Cassazione Civile, Sez. VI, Sentenza, 09-02-2015, n. 2351


In materia di tutela previdenziale dei lavoratori esposti ad amianto, il beneficio della rivalutazione contributiva della posizione assicurativa di cui all’art. 13,  comma 8, l. 27 marzo 1992 n. 257, è autonomo rispetto al diritto alla pensione e può essere fatto valere a prescindere dall’avvenuto pensionamento, traducendosi in una modalità più favorevole di calcolo della contribuzione per la determinazione della pensione medesima.  Pertanto la prescrizione del diritto alla rivalutazione ha carattere definitivo ed incide non solo sui singoli ratei di maggiorazione.


SVOLGIMENTO DEL PROCESSO


Con  sentenza  depositata in data 25/3/2013 la Corte  di  appello  di Salerno  confermava la sentenza del Tribunale della stessa  sede  che aveva  rigettato  le domande proposte da       Gr. Ma. ,      Ca.    An. ,          Sa. Mi.   (in qualita'  di  erede  di       Tr.      Ma. ),       Pa. Ri. ,     Ba. Lu.  e        La. An.   (in qualita' di erede di           De. Mo. Er. ) intese ad ottenere  il riconoscimento  del  beneficio della rivalutazione  contributiva  per esposizione all'amianto L. n. 257 del 1992, ex articolo 13,  comma  8,  e successive  modifiche, in relazione all'attivita'  lavorativa  svolta alle dipendenze della Marzotto Sud S.p.A.. Differenti erano state  le ragioni  che  avevano  indotto i giudici di merito  a  respingere  le azionate  domande. Il giudice di primo grado aveva, infatti, ritenuto l'improponibilita'  delle domande per avere i  ricorrenti  omesso  di presentare all'I.N.P.S. l'istanza per il conseguimento degli invocati benefici.   La   Corte  territoriale,  superata  preliminarmente   la questione della necessita' di una domanda amministrativa (in  ragione del  fatto che gli assicurati, non rientrando nella disciplina di cui al  Decreto Legge  n.  269  del  2003,  articolo 47, comma  5,  non  erano  tenuti obbligatoriamente alla presentazione di tale domanda e, comunque, del fatto  che una domanda era stata presentata all'INAIL) escludeva  che si fosse verificata la decadenza "SPECIALE" di cui al Decreto Legge n. 269 del 2003,  articolo 47, comma 5, convertito nella L. n. 326 del 2003 (essendo gli appellanti titolari di pensione da epoca precedente l'entrata  in vigore  del  Decreto Legge n. 269 del 2003, articolo 47) nonche' quella "generale" di cui alla L. n. 639 del 1970, articolo 47 (ritenendo che tale decadenza non  potesse trovare applicazione in assenza di un obbligo di domanda amministrativa);  rigettava tuttavia il gravame ritenendo  che  fosse maturata   la  prescrizione  decennale  decorrente  dalla   data   di pensionamento  (rilevando che, senza ulteriori atti interruttivi,  la domanda giudiziaria nei confronti dell'I.N.P.S. era stata presentata, per  tutti  i  ricorrenti, dopo la scadenza del suddetto  termine  di prescrizione). Avverso  tale sentenza       Gr. Ma. ,        Ca. An. ,     Sa.     Mi.   (in  qualita' di erede di            Tr. Ma. ),     Pa.  Ri. ,       Ba. Lu.  e      La. An.  (in qualita'  di  erede  di            De. Mo. Er. ) propongono ricorso per cassazione  fondato su due motivi. Resiste  con  controricorso  l'I.N.P.S. e  formula  altresi'  ricorso incidentale condizionato. L'I.N.A.I.L.  ha  depositato procura speciale  in  calce  al  ricorso notificato. I ricorrenti e l'I.N.P.S. hanno depositato memorie ai sensi dell'articolo 378 cod. proc. civ..

 

MOTIVI DELLA DECISIONE

 

