Cassazione  Civile, Sez. lavoro, 08/03/2017, n. 5866.

In materia di rivalutazione contributiva, la più restrittiva disciplina non  ha effetto retroattivo.

Infatti, il Decreto Legge n. 269 del 2003, articolo 47, comma 6 bis convertito  con modificazioni dalla L. n. 326 del 2003, ed aggiunto in sede di conversione, fa salva l'applicazione delle disposizioni previgenti per i lavoratori che alla data di entrata in vigore del decreto legge (2.10.1993) abbiano gia' "maturato il diritto al trattamento pensionistico. Oltretutto la L. 24 dicembre 2003, n.350 articolo 3, comma 132, intervenendo di nuovo sulla materia ha ribadito l’applicazione della legge n. 257/1992 anche nei confronti di chi avesse già fatto domanda all’INAIL alla data del 02.10.2003 (massima dell’Avv. Ezio Bonanni).

Cassazione  Civile, Sez. lavoro, 08/03/2017, n. 5866- Rivalutazione contributiva e applicazione del regime più favorevole.

 

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

 

1. Con la sentenza 784/2011 la Corte d'appello di Genova in parziale riforma della sentenza di primo grado riconosceva a         Mo. Pi. Lu.  il diritto alla rivalutazione della contribuzione per esposizione ad amianto con il coefficiente 1,25 ai sensi del Decreto Legge 30 settembre 2003, n. 269 conv. in L. 24 novembre 2003, n. 326. A fondamento della decisione la Corte osservava che l'appellante al momento dell'entrata in vigore del nuovo piu' ridotto coefficiente non avesse diritto in base alla disciplina di legge a conservare il trattamento piu' favorevole precedentemente stabilito dalla L. n. 257 del 1992, articolo 13, comma 8 secondo il coefficiente di 1,5. Avverso la sentenza d'appello ha proposto ricorso per cassazione         Mo. Pi. Lu.  affidato ad un motivo. L'INPS resiste con controricorso.

 

MOTIVI DELLA DECISIONE

 

1. Con l'unico motivo di ricorso si denuncia difetto di motivazione ovvero contraddittoria insufficiente o in subordine contraddittoria; violazione e falsa applicazione di norme di diritto L. 27 marzo 1992, n. 257, articolo 13, comma 8; Decreto Legge 30 settembre 2003, n. 269, articolo 47 conv. in L. 24 novembre 2003, n. 326; L. n. 350 del 2003, articolo 3, comma 132 del Decreto Ministeriale 27 ottobre 2004, articolo 2, comma 1 della circolare Inps 58/2005 e della Circolare Inail 90/2004, della L. n. 247 del 2007, articolo 1, commi 20 e 21. In subordine eccezione di illegittimita' costituzionale del Decreto Legge 30 settembre 2003, n. 269, articolo 47 conv. in L. 24 novembre 2003, n. 326 per violazione degli articoli 1, 2, 3, 4, 24 e 32 Cost. e per lesione del principio di ragionevolezza perche' la Corte non aveva considerato che ai fini della maturazione del piu' favorevole regime di maggiorazione contributiva previsto dalla L. n. 257 del 1992, articolo 13, comma 8 era sufficiente aver subito il decennio di esposizione entro il 2.10.2003 ed aver presentato la domanda all'INAIL entro il 15.6.2005 come prevedeva il Decreto Ministeriale 27 ottobre 2004 non disapplicabile dal giudice ordinario.

 

2. Il motivo e' infondato. Esso investe la questione della disciplina intertemporale relativa all'assetto normativo determinatosi dopo la L. n. 326 del 2003 (di conversione del Decreto Legge n. 269 del 2003); dovendosi quindi stabilire fino a quando ed a chi si applichi la piu' favorevole normativa dei benefici contributivi dettata dalla L. n. 257 del 1992 e succ. mod. e da quando ed a chi occorra applicare la nuova piu' restrittiva normativa (stabilita dal Decreto Legge n. 269 del 2003, articolo 47 conv. con modificazioni dalla L. n. 326 del 2003). Si tratta di un aspetto importante perche' diversi appaiono nei due ambiti normativi la dimensione oggettiva e la finalita' della misura previdenziale in oggetto.

