Cassazione  Civile- Sez. lavoro, Sentenza 03/06/2015, n. 11485


Il beneficio del pensionamento anticipato, ex art. 10 del d.l. 18 marzo 1994, n. 185 non è cumulabile, per lo stesso periodo, con l'accredito figurativo derivante dall'esposizione al rischio amianto di cui all'art. 13, comma 8, della legge 27 marzo 1992, n. 257. Resta tuttavia salva la possibilità per l'assicurato, che non abbia già fruito del prepensionamento o non abbia presentato domanda di pensionamento anticipato, di optare per l'uno o l'altro dei benefici (massima dell'Avv. Ezio Bonanni). 

 

Cassazione  Civile- Sez. lavoro, Sentenza 03/06/2015, n. 11485-Prepensionamento e rivalutazione per esposizione amianto


SVOLGIMENTO DEL PROCESSO E MOTIVI DELLA DECISIONE


 

1. Con ricorso del 18.04.2005, depositato in data 26.04.2005, il Sig. A.G. conveniva in giudizio l'INPS, esponendo di aver lavorato alle dipendenze di ACCIAIERIE DI CORNIGLIANO S.p.a., presso lo stabilimento siderurgico sito in (OMISSIS) dal 07.09.1976 all'agosto 1996 con le mansioni di magazziniere distributore. Riferiva che l'INAIL in data 22.08.2002 riconosceva l'avvenuta esposizione all'amianto dell' A. per il periodo dal 07.09.1975 al 18.08.1985. Chiedeva che il Tribunale adito dichiarasse il suo diritto alla rivalutazione dell'anzianità contributiva prevista dalla L. n. 257 del 1992, art. 13, comma 8 e successive modificazioni, in relazione al periodo lavorativo dal 19.08.1985 al 31.08.1996.

 

Instaurato il contraddittorio, nel corso dell'istruttoria veniva espletata CTU ambientale; il c.t.u. con relazione del 03.10.2006 quest'ultimo concludeva affermando che il ricorrente era stato esposto alle fibre d'amianto in concentrazione superiore ai limiti di cui al D.Lgs. n. 277 del 1991, art. 24 e ss. e sue modifiche e integrazioni nel periodo compreso fra il 07.09.1976 ed il 31.12.1992.

 

2. Il Tribunale di Genova, sezione Lavoro, con sentenza n. 1693/06 del 06.10.2006, condannava l'INPS a riconoscere al Sig. A. la rivalutazione dell'anzianità contributiva ai sensi della L. n. 257 del 1992, art. 13, comma 8 come modificato a seguito della L. n. 271 del 1993 per il periodo lavorativo 07.09.1976 - 3.12.1992, mediante applicazione del coefficiente 1,5 nei limiti di un massimo di 40 anni di contribuzione.

 

3. Con ricorso del 13.11.2006, depositato nella stessa data, l'INPS appellava la sentenza del Tribunale. L'INPS lamentava l'erroneità della decisione, di cui chiedeva la riforma, deducendo, in primo luogo, l'incumulabilità della rivalutazione contributiva per esposizione ad amianto con il prepensionamento ex L. n. 451 del 1994 ed, in secondo luogo, il mancato superamento dei limiti previsti dal D.Lgs. n. 277 del 1991, art. 24. In particolare l'INPS deduceva che il Tribunale non aveva esaminato la problematica relativa al prepensionamento di cui aveva usufruito l' A. ex L. n. 451 del 1994 che aveva consentito un aumento dell'anzianità contributiva sino a 10 anni per consentire ai lavoratore il raggiungimento del requisito dei 35 anni. Dei 1820 contributi dai quali era derivata la sua pensione di anzianità, ben 229 erano derivati dalla L. n. 451 del 1994. Aumentando l'anzianità effettiva (quale quella determinata in base al beneficio derivante dall'esposizione all'amianto) non si poteva escludere che fosse venuto meno il presupposto per ottenere il prepensionamento. Veniva meno l'interesse ad agire, tranne che il lavoratore potesse dimostrare che la maggiore anzianità contributiva ottenuta in forza della legislazione sull'amianto potesse determinare un accredito contributivo maggiore di quello conseguibile con il prepensionamento, perchè in tal caso potrebbe ottenere il riconoscimento della rivalutazione per la differenza fra i due istituti. Precisava infine che l' A. era stato in CIG per 113 settimane in cui non era stato esposto all'amianto.

 

4. Con la sentenza n. 525/07, del 9.5.2005 - 13 giugno 2008, corretta per errore materiale in data 3.10.2008, la Corte di Appello di Genova, sezione Lavoro, in riforma della sentenza impugnata, respingeva le domande formulate dal ricorrente in primo grado e non lo assoggettava a spese.

 

5. Avverso questa pronuncia ricorre per cassazione. Resiste con controricorso la parte intimata.

 

La ricorrente ha anche depositato memoria.

