, per qualche evento, anche di quelli provenienti da tutto il mondo, al fine di capire la portata del controllo dei mass media e delle reti di comunicazione on line, (dati acquisiti consultando Internet).

 

 

Giancarlo Ugazio

Notizie riguardo l'autore e Ringraziamenti

L’autore Giancarlo Ugazio si è laureato in Medicina a Pavia nel 1957.

 

È stato: assistente straordinario (1959) e poi ordinario (1962), in Patologia Generale di Medicina a Cagliari, quindi a Siena (1964), infine a Torino (1966), Research Fellow in Pathology a Pittsburgh (PA) nel 1963, Libero docente in Patologia Generale nel 1964, Assistent Professor in Physiology a Cleveland (Ohio) nel 1970, Professore Incaricato di Patologia Generale in SMFN a Sassari nel 1971.

 

Professore Aggregato di Patologia a Torino dal 1975, poi Straordinario dal 1976, infine Ordinario dal 1976 al 2007, fino al TFR.

 

Autore di 225 pubblicazioni scientifiche.

 

RINGRAZIAMENTI

 

L’autore esprime la sua riconoscenza a Michele Michelino, Presidente, e al Consiglio Direttivo del Comitato per la Difesa della Salute nei luoghi di lavoro e nel Territorio, di Sesto San Giovanni (MI), e all’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’ONA Onlus, per avergli conferito la nomina a socio onorario delle rispettive associazioni, generoso riconoscimento della levatura etica e sociale del suo impegno a favore della salute pubblica.

 

Ammirazione e gratitudine incondizionate vanno alla Dr Claudia Maero e al Dr Alessandro Rosignuolo, del personale della biblioteca centralizzata di Medicina, Polo Biologico, dell’Università di Torino, per la loro impareggiabile e preziosa disponibilità nell’eseguire le ricerche bibliografiche.

 

 

La più sincera gratitudine è espressa per Gabriella Tittonel, cittadina della Val di Susa, per l’autorizzazione all’impiego dei fotogrammi scattati personalmente in Val Clarea a documentazione dell’impatto dell’opera “strategica” sulle condizioni ambientali del territorio”.

Parere on-line avvocato Ezio Bonanni

Piano nazionale amianto ONA ONLUS

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