Cassazione Civile, 25-03-2015, n. 5928


Cassazione Civile, 25-03-2015, n. 5928- Rivalutazione contributiva


SVOLGIMENTO DEL PROCESSO


1.           Do. Fr. , esponendo di essere dipendente  di  Alitalia s.p.a.  e  di avere svolto le mansioni di assistente di volo,  dal  1 aprile  1988 alla data del deposito del ricorso (il 15 ottobre 2008), in  ambiente contaminato da polveri e fibre di amianto, ha  adito  il Tribunale  di  Roma chiedendo il riconoscimento del  beneficio  della rivalutazione della contribuzione previdenziale L. n. 257  del  1992, ex  articolo  13  con applicazione del coefficiente di rivalutazione  1,5 ovvero in subordine 1,25, e la condanna dell'INPS al risarcimento dei danni,  in  forma specifica, per tardivo recepimento delle  direttive comunitarie  in  materia di amianto e per violazione delle  norme  di diritto comunitario.

2.  Il  giudice  di prime cure riteneva la domanda inammissibile  per intervenuta decadenza, per non avere il lavoratore presentato domanda amministrativa, ne' fornito in giudizio la prova dell'osservanza, per la  presentazione della domanda, del termine del 2 ottobre 2003 o del 15  giugno 2005, a mente del Decreto Legge n. 269 del 2003, articolo 47, comma  5, convertito in L. n. 326 del 2003.

3.  Rigettando il gravame del lavoratore, la Corte d'appello di Roma, con  sentenza depositata il 28 gennaio 2013, confermava la  decisione impugnata  ritenendo il lavoratore decaduto dal diritto al  beneficio per  non avere presentato domanda all'INAIL entro il 15 giugno  2005; dichiarava,  inoltre,  la  manifesta infondatezza  delle  censure  di illegittimita' costituzionale del Decreto Legge n. 269 cit., articolo 47, comma 5, richiamando  i  principi affermati da Corte cost. 376/2008;  riteneva parimenti  infondate le censure svolte evocando il contrasto  con  la normativa  comunitaria e l'asserita natura di indennizzo risarcitorio del  beneficio preteso, e all'uopo richiamava gli insegnamenti  della Corte  di  legittimita'  (Cass.  nn.  6620/1998  e  10557/2001)   con riferimento all'esclusione della predetta connotazione indennitaria.

4.  Avverso  tale  sentenza         Do. Fr.   propone  ricorso  per cassazione,  affidato  a  10  motivi,  ulteriormente  illustrato  con memoria ex articolo 378 c.p.c..

5.  L'INPS  ha  resistito con controricorso  e  ha  proposto  ricordo incidentale  condizionato, affidato ad un unico motivo, ulteriormente illustrato  con memoria ex articolo 378 c.p.c., cui non ha  resistito  il ricorrente principale.

MOTIVI DELLA DECISIONE

6.  Preliminarmente va disposta la riunione dei ricorsi, ex articolo  335 c.p.c., perche' proposti avverso la medesima sentenza.