 

Motivi della decisione

 

1. Il ricorso è articolato in un unico motivo con cui il ricorrente denuncia insufficiente e contraddittoria motivazione ex art. 360 c.p.c., n. 5 circa il "riassorbimento" del trattamento di pensionamento anticipato di cui alla L. n. 185 del 1994, art. 10, con il beneficio dell'esposizione a fibre d'amianto di cui alla L. n. 257 del 1992, art. 13, comma 8. Secondo il ricorrente, seppur anche prima della L. n. 326 del 2003 non era consentito il cumulo dell'anzianità figurativa derivante dall'applicazione della legge in materia di amianto con quella derivante dall'applicazione della normativa in materia di prepensionamento, comunque coloro che avevano fruito del prepensionamento potevano optare per l'accredito dei contributi figurativi qualora venisse accertata l'esposizione all'amianto.

 

2. Il ricorso è infondato.

 

Non opera il criterio dell'assorbimento tra i due benefici (quello dell'accredito figurativo derivante dall'esposizione al rischio dell'amianto e quello del prepensionamento che parimenti consiste in un accredito figurativo), ma è possibile l'opzione tra i due sempre che l'assicurato, quale il ricorrente, non abbia già beneficiato del prepensionamento, nel qual caso non è possibile successivamente chiedere anche il beneficio derivante dall'esposizione all'amianto seppur solo per l'eventuale differenza di accredito contributivo. A tale principio si è ispirata la pronuncia di questa Corte (Cass., sez. lav., 9 luglio 2002, n. 9982), che ha affermato che il beneficio del prepensionamento previsto dal D.L. n. 516 del 1994, art. 5, convertito in L. n. 598 del 1994, per i lavoratori, dipendenti da società controllate dall'EFIM (ad eccezione delle società manifatturiere operanti nei settori difesa ed aerospaziale), in possesso di almeno trenta anni di anzianità contributiva ed assicurativa, con una maggiorazione di tale anzianità pari al periodo necessario per la maturazione del periodo minimo dei trentacinque anni prescritto dalle disposizioni in materia, non è applicabile nei confronti di quei lavoratori che abbiano già raggiunto tale periodo minimo mediante l'accredito figurativo derivante dall'esposizione al rischio dell'amianto, ai sensi della L. n. 257 del 1992, art. 13, comma 8.

 

Il principio suddetto è ora espressamente previsto dal D.L. 30 settembre 2003 n. 269, art. 47, comma 6 ter, convertito in legge, con modificazioni, dalla L. 24 novembre 2003, n. 326, art. 1. Tale disposizione, con riferimento ai benefici previdenziali ai lavoratori esposti all'amianto, ha previsto che i soggetti cui sono stati estesi, sulla base del presente articolo, i benefici previdenziali di cui alla L. 27 marzo 1992, n. 257, come rideterminati sulla base del presente articolo, qualora siano destinatari di benefici previdenziali che comportino, rispetto ai regimi pensionistici di appartenenza, l'anticipazione dell'accesso al pensionamento, ovvero l'aumento dell'anzianità contributiva, hanno facoltà di optare tra i predetti benefici e quelli previsti dal presente articolo. Ai medesimi soggetti non si applicano i benefici di cui al presente articolo, qualora abbiano già usufruito dei predetti aumenti o anticipazioni alla data di entrata in vigore del presente decreto.

 

Per altro verso poi il D.L. 16 maggio 1994, n. 299, art. 10, comma 5, convertito in legge, con modificazioni, dalla L. 19 luglio 1994, n. 451, art. 1, comma 1, prevede che le domande di pensionamento anticipato sono irrevocabili e devono essere presentate alle imprese di appartenenza dai lavoratori interessati in possesso dei requisiti di cui al comma 1, entro novanta giorni dalla data di approvazione del piano di pensionamento anticipato di cui al medesimo comma 1.

 

Nella specie il ricorrente, già titolare di pensione di anzianità per aver avuto accesso alla pensionamento anticipato, non può successivamente rivendicare, per lo stesso periodo, la rivalutazione contributiva per l'esposizione al rischio dell'amianto.

 

Del resto il ricorrente nell'originario ricorso non ha affatto espresso un'opzione per l'uno o l'altro beneficio sull'implicito presupposto della ritenuta loro cumulabilità.

 

3. Il ricorso va quindi rigettato.

 

Alla soccombenza in questo giudizio di cassazione consegue - ex art. 152 c.p.c. novellato - la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali di questo giudizio di cassazione nella misura liquidata in dispositivo.

 

P.Q.M.

 

La Corte rigetta il ricorso; condanna il ricorrente al pagamento delle spese di questo giudizio di cassazione liquidate in Euro 100,00 (cento) per esborsi oltre Euro 2.000,00 (duemila) per compensi d'avvocato ed oltre accessori di legge.

 

Così deciso in Roma, il 11 marzo 2015.

 

Depositato in Cancelleria il 3 giugno 2015