1.  Con  il  primo  motivo i ricorrenti denunciano la  violazione  ed erronea  applicazione degli articoli 2934, 2935 E 2938 cod.  civ.,  112, 329,  346  e  436 cod. proc. civ. (articolo 360 c.p.c., nn. 3  e  4).  Si dolgono del fatto che il diritto alla rivalutazione contributiva  non sia  stato considerato imprescrittibile, dovendosi ritenere,  invece, colpiti  da prescrizione i ratei maturati oltre il termine decennale. Lamentano  in  ogni  caso  che  non  sia  stato  considerato  che  la fondatezza  dell'eccezione di prescrizione per mancato esercizio  del diritto  comporta l'esistenza di un diritto che non viene  esercitato laddove, nel caso di specie, se pure potesse prefigurarsi una nascita ex  lege  del diritto alla maggiorazione contributiva, era necessaria per la sua sussistenza una "correlazione con il relativo presupposto" e  cioe' che fosse accertata l'avvenuta esposizione ultradecennale al rischio  qualificato  amianto. Sostengono, conseguentemente,  che  il dies  a  quo per la decorrenza del termine prescrizionale non potesse essere  individuato nella erogazione della prestazione  pensionistica non  integrata ma nel rilascio della certificazione da parte dell'I.N A.I.L.  (solo  da questo momento, infatti, il diritto  poteva  essere fatto  valere). Si dolgono anche del fatto che la Corte  territoriale abbia  ritenuto  fondata una eccezione di prescrizione ("quinquennale ovvero   decennale   dei   ratei")   solo   genericamente   sollevata dall'I.N.P.S.. 2.  Con  il secondo motivo i ricorrenti denunciano l'omessa decisione in  ordine all'ammissione delle prove per testi ed alla nomina di  un consulente  tecnico  d'ufficio  per  l'accertamento  dell'esposizione ambientale a rischio amianto. 3.  Con l'unico motivo di ricorso incidentale l'I.N.P.S. denuncia  la violazione  della L. 11 agosto 1973, n. 533, articoli 7 e 8 e  dell'articolo 443  cod.  proc.  civ. (articolo 360 c.p.c., n. 3). Censura  la  sentenza impugnata  nella parte in cui ha ritenuto proponibili le domande  pur in  assenza  di  preventiva  domanda  amministrativa  di  prestazione all'I.N.P.S.  e  della conseguente non assoggettabilita'  dell'azione giudiziaria alla decadenza di cui al Decreto del Presidente della Repubblica n. 639 del 1970, articolo 47. 4.  Il primo motivo di ricorso principale non e' fondato (e determina l'assorbimento del secondo motivo di ricorso principale oltre che del ricorso incidentale). Quanto  al  rilievo  relativo  alla  genericita'  dell'eccezione   di prescrizione formulata dall'I.N.P.S., questa Corte ha gia'  da  tempo affermato   che,   in   tema  di  prescrizione  estintiva,   elemento costitutivo  della relativa eccezione e' l'inerzia del  titolare  del diritto  fatto  valere  in giudizio, mentre la  determinazione  della durata   di   questa,  necessaria  per  il  verificarsi  dell'effetto estintivo,   si  configura  come  una  "quaestio  iuris"  concernente l'identificazione del diritto stesso e del regime prescrizionale  per esso previsto dalla legge. Ne consegue che la riserva alla parte  del potere  di sollevare l'eccezione implica che ad essa sia fatto  onere soltanto  di  allegare  il  menzionato  elemento  costitutivo  e   di manifestare la volonta' di profittare di quell'effetto, non anche  di indicare  direttamente o indirettamente (cioe'  attraverso  specifica menzione della durata dell'inerzia) le norme applicabili al  caso  di specie,  l'identificazione delle quali spetta al potere - dovere  del giudice,  di guisa che, da un lato, non incorre nelle preclusioni  di cui  agli  articoli  416  e 437 cod. proc. civ. la parte  che,  proposta originariamente  un'eccezione di prescrizione  quinquennale,  invochi nel   successivo   corso  del  giudizio  la  prescrizione   ordinaria decennale,  o  viceversa; e, dall'altro lato,  il  riferimento  della parte  ad  uno  di  tali  termini non priva  il  giudice  del  potere officioso  di  applicazione (previa attivazione  del  contraddittorio sulla  relativa questione) di una norma di previsione di  un  termine diverso - cfr. Cass. Sez. un. n. 10955 del 25 luglio 2002; id.  