7.   La   decisione  della  Corte  territoriale  e'  censurata,   dal ricorrente, con dieci motivi, di seguito enunciati in sintesi: violazione della L. n. 257 del 1992, articolo 13, comma 8 e dell'articolo  38 Cost.,  in riferimento all'articolo 32 Cost., e falsa applicazione  della L. n. 326 del 2003, articolo 47, comma 5, per avere la Corte territoriale erroneamente imposto l'onere di deposito della domanda amministrativa all'INAIL,  disattendendo il disposto della L. n. 326 del 2003,  articolo 47,  comma 6-bis  applicabile nella specie, che ha ampliato  l'ambito della  precedente normativa, in tema di beneficio della maggiorazione contributiva  per esposizione qualificata ultradecennale all'amianto, che detto onere non contemplava (primo motivo); violazione delle disposizioni gia' indicate nel primo mezzo  e  degli articoli 10, 11 e 117 Cost., per avere la Corte territoriale ritenuto le finalita'  risarcitorie e indennitarie estranee  al  beneficio  della rivalutazione  del  periodo assicurativo di  esposizione.  Assume  il ricorrente    che    la   natura   risarcitoria/indennitaria    della maggiorazione  contributiva postula, anche in costanza  di  decadenza dall'azione  per  mancato deposito della domanda all'INAIL  entro  il 15.6.2005,  l'accoglimento  delle domande risarcitorie  azionate  per responsabilita'  dello Stato e, quindi, dell'INPS,  ente  ausiliario, per  mancato  recepimento della direttiva 477/83/CEE.  Si  deduce,  a sostegno  della  domanda  risarcitoria,  che,  con  la  trasposizione tempestiva  della  direttiva  nell'ordinamento  interno,  l'attivita' lavorativa non sarebbe stata svolta, nel periodo 1988-1991,  oltre  i limiti  della  soglia  qualificata  e,  nel  periodo  successivo,  in costanza  di  una  condotta  datoriale inottemperante  agli  obblighi imposti  dal  Decreto Legislativo n. 277 del 1991. Se ne trae la  conseguenza  del diritto  al  risarcimento dei danni nella misura  indennitaria  della rivalutazione del periodo contributivo (con i coefficiente 1,5  o  in subordine  1,25)  utile  a  maturare  anticipatamente  il  diritto  a pensione e, in subordine, a titolo di risarcimento del danno in forma specifica,  con  condanna  dell'INPS alla rivalutazione  contributiva (secondo motivo); difetto  di pronuncia e/o violazione dell'articolo 112 c.p.c., per  avere la   Corte   territoriale  pronunciato  unicamente   sull'intervenuta decadenza  (per  effetto  della mancata presentazione  della  domanda all'INAIL entro il 15.6.2005) ed omesso di pronunciare sull'interesse dell'appellante    ad    ottenere   accertamento    e    declaratoria dell'esposizione qualificata ultradecennale a polveri di amianto,  al fine  di  conseguire l'accredito della maggiorazione  contributiva  a titolo di parziale risarcimento e/o indennizzo e il risarcimento  del maggior  danno,  con condanna generica e determinazione  in  separato giudizio (terzo motivo); violazione  della  L.  n. 257 del 1992, articolo 13,  comma  8,  e  falsa applicazione  della L. n. 326 del 2003, articolo 47,  comma  5,  per  non avere la Corte territoriale, come preannunciato nel precedente mezzo, accertato  comunque l'esposizione professionale a fibre e polveri  di amianto,  in  considerazione dell'interesse  specifico,  immediato  e concreto  al  predetto accertamento nell'ambiente lavorativo  e  alla possibilita'  di contrarre patologie asbesto correlate  in  un  lungo lasso temporale (quarto motivo); violazione  degli articoli 115, 116, 421 e 445 c.p.c. e articolo 2697  c.c., in  relazione alla L. n. 257 cit., articolo 13, comma 8, per non avere la Corte  romana  motivato  la mancata ammissione  dei  mezzi  di  prova dedotti,  comprovanti l'esposizione qualificata a polveri e fibre  di amianto (quinto motivo); omesso  esame  di  un  fatto decisivo per il giudizio  e  oggetto  di discussione  tra  le  parti,  quale  l'accertamento  dell'esposizione qualificata  e  la  domanda  risarcitoria conseguente  alla  ritenuta decadenza,  con  disapplicazione della normativa interna  anche  alla luce dei principi di diritto comunitario, in riferimento all'articolo 360 c.p.c.,  n.  5,  nuova  formulazione. Assume il ricorrente  di  avere puntualmente eccepito l'illegittimita' costituzionale e il  contrasto con  i principi di diritto comunitario della norma di cui alla L.  n. 326  cit.,  articolo 47, comma 5 perche' discriminatoria, non  ravvisando motivi   plausibili   per   differenziare,   con   riferimento   alla rivalutazione  contributiva (da considerare, a  pieno  titolo,  parte della  retribuzione), il lavoratore che abbia depositato  la  domanda prima del 2.10.2003 o del 15.6.2005, da colui che non l'abbia affatto depositata e sia stato patimenti esposto all'amianto (sesto motivo); violazione degli articoli 2, 3, 32, 38, 10, 11 e 117 Cost. e degli articoli 2043,   2059   e   1173  c.c.,  in  relazione  ai   citati   precetti costituzionale e all'articolo 41 Cost., comma 2, per evidente  disparita' di  trattamento  tra lavoratori, come gia' enunciato  nel  precedente mezzo, tutti egualmente esposti all'amianto, in considerazione  della domanda di accredito dei benefici contributivi azionata non gia'  per il  raggiungimento del trattamento pensionistico massimo  sibbene  al fine  di  raggiungere,  preventivamente,  il  diritto  a  pensione  e beneficiare,   con  l'accoglimento  della  domanda,  di  un'ulteriore anzianita'  utile a maturare il diritto a pensione ad un eta'  (circa 60 anni) inferiore a quella imposta dalla riforma Fornero (67/68 anni circa) (settimo motivo); violazione  degli articoli 2043 e 2059 c.c. e di tutte le norme  di  cui alla  sentenza delle SS.UU. 9147/2009 e degli articoli 20 e 21 Carta  di Nizza  e 157 TFUE e 14 e 1 prot. 1 CEDU, in combinato disposto con  i gia'  citati  precetti costituzionali, con richiesta  alla  Corte  di disapplicare la norma interna (L. n. 326 cit., articolo 47, comma 5)  per violazione   del  divieto  di  discriminazione  e  dei  principi   di uguaglianza e parita' ovvero con rinvio pregiudiziale alla  Corte  di Giustizia delle Comunita' europee (ottavo motivo); con   il   nono   e   decimo  mezzo  si  reiterano  censure   svolte, rispettivamente, con il settimo e sesto motivo.