 

 3. La questione risulta da tempo chiarita nei suoi aspetti essenziali da questa Corte con un orientamento giurisprudenziale assestato e che per la sua rispondenza ai principi non appare sottoponibile a revisioni di sorta.

 

4. Dalle norme di legge in materia si evince anzitutto l'esclusione di qualsiasi effetto retroattivo della nuova piu' restrittiva disciplina posto che il Decreto Legge n. 269 del 2003, articolo 47, comma 6 bis conv. con mod. dalla L. n. 326 del 2003, ed aggiunto in sede di conversione, fa salva l'applicazione delle disposizioni previgenti per i lavoratori che alla data di entrata in vigore del decreto legge (2.10.1993) abbiano gia' "maturato il diritto al trattamento pensionistico"; nonche' per coloro che "fruiscono dei trattamenti di mobilita'" e per coloro che "abbiano definito la risoluzione del rapporto di lavoro in relazione alla domanda di pensionamento".

 

5. Si evince percio', gia' sulla scorta di questa prima previsione, che la nuova disciplina non potrebbe applicarsi a tutti coloro che avessero maturato i requisiti contributivi ed anagrafici previsti (dalle norme in vigore fino alla data del 2.10.2003) per ottenere la prestazione pensionistica, anche se la stessa prestazione non fosse stata richiesta dal lavoratore (e dovesse avere una decorrenza successiva alla stessa data).

 

6. In seguito, la L. 24 dicembre 2003, n. 350, articolo 3, comma 132 (legge finanziaria 2004) e' di nuovo intervenuto nella materia; ribadendo da una parte che resta salva la normativa previgente "in favore dei lavoratori che abbiano gia' maturato alla data del 2.10.2003, il diritto al conseguimento dei benefici previdenziali di cui alla L. 27 marzo 1992, n. 257, articolo 13, comma 8, e successive modificazioni"; e dall'altra che la stessa salvezza operi anche nei confronti di chi avesse gia' fatto domanda all'INAIL, o ottenuto una sentenza favorevole o avesse ottenuto una certificazione dell'INAIL ("coloro che hanno avanzato domanda di riconoscimento all'Inail o che ottengono sentenze favorevoli per cause avviate entro la stessa data. Restano valide le certificazioni gia' rilasciate dall'Inail.)

 

7. In sostanza, tale ultima norma ha fatto salvo il diritto di tutti i lavoratori che prima del 2.10.2003 avessero ottenuto o semplicemente richiesto all'Inail la certificazione dell'esposizione all'amianto, riconoscendo come intangibili detti accertamenti; ancorche' gli stessi lavoratori non avessero maturato alla stessa data e nel contempo i requisiti contributivi ed anagrafici per il diritto al trattamento pensionistico, o non avessero effettuato alcuna domanda all'Inps.

 

8. Solo se la domanda di certificazione all'INAIL fosse stata presentata in data successiva al 2.10.2003 si applica il nuovo regime stabilito dall'articolo 47.

 

 9. Dal combinato delle due normative risulta quindi che la piu' favorevole disciplina di cui alla L. n. 257 del 1992, articolo 13, comma 8 venga conservata non solo per chi avesse ottenuto sentenze favorevoli, o avesse effettuato domanda di pensionamento all'INPS prima del 2.10.2003, ma anche nei confronti di chi avesse effettuato domanda all'Inail, ed, a fortiori, nei confronti di avesse ottenuto una certificazione dall'INAIL; ed opera pure nei confronti di chi, a prescindere da qualsiasi domanda giudiziaria o amministrativa, avesse maturato il trattamento pensionistico prima della stessa data.