8. Con l'unico motivo del ricorso incidentale condizionato l'I.N.P.S. denuncia la violazione della L. 11 agosto 1973, n. 533, articoli 7 e 8 e dell'articolo 443 cod. proc. civ. (articolo 360 c.p.c., n. 3). L'Istituto  di previdenza  censura la sentenza impugnata per non avere esaminato  la questione  relativa all'improponibilita' dell'azione  giudiziaria  in assenza  di  preventiva domanda amministrativa di riconoscimento  del beneficio  all'I.N.P.S.,  svolta nella  memoria  di  costituzione  in appello.  Per l'Istituto di previdenza l'azione giudiziaria  dovrebbe essere    comunque    dichiarata   improponibile,    a    prescindere dall'accoglimento  o  meno del ricorso del  lavoratore,  relativo  al diverso  profilo della mancata presentazione della domanda  all'INAIL nei termini di cui al Decreto Legge n. 269 del 2003, articolo 47.

9.  Nella  memoria depositata ex articolo 378 c.p.c. l'INPS ha  insistito soltanto  per  il  rigetto del ricorso principale,  con  assorbimento dell'incidentale condizionato svolto.

10. I plurimi motivi del ricorso principale, esaminati congiuntamente per  la  loro stretta connessione e parziale ripetitivita', non  sono meritevoli di accoglimento. 11. E' pacifico, tra le parti, che il ricorrente non abbia maturato i requisiti  per  il pensionamento ne' alla data di entrata  in  vigore della L. n. 326 del 2003, ne' alla data del deposito del ricorso  (15 ottobre 2008).

12.   L'opzione  interpretativa  sulla  quale  il  lavoratore   fonda l'impugnazione  della  sentenza impugnata,  con  la  reiterazione,  a tratti  prolissa, dei plurimi argomenti critici svolti  nei  numerosi mezzi  d'impugnazione, muove dall'assunto secondo il  quale  la  piu' favorevole  normativa prevista dalla L. n. 257  del  1992,  articolo  13, comma  8,  invocata  nella  specie, non contempla  alcuna  preventiva domanda  amministrativa  all'INAIL entro  il  15  giugno  2005  e  la maturazione  del  diritto,  alla pretesa rivalutazione  contributiva, alla data del 2 ottobre 2003 preclude - ai sensi del Decreto Legge n. 269  del 2003,  articolo 47, comma 6-bis e della L. n. 350 del 2003, articolo 3, comma 132,   come   interpretato  dalla  giurisprudenza  della   Corte   di legittimita' - l'applicabilita' dell'articolo 47 del citato decreto-legge ed  esclude,  in  definitiva,  la  configurabilita'  della  decadenza speciale.

13.  Giova  ricordare il contenuto delle previsioni legislative  (per quanto  di  rilievo  ai fini del decidere e per quanto  espressamente invocate  dalle  parti)  che si sono succedute  nel  disciplinare  la fattispecie.

14. La L. n. 257 del 1992, emanata dopo la sentenza di condanna della Corte  di  Giustizia CE n. 240 del 1990, a seguito di  una  procedura d'infrazione, era principalmente finalizzata a favorire la cessazione dell'impiego  dell'amianto e, tra le misure adottate per  raggiungere tale  obiettivo, si inserisce l'articolo 13, comma 8, emanato con il fine precipuo  di  favorire  l'esodo, dal mondo del  lavoro,  del  maggior numero di lavoratori che avessero subito, sul piano occupazionale, le conseguenze della suddetta dismissione. 15.  La L. n. 257 del 1992, articolo 13, comma 8, stabili', pertanto, che "per  i lavoratori che siano stati esposti all'amianto per un periodo superiore   a  dieci  anni,  l'intero  periodo  lavorativo   soggetto all'assicurazione  obbligatoria  contro  le  malattie   professionali derivanti   dall'esposizione  all'amianto,  gestita  dall'INAIL,   e' moltiplicato,  ai  fini  delle  prestazioni  pensionistiche,  per  il coefficiente di 1,5".

16.  Il  Decreto Legge  5  giugno 1993, n. 169 limitava il riconoscimento  del beneficio ai soli "lavoratori dipendenti dalle imprese che estraggono amianto o utilizzano amianto come materia prima, anche se in corso di dismissione  o  sottoposte  a  procedure  fallimentari  o  fallite  o dimesse".

17.  Il  limitato riferimento a tali lavoratori (delle  "imprese  che estraggono  o utilizzano amianto come materia prima...  ")  e'  stato eliminato  dalla legge di conversione 4 agosto 1993, n.  271  che  ha preferito  la  soluzione  risultante  nel  testo  vigente   (per   le controversie non disciplinate dalla L. n. 362 del 2003, attuale  articolo 47)  che,  in considerazione della capacita' dell'amianto di produrre danni  sull'organismo in relazione al tempo di esposizione, ha esteso la  maggiorazione dell'anzianita' contributiva per tutti i lavoratori che  vi siano stati esposti per piu' di dieci anni, indipendentemente dal settore di appartenenza dell'impresa datrice di lavoro.

18.  L'ampia  platea dei lavoratori aventi diritto alla maggiorazione ha comportato, dopo un decennio, nel 2003, per l'immanente necessita' di  contenimento  dei  conti pubblici, un intervento  normativo,  con decretazione d'urgenza, sfociato nel Decreto Legge 30 settembre 2003, n.  269, articolo  47  (pubblicato in supplemento ordinario n. 157  alla  Gazzetta Ufficiale  n. 229 del 2 ottobre 2003), convertito, con modificazioni, nella   L.  24  novembre  2003,  n.  326,  che,  rubricato  "Benefici previdenziali  ai lavoratori esposti all'amianto", ha  previsto,  nei commi  1  e  2, che: "A decorrere dal 1 ottobre 2003, il coefficiente stabilito  dalla  L.  27 marzo 1992, n. 257, articolo  13,  comma  8,  e' ridotto  da  1,5  a  1,25.  Con  la stessa  decorrenda,  il  predetto coefficiente   moltiplicatore  si  applica   ai   soli   fini   della determinazione  dell'importo delle prestazioni pensionistiche  e  non della maturazione del diritto di accesso alle medesime. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano anche ai lavoratori  a cui  sono  state  rilasciate  dall'INAIL le  certificazioni  relative all'esposizione all'amianto sulla base degli atti d'indirizzo emanati sulla  materia  dal  Ministero del Lavoro e delle  politiche  sociali antecedentemente  alla  data  di  entrata  in  vigore  del   presente decreto".

19.  Il  citato  Decreto Legge n. 269, successivi commi,  5  e  6,  nel  testo originario,  disponevano, inoltre, che: "i lavoratori  che  intendono ottenere  il riconoscimento dei benefici di cui al comma 1,  compresi quelli a cui e' stata rilasciata certificazione dall'I.N.A.I.L. prima del 1 ottobre 2003, devono presentare domanda alla sede I.N.A.I.L. di residenza entro 180 giorni dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del decreto interministeriale di cui al comma 6, a pena  di decadenza del diritto agli stessi benefici. Le  modalita' di attuazione del presente articolo sono stabilite  con decreto  del  Ministro  del  lavoro e  delle  politiche  sociali,  di concerto  con il Ministro dell'economia e delle finanze,  da  emanare entro  sessanta giorni dalla data di entrata in vigore  del  presente decreto".

20.  Viene,  dunque, attribuito all'INAIL il potere  di  accertare  e certificare  la sussistenza e la durata dell'esposizione all'amianto; enunciato   il  criterio  selettivo  e  qualificato  di  accesso   al beneficio;  fissato  un  termine,  decadenziale,  entro  il  quale  i lavoratori  che  intendono  ottenere il riconoscimento  dei  benefici previdenziali  in  esame (compresi quelli a cui sia stata  rilasciata certificazione dall'INAIL prima del 2 ottobre 2003) devono presentare domanda alla sede INAIL di residenza.

21. In sede di conversione, ad opera della citata L. n. 326 del 2003, all'articolo  47 e' stato aggiunto il comma 6-bis, dettato per  agevolare il  passaggio  da  un  regime ad un altro e garantire  l'applicazione della piu' favorevole disciplina previgente, fra l'altro, in capo  ai lavoratori  che  avessero maturato, prima  del  2  ottobre  2003,  il diritto  alla  pensione, del seguente tenore: "6.-bis. Sono  comunque fatte  salve le previgenti disposizioni per i lavoratori che  abbiano gia'  maturato, alla data di entrata in vigore del presente  decreto, il  diritto  di trattamento pensionistico anche in base  ai  benefici previdenziali di cui alla L. 27 marzo 1992, n. 257, articolo 13, comma 8, nonche'  coloro  che  alla data di entrata  in  vigore  del  presente decreto,  fruiscono  di  mobilita', ovvero che  abbiano  definito  la risoluzione  del  rapporto  di lavoro in relazione  alla  domanda  di pensionamento".

22.  La  clausola di salvaguardia, introdotta in sede di conversione, non contemplava, tuttavia, i lavoratori che, alla predetta data del 2 ottobre 2003, avevano gia' ottenuto la certificazione dall'INAIL, e a tanto si e' provveduto con la legge finanziaria per l'anno 2004.

23.  La  L. n. 350 del 2003, articolo 3, comma 132, ha, quindi, stabilito che:  "in favore dei lavoratori che abbiano gia' maturato, alla  data del  3  ottobre  2003,  il  diritto  al  conseguimento  dei  benefici previdenziali di cui alla L. 27 marzo 1992, n. 257, articolo 13, comma 8, e   successive   modificazioni,  sono  fatte  salve  le  disposizioni previgenti alla medesima data del 2 ottobre 2003. La disposizione  di cui  al  primo  periodo si applica anche a coloro che hanno  avanzato domanda  di  riconoscimento all'I.N.A.I.L. o che  ottengono  sentenze favorevoli per cause avviate entro la stessa data. Restano  salve  le certificazioni gia' rilasciate dall'I.N.A.I.L.".