 

 10. Tale corrette conclusioni costituiscono ius receptum nella giurisprudenza di questa Corte (Cass. 15008/2005, 15679/2006, 8649/2012, 24998/2014) essendo stato da tempo affermato il principio secondo cui "in tema di benefici previdenziali in favore dei lavoratori esposti all'amianto, la L. 24 dicembre 2003, n. 350, articolo 3, comma 132, che - con riferimento alla nuova disciplina introdotta dal Decreto Legge 30 settembre 2003, n. 269, articolo47, comma 1 (convertito, con modificazioni, nella L. 24 novembre 2003, n. 326) - ha fatto salva l'applicabilita' della precedente disciplina, prevista dalla L. 27 marzo 1992, n. 257, articolo 13, per i lavoratori che alla data del 2 ottobre 2003 abbiano avanzato domanda di riconoscimento all'I.N.A.I.L. od ottenuto sentenza favorevoli per cause avviate entro al medesima data, va interpretato nel senso che; a) per maturazione del diritto deve intendersi la maturazione del diritto a pensione; b) tra coloro che non hanno ancora maturato il diritto a pensione, la salvezza concerne esclusivamente gli assicurati che, alla data indicata, abbiano avviato un procedimento amministrativo o giudiziario per l'accertamento del diritto alla rivalutazione contributiva".

 

11. Inoltre va pure chiarito che la salvaguardia del regime piu' favorevole operi anche nei confronti di chi avesse maturato il diritto a pensione per effetto dei medesimi contributi, come si evince oltre, che dalla logica applicazione della stessa legge, dalla lettera dell'articolo 47, comma 6 bis (aggiunto in sede di conversione) il quale ha fatto espressamente salva l'applicazione delle stesse previgenti disposizioni per i lavoratori che abbiano gia' maturato, alla data di entrata in vigore del presente decreto, il diritto di trattamento pensionistico "anche in base ai benefici previdenziali di cui alla L. 27 marzo 1992, n. 257, articolo 13, comma 8"; con cio' dovendosi ritenere definitivamente acclarato che per stabilire se si sia maturato il diritto a pensione (e quindi per avere diritto ai maggiori benefici di cui alla L. n. 257 del 1992) occorra tener conto anche dell'effetto derivante dalla piu' favorevole contribuzione stabilita dalla stessa L. n. 257 del 1992.

 

12. In base a questo quadro normativo, correttamente applicato dal giudice di merito, si evince dunque che non e' sufficiente aver subito un'esposizione ultradecennale entro il 2.10.2003 per maturare il diritto all'applicazione dei benefici previdenziali previsti dalla L. n. 257 del 1992, articolo 13, comma 8 poiche' la legge richiede che il lavoratore abbia invece maturato anche il trattamento pensionistico (ovvero i requisiti contributivi ed anagrafici richiesti dalla legge per accedere al pensionamento).

 

13. Nessuna estensione dell'ambito applicativo dell'articolo 13 cit., oltre quello delimitato dalla L. n. 362 del 2003, articolo 47, comma 6 bis e della L. n. 350 del 2003, articolo 3, comma 132 puo' derivare dalla successiva previsione del Decreto Ministeriale 27 ottobre 2004, articolo 1, comma 2 (avente natura di fonte meramente attuativa) richiamata in ricorso, la quale nello stabilire che le piu' favorevoli disposizione previgenti si applichino in "favore dei lavoratori che abbiano gia' maturato alla data del 2 ottobre 2003, il diritto al conseguimento dei benefici previdenziali di cui alla L. 27 marzo 1992, n. 257, articolo 13, comma 8 e successive modificazioni", non solo non stabilisce che ai fini in questione sia sufficiente che il periodo ultradecennale di esposizione si collochi entro la stessa data (secondo quanto affermato in ricorso). Ma al contrario deve ritenersi semplicemente confermativo di quanto contenuto nella normativa precedente in connessione alla quale deve essere interpretata; dovendosi pertanto essere intesa nel senso che il diritto al conseguimento dei benefici previdenziali previgenti vada determinato alla luce delle stesse regole legislative esaminate nei punti precedenti, e di cui lo stesso Decreto Ministeriale risulta meramente applicativo.