24.  Dunque,  la  L. n. 350, articolo 3, comma 132, pur  presupponendo  e richiamando la disciplina introdotta dal Decreto Legge n. 269 del  2003,  articolo 47  conv.  in  L.  n.  326  del  2003, e'  intervenuto  ad  escludere l'applicabilita' della nuova disciplina introdotta dall'articolo 47, e  a far  salva  la  previgente  disciplina, per  ulteriori  categorie  di assicurati, quali: - coloro che alla data del 2 ottobre 2003 avessero maturato  il diritto a pensione (ai sensi dell'articolo 47, comma  6-bis, eventualmente   anche  in  forza  della  rivalutazione   contributiva prevista  dalla L. n. 257 del 1992, articolo 13, comma 8); -  coloro  che alla  stessa  data avessero presentato domanda di riconoscimento  del beneficio derivante dall'esposizione ad amianto; - coloro che a  tale data  avessero  comunque introdotto una controversia  giudiziale  poi conclusasi con sentenza favorevole al lavoratore.

25. Con tali categorie di assicurati e' risultata, cosi', ampliata la platea  degli esclusi dall'articolo 47 (vale a dire coloro che alla  data del  2  ottobre 2003 fruissero dei trattamenti di mobilita' e  coloro che,  a tale data, avessero gia' definito la risoluzione del rapporto di lavoro in relazione alla domanda di pensionamento).

26.  Che la lettura della norma nel senso sopra indicato, risulti dal tenore testuale della disposizione e dall'interpretazione sistematica alla  luce  della  normativa precedente, e' gia' stato  ripetutamente affermato  da questa Corte (cfr., ex plurimis, Cass. nn.  21862/2004; 15008/2005;  15679/2006 e, piu' di recente, n. 8649/2012)  enunciando il  seguente principio: "in tema di benefici previdenziali in  favore dei  lavoratori esposti all'amianto, la L. 24 dicembre 2003, n.  350, articolo  3,  comma  132,  che - con riferimento  alla  nuova  disciplina introdotta  dal  Decreto Legge 30 settembre 2003, n. 269,  articolo  47,  comma  1 (convertito, con modificazioni, nella L. 24 novembre 2003, n. 326)  - ha fatto salva l'applicabilita' della precedente disciplina, prevista dalla  L.  27 marzo 1992, n. 257, articolo 13, per i lavoratori che  alla data  del  2  ottobre 2003 abbiano avanzato domanda di riconoscimento all'I.N.A.I.L.  od  ottenuto sentenza favorevoli  per  cause  avviate entro  la  medesima  data, va interpretato  nel  senso  che:  a)  per maturazione del diritto deve intendersi la maturazione del diritto  a pensione;  b) tra coloro che non hanno ancora maturato il  diritto  a pensione,  la  salvezza concerne esclusivamente gli  assicurati  che, alla data indicata, abbiano avviato un procedimento amministrativo  o giudiziario   per  l'accertamento  del  diritto  alla   rivalutazione contributiva".

27. Sulla base delle indicate disposizioni, come ribadito in numerose e recenti decisioni di questa Corte (per tutte, v. Cass. 24998/2014 e successive  conformi), la disciplina previgente  si  applica:  1)  a. coloro  che  alla data del 2 ottobre 2003 avessero gia'  maturato  il diritto al piu' favorevole beneficio previdenziale di cui alla  legge n.  257/1992; tale diritto aveva maturato solo chi avesse maturato il diritto  alla  pensione oppure avesse ottenuto il riconoscimento  del diritto alla rivalutazione in via amministrativa o giudiziaria; 2)  a coloro  che  alla  data del 2 ottobre 2003 avessero gia'  avviato  un procedimento  amministrativo  o giudiziario  per  l'accertamento  del diritto.

28.  I numerosi interventi normativi in materia sono stati, altresi', accompagnati  da un atto di normazione secondaria,  il  Decreto Ministeriale  del  27 ottobre 2004, che all'articolo 1 recita: "1. I lavoratori che, alla  data del  2  ottobre  2003,  sono stati esposti  all'amianto  per  periodi lavorativi  non  soggetti all'assicurazione obbligatoria  contro  gli infortuni   sul   lavoro   e   le  malattie   professionali   gestita dall'I.N.A.I.L. hanno diritto ai benefici previdenziali derivanti  da esposizione ad amianto, alle condizioni e con le modalita'  stabilite dal  presente  decreto.  2.  Ai lavoratori  che  sono  stati  esposti all'amianto   per   periodi  lavorativi  soggetti   all'assicurazione obbligatoria   contro  gli  infortuni  sul  lavoro  e   le   malattie professionali,  gestita dall'INAIL, che abbiano gia'  maturato,  alla data  del  2  ottobre 2003, il diritto al conseguimento dei  benefici previdenziali di cui alla L. 27 marzo 1992, n. 257, articolo 13, comma 8, e  successive modificazioni, si applica la disciplina previgente alla medesima  data, fermo restando, qualora non abbiano gia'  provveduto, l'obbligo di presentazione della domanda di cui all'articolo 3  entro  il termine di 180 giorni, a pena di decadenza, dalla data di entrata  in vigore del presente decreto".

29.   Tale   decreto  ministeriale,  fonte  regolamentare   meramente attuativa delle disposizioni di cui al Decreto Legge n. 269 cit., articolo 47  non puo'  che muoversi nel solco tracciato dalla fonte primaria,  con  la conseguenza  che il riferimento, per l'applicazione della  disciplina previgente,  a  coloro che abbiano gia' maturato,  alla  data  del  2 ottobre  2003, il diritto al conseguimento dei benefici previdenziali di  cui alla L. 27 marzo 1992, n. 257, articolo 13, comma 8, e successive modificazioni, va necessariamente inteso con riferimento a coloro che abbiano gia' maturato il diritto a pensione.

30. Alla natura di fonte meramente attuativa consegue che solo quando trovi  applicazione  il  regime  antecedente  la  riforma  del  2003, l'interessato  non  sia  soggetto al termine decadenziale  (180  gg.) introdotto  dal  Decreto Legge n. 269 del 2003, che interessa, pertanto,  solo determinate  categorie di lavoratori (in tal  senso  v.,  da  ultimo, Cass. 24998/2014 cit. ed altre numerose conformi).

31.  In  tale complessa cornice normativa si inscrive la  vicenda  in esame per la quale non sussistono le condizioni per il riconoscimento del  beneficio  alla  stregua  del piu' favorevole  regime,  giacche' l'attuale  ricorrente: - non aveva maturato, al 2  ottobre  2003,  il diritto al piu' favorevole beneficio previdenziale di cui alla L.  n. 257  del  1992,  nel  senso sopra precisato  (diritto  alla  pensione maturato   eventualmente   anche   in   forza   della   rivalutazione contributiva prevista dalla L. n. 257 cit., articolo 13, comma 8); -  non aveva  gia'  avviato,  alla predetta data  del  2  ottobre  2003,  un procedimento  amministrativo  o giudiziario  per  l'accertamento  del diritto  (l'azione  e' stata proposta con ricorso  depositato  il  15 ottobre 2008).

32.  Non pertinente risulta, pertanto, la decisione di questa  Corte, n.  27602  del 2006, invocata dal ricorrente a suffragio dell'opzione interpretativa  sostenuta,  posto che in  quel  precedente  la  nuova disciplina  e'  stata ritenuta inapplicabile, in  applicazione  della clausola  di salvaguardia, in fattispecie in cui il procedimento  era gia' iniziato, ed era in corso, alla data del primo ottobre 2003.

33.  Il      Do.  non versava, dunque, in alcuna della ipotesi che, a  norma  del Decreto Legge n. 269 del 2003, articolo 47, conv. in L. n.  326  del 2003,  consentivano  l'applicazione della piu' favorevole  disciplina previgente   ed  e'  priva  di  fondamento  normativo   la   ritenuta applicabilita'  sulla  base  della mera (e  pretesa)  esposizione  ad amianto,  alla  data del 2.10.2003, a prescindere dalla presentazione di una domanda amministrativa o di un accertamento giudiziale.

34.  Ne' sussistono le condizioni per il riconoscimento del beneficio alla  stregua  del  meno favorevole regime contributivo  giacche'  il ricorrente non aveva presentato domanda amministrativa di prestazione all'INAIL, entro il 15 giugno 2005, termine di decadenza "speciale" .

35.  In  definitiva  il lavoratore non si e' attivato,  entro  il  15 giugno   2005,   ponendo  in  essere  l'iniziativa   prescritta   dal Legislatore  (la  domanda all'INAIL entro tale  data)  per  invocare, fondatamente, la rivalutazione assicurativa dei periodi lavorativi di esposizione  all'amianto  anche alla stregua  della  disciplina  meno vantaggiosa.

36.  Corretta, in tali termini, la decisione di rigetto  della  Corte territoriale, restano da esaminare, in ultimo ma non per  importanza, i    profili   di   incostituzionalita'   denunciati   per   asserita discriminazione  tra  lavoratori,  tutti  esposti  all'amianto,   che abbiano  presentato  domanda  prima del 2.10.2003  oppure  prima  del 15.6.2005  oppure,  come  il  ricorrente,  non  l'abbiano  presentata affatto.

37.  A  prescindere dal rilievo che la denuncia muove da una premessa meramente assertiva - quale l'avvenuta esposizione all'amianto, nella specie,   per   l'appunto,  meramente  asserita   e   non   accertata giudizialmente   -   osserva   il   Collegio   che   i   rilievi   di incostituzionalita',  riproposti con  il  ricorso,  sono  gia'  stati offerti  al  vaglio  di questa Corte e sono stati disattesi  (v.,  ex multis,  tra le piu' recenti, Cass. 17503/2014) nei seguenti termini: "secondo   i   principi   enunciati  a  piu'  riprese   dalla   Corte Costituzionale   (cfr.,  ex  plurimis,  Corte   Costituzionale,   nn. 349/1985;    822/1988;   573/1990;   390/1995),    le    disposizioni modificatrici  in senso sfavorevole della precedente  disciplina  dei rapporti di durata emanate dal legislatore ai fini pensionistici, non devono  concretare  un regolamento irrazionale ed arbitrario,  lesivo delle  situazioni sostanziali poste in essere da leggi  precedenti  e frustrare l'affidamento dei cittadini nella sicurezza giuridica,  che e'  elemento  fondamentale  dello Stato  di  diritto.  Nella  specie, tuttavia,  la (comunque solo parziale) frustrazione delle aspettative pensionistiche  dei destinatari della L. n. 257 del  1992,  articolo  13, comma  8  (per  quanto,  ovviamente, gia' non  avessero  maturato  il diritto   alla   pensione)  non  si  connota  da   arbitrarieta'   ed irrazionalita', inserendosi al contrario in un complessivo quadro  di trasformazione radicale dell'istituto, nei termini e per  le  ragioni gia' diffusamente esposti" (Cass. 17503/2014 cit.).