 

14. Ancor meno rileva ai fini in discorso la data del 15.6.2005 stabilita dalla stessa normativa regolamentare in questione (articolo 1, comma 2) per la presentazione della domanda all'INAIL (ovvero entro 180 giorni dall'entrata in vigore del Decreto Ministeriale 27 ottobre 2004). Tale data non solo non vale a prorogare in via autonoma il piu' favorevole regime precedente dei benefici per esposizione ad amianto, ma semmai, secondo la giurisprudenza di questa Corte, vale soltanto a segnare la fine del nuovo meno favorevole regime. Questa Corte di Cassazione infatti con sentenza n. 24998/2014 ha affermato che il termine di decadenza in discorso non si applichi nei confronti di chi abbia diritto (avendolo conservato anche dopo le modifiche della legislazione del 2003) all'applicazione della precedente disciplina di cui alla L. n. 257 del 1992, articolo 13, comma 8 (ad es. perche' in pensione prima della stessa legge). La decadenza in oggetto si applica invece - secondo la sentenza cit. - soltanto nei confronti di coloro che abbiano titolo per chiedere i minori benefici introdotti con il Decreto Legge n. 269 del 2003, articolo 47 conv. dalla L. n. 326 del 2003; ed il Decreto Ministeriale 27 ottobre 2004 che ha espressamente fissato questo nuovo termine di decadenza per ogni sorta di beneficio (per quelli stabiliti dalla L. n. 257 del 1992, articolo 13, comma 8 e per quelli previsti dal Decreto Legge n. 269 del 2003, articolo 47 conv. dalla L. n. 326 del 2003) non e' legittimo e deve essere pertanto disapplicato dai giudici ordinari.

 

15. E d'altra parte, sarebbe all'evidenza del tutto contraddittorio ed in contrasto con l'ordinamento, ove si affermasse da una parte che il regime della L. n. 257 del 1992, articolo 13, comma 8 resti salvo soltanto per coloro che abbiano avanzato domanda di riconoscimento all'Inail entro il 2.10.2003 (secondo quanto espressamente previsto dalla L. 24 dicembre 2003, n. 350, articolo 3, comma 132); e nel contempo sostenere che il medesimo regime valga anche per coloro che la domanda all'INAIL l'abbiano invece effettuata piu' tardi entro il 15.6.2005, per come stabilito dal Decreto Ministeriale 27 ottobre 2004, articolo 1, comma 2 avente mera natura attuativa.

 

16. Nessun fondato dubbio di costituzionalita' puo' essere sollevato sulla tenuta di tale assetto interpretativo, in quanto la normativa piu' volte richiamata (l'articolo 47, comma 6-bis introdotto dalla L. di conversione, e la Legge Finanziaria n. 350 del 2003, articolo 3, comma 132), disciplina il regime transitorio in considerazione del mutamento delle finalita' e dei presupposti della misura previdenziale in oggetto. Tali norme hanno ampliato e non ristretto l'ambito applicativo del regime piu' favorevole, avendo voluto far salve alcune situazioni ritenute meritevoli di tutela ed introdotto allo scopo disposizioni derogatorie rispetto all'immediata applicazione della nuova disciplina. Per altro verso le stesse disposizioni non hanno prodotto alcuna irragionevole discriminazione come ha riconosciuto dalla Corte Cost. con sentenza 376/2008 con la quale ha dichiarato inammissibile la questione di costituzionalita' sollevata in proposito; sulla scorta della considerazione secondo cui per orientamento giurisprudenziale costante - salvo il limite di ragionevolezza, qui non oltrepassato - va riconosciuta al legislatore ampia discrezionalita' nella fissazione delle norme di carattere transitorio dettate per agevolare il passaggio da un regime ad un altro, tanto piu' ove si tratti di disciplina di carattere derogatorio comportante scelte connesse all'individuazione delle categorie dei beneficiari delle prestazioni di carattere previdenziale.

 

17. Le considerazioni sin qui svolte impongono dunque di rigettare il ricorso e di condannare la ricorrente, rimasta soccombente, al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in dispositivo.

 

P.Q.M.

 

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio liquidate in complessivi euro 2600 di cui euro 2400 per compensi professionali, oltre 15% di spese generali ed accessori di legge. Cosi' deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 14 dicembre 2016. Depositato in Cancelleria il 8 marzo 2017