38.  La Corte Costituzionale (sentenza n. 376 del 2008) ha, peraltro, gia'  confermato l'opzione interpretativa secondo cui la  maturazione del  diritto al conseguimento dei benefici previdenziali di cui  alla L.  n. 257, articolo 13, comma 8, prevista dalla L. n. 350 del 2003, articolo 3,  comma 132 (pur nella diversita' del testo rispetto al Decreto Legge n. 269 del 2003, articolo 47, comma 6-bis conv. nella L. n. 326 del 2003 che  fa riferimento    alla   maturazione   del   diritto   al    trattamento pensionistico)  coincide con il diritto a pensione, per  l'assorbente considerazione che la disposizione di cui alla L. n.  257  del  1992, articolo   13,   comma   8   non  ha  istituito  una  nuova   prestazione previdenziale,  ma  soltanto un sistema piu'  favorevole  di  calcolo della contribuzione per la determinazione della pensione, di tal  che non  si  puo'  "configurare la maturazione del  diritto  ai  benefici indipendentemente dal conseguimento del diritto a pensione".

39.  E  con  Cass.  n.  27602 del 2006 deve anche  ribadirsi  che  il discrimine  temporale  introdotto  nella  regolamentazione,  in   via transitoria, del passaggio dall'una all'altra disciplina,  si  spiega considerando che a fronte delle istanze amministrative gia'  proposte -  essendo  gia'  terminato, ovvero ancora in corso  il  procedimento (talvolta  molto  difficile  e  complesso)  per  l'accertamento   dei requisiti prescritti in precedenza - si rivelerebbe oltremodo gravoso ed  antieconomico  imporre la verifica del diritto  alla  luce  della normativa sopravvenuta.

40.  Inoltre,  quanto  alla  dedotta arbitraria  discriminazione  tra situazioni reputate uguali, i dubbi sollevati "trovano gia' risposta, nel  senso della loro infondatezza, nelle considerazioni svolte dalla Corte  Costituzionale nella ricordata sentenza n. 376/2008, ove viene puntualizzato che il legislatore ha dettato la disciplina transitoria inerente al passaggio da un regime ad un altro in correlazione con il mutamento di funzione e di struttura della misura disciplinata e che, considerando  che  tale  passaggio  comportava  un  trattamento  meno favorevole, ha voluto far salve alcune situazioni ritenute meritevoli di    tutela,   introducendo   disposizioni   derogatorie    rispetto all'immediata  applicazione della nuova disciplina; cio'  nell'ambito di    quell'ampia   discrezionalita'   che,   secondo   la   costante giurisprudenza   della  Corte  Costituzionale,  va  riconosciuta   al legislatore  "nella  fissazione delle norme di carattere  transitorio dettate  per  agevolare il passaggio da un regime ad un altro,  tanto piu' ove si tratti di disciplina di carattere derogatorio comportante scelte  connesse  all'individuazione delle categorie dei  beneficiari delle prestazioni di carattere previdenziale".

41.  Gli  argomenti svolti dal ricorrente, al fine di  promuovere  un nuovo  giudizio  di costituzionalita', non persuadono,  pertanto,  il Collegio  a  dissentire  dalle precedenti decisioni  della  Corte  di legittimita'.

 42. Del pari prive di rilevanza, nella vicenda all'esame, appaiono le numerose  censure che involgono le norme comunitarie, tutte sollevate muovendo dalla pretesa natura risarcitoria/indennitaria del beneficio in  questione,  esclusa, per converso, da costante giurisprudenza  di questa Corte.

 43.  In  particolare,  per  il  ricorrente,  la  normativa  nazionale applicabile  nella  specie comporta una ingiusta  decurtazione  della pensione, violando l'articolo 1 del Protocollo aggiuntivo della  CEDU,  e prospetta  la  violazione  del  divieto  di  discriminazione  di  cui all'articolo  14  della CEDU, chiedendo l'eventuale rinvio  pregiudiziale alla CGUE, sulla base dell'articolo 6 del Trattato di Lisbona.

44.  La  richiesta  non  e' da accogliere per la  ragione  assorbente secondo  cui, diversamente da quel che sostiene il ricorrente,  manca nella   specie  il  presupposto  applicativo  dell'articolo   267   TFUE, rappresentato dal fatto che il presente giudice nazionale  di  ultima istanza  sia  "investito di una controversia concernente  il  diritto dell'Unione".

45.  Infatti, non solo e' da escludere che la normativa  in  tema  di rivalutazione contributiva sia da considerare direttiva  europea,  ma e'  anche  da  precisare che, diversamente da quello che sostiene  il ricorrente,  la  pretesa violazione di norme della CEDU  e  dei  suoi Protocolli  non comporta l'applicabilita' del meccanismo  del  rinvio pregiudiziale alla CGUE, neppure per effetto dell'articolo 6 TUE, come si desume  da  orientamenti consolidati sia della  giurisprudenza  della stessa  CGUE  (vedi,  per tutte: sentenza 24 aprile  2012,  c-571/10, Kamberaj), sia della Corte costituzionale (vedi, per tutte:  sentenza n. 80 del 2011), sia di questa Corte (vedi, per tutte: Cass. nn.27102 e 4049 del 2013; Cass. 23066/2014 e numerose successive conformi).

46. Ancor meno si appalesano meritevoli di condivisione i profili  di disparita'  di  trattamento illustrati evocando il diverso  esito  di decisioni   di  merito,  asseritamente  favorevoli  alle   tesi   qui prospettate,  pronunciate con riferimento ad altri  dipendenti  della societa'   Alitalia   svolgenti,  secondo  il  ricorrente,   medesime mansioni, valendo, al riguardo, il principio secondo cui non  possono assumere  rilievo, nel presente giudizio, gli effetti  irretrattabili di decisioni rese in altri giudizi.

47.   Priva   di   fondamento  si  appalesa,  inoltre,   la   dedotta responsabilita'  dell'INPS per tardiva trasposizione delle  direttive comunitarie  in  materia  di  amianto:  l'intempestiva   o   inesatta armonizzazione della legislazione interna alle direttive  comunitarie postula una responsabilita' diretta dello Stato per inadempimento  di obbligazione  ex lege (v., da ultimo, Cass. 22480/2014 e  i  numerosi precedenti ivi richiamati), e, nella specie, e' dedotta, invece,  una responsabilita'  dell'INPS,  "quale  ente  ausiliario  cui  e'  stata delegata la funzione previdenziale" (cosi' si legge nel ricorso), del tutto estranea all'inadempimento dell'obbligazione in parola. 48.  Ne',  infine,  la  Corte territoriale  avrebbe  dovuto  comunque scrutinare   la   domanda   di  mero  accertamento   dell'esposizione all'amianto pure all'esito della ritenuta decadenza, diversamente  da quanto  propugnato  dal ricorrente, non potendo  aggirarsi  l'inerzia protratta  dall'assistito entro termini prescritti dal legislatore  a pena di decadenza da un diritto previdenziale, con l'accertamento del fatto  costitutivo di quel medesimo diritto per il quale la decadenza sia ormai maturata. 49.  Per  tutto  quanto sopra considerato il ricorso principale  deve essere respinto, assorbito l'incidentale condizionato dell'INPS.

50.  Le  obiettive  difficolta'  ricostruttive  della  disciplina  di riferimento, il consolidarsi solo in epoca successiva al deposito del ricorso di primo grado dell'orientamento giurisprudenziale del  quale si  e'  fatto  applicazione ed inoltre la peculiarita' della  vicenda all'esame del Collegio giustificano la compensazione delle spese  del giudizio.

51.  La  circostanza  che  il ricorso sia  stato  proposto  in  tempo posteriore  al 30 gennaio 2013 impone di dar atto dell'applicabilita' del Decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, articolo 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, articolo 1, comma 17.

52.  Invero,  in  base  al  tenore letterale della  disposizione,  il rilevamento   della   sussistenza  o   meno   dei   presupposti   per l'applicazione  dell'ulteriore contributo  unificato  costituisce  un atto  dovuto, poiche' l'obbligo di tale pagamento aggiuntivo  non  e' collegato  alla  condanna  alle spese, ma al  fatto  oggettivo  -  ed altrettanto  oggettivamente insuscettibile di diversa  valutazione  - del  rigetto  integrale  o della definizione in  rito,  negativa  per l'impugnante,  dell'impugnazione,  muovendosi,  nella  sostanza,   la previsione normativa nell'ottica di un parziale ristoro dei costi del vano  funzionamento dell'apparato giudiziario o della vana erogazione delle,  pur sempre limitate, risorse a sua disposizione (cosi'  Cass. Sez. Un. n. 22035/2014).

 

P.Q.M.

 

La Corte riunisce i ricorsi, rigetta il ricorso principale, assorbito l'incidentale  condizionato; compensa le spese del presente  giudizio di legittimita'. Ai  sensi  del Decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002, articolo 13, comma 1  quater,  da' atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente  principale dell'ulteriore importo a titolo di  contributo unificato  pari a quello dovuto per il ricorso a norma  dello  stesso articolo 13, comma 1 bis. Cosi' deciso in Roma, il 12 dicembre 2014.

 

Depositato in Cancelleria il 25 marzo 2015