Cass. n.  21377 del 10 novembre 2004; Cass. n. 25025 del 24 novembre  2006; Cass.  n.  11843  del 22 maggio 2007; Cass. n. 21752 del  22  ottobre 2010; Cass. n. 1064 del 20 gennaio 2014. Nella  fattispecie,  quindi,  la  Corte  di  appello,  nell'esaminare l'eccezione  di prescrizione (tempestivamente sollevata dall'I.N.P.S. in  sede  di comparsa di costituzione nel giudizio di primo  grado  e riproposta  in  sede  di appello), ben poteva d'ufficio,  nell'ambito della  "quaestio iuris" ritualmente devolutale, non solo  determinare il  regime  prescrizionale applicabile, bensi' anche identificare  il termine di decorrenza della prescrizione stessa. Quanto  alle  ulteriori censure, vanno innanzitutto  rilevati  alcuni profili di inammissibilita'. A  sostegno della imprescrittibilita' del diritto per cui e' causa  i ricorrenti  richiamano la pronuncia di questa Corte a sez.  unite  n. 10955  del  25/7/2002 ed il passaggio contenuto nella stessa  secondo cui: "....ferma   restando   l'imprescrittibilita'   del   diritto    alla prestazione  previdenziale  o assistenziale  garantita  dall'articolo  38 Cost.  in quanto connesso ad uno status del cittadino, si prescrivono (oppure  da  essi si puo' decadere), invece, i diritti esclusivamente patrimoniali, cioe' i singoli crediti periodicamente risorgenti  (che maturano per ciascun mese o da scadenza di un periodo piu' lungo), in quanto  sono  espressione  del diritto  alla  prestazione  e  vengono denominati  ratei. Tuttavia i ricorrenti non specificano  le  ragioni per  le  quali  il  beneficio  di  cui  si  discute  dovrebbe  essere assimilato  ad  alcuno  dei  diritti presi  in  considerazione  nella decisione  sopra  citata. Ne' invero risulta denunciata  una  qualche illogicita'   giuridica  nella  ricostruzione   dell'intero   sistema normativo in relazione alla, da una parte, ritenuta insussistenza  di un  obbligo di domanda amministrativa e correlativa esclusione  della decadenza  "generale"  di  cui alla L.  n.  639  del  1970,  articolo  16 (questioni  collegate  a  quella per cui  e'  causa  e  sulle  quali, peraltro, non puo' dirsi formato il giudicato in ragione del  ricorso incidentale proposto dall'I.N.P.S.) e, dall'altra, ritenuta  maturata prescrizione. In  ogni  caso  la giurisprudenza di questa Corte ha ormai  da  tempo affermato, anche con riferimento alle domande giudiziarie avanzate da soggetti gia' pensionati, che cio' che si fa valere non e' il diritto al   ricalcolo   della   prestazione   pensionistica,   ovvero   alla rivalutazione  dell'ammontare  dei  singoli  ratei  erroneamente   (o ingiustamente)  liquidati  in sede di determinazione  amministrativa, bensi'  il  diritto a un beneficio che, seppure previsto dalla  legge "ai fini pensionistici" e ad essi, quindi, strumentale, e' dotato  di una   sua  specifica  individualita'  e  autonomia,  operando   sulla contribuzione ed essendo ancorato a presupposti propri e distinti  da quelli in presenza dei quali era sorto (o sarebbe sorto) - in base ai criteri ordinati - il diritto al trattamento pensionistico. E'  stato cosi'  innanzitutto  chiarito: "E opportuno anche  rilevare  che  dal sistema   e'   ricavabile  l'onere  degli  interessati  di   proporre all'istituto gestore dell'assicurazione pensionistica la  domanda  di riconoscimento del beneficio per esposizione all'amianto,  nonostante incertezze lessicali del legislatore (cfr. Cass. n. 15008/2005)".  E' stato, poi, precisato che "nel caso di specie si tratta di rivalutare non   gia'   l'ammontare  di  singoli  ratei  bensi'   i   contributi previdenziali necessari a calcolare la pensione originaria"  -  Cass. 12685  del 19 maggio 2008; Cass. n. 7527 del 29 marzo 2010; Cass.  n. 8926  del  19 aprile 2011; Cass. n. 6331 del 19 marzo 2014; Cass.  n. 7934  del 4 aprile 2014; Cass. n. 13578 del 13 giugno 2014 - ed anche specificato  che  neppure e' validamente invocabile il  principio  di imprescrittibilita'  del  diritto  a  pensione,   in   quanto   "tale particolarissimo  regime  non si estende a tutte  le  singole  azioni relative  alla  costituzione  della  posizione  contributiva.  E  del carattere sostanzialmente costitutivo del procedimento amministrativo e  dell'azione  in giudizio diretto al riconoscimento  del  beneficio contributivo per esposizione all'amianto sembra non potersi dubitare, stanti  i  vincoli sostanziali, temporali e procedurali  posti  dalla legislazione  in materia" - cfr. Cass. n. 1629 del 3  febbraio  2012; id.  Cass.  n. 11400 del 6 luglio 2012; Cass. n. 14531 del 16  agosto 2012;  Cass. n. 14472 del 14 agosto 2012; Cass. n. 20031 e 20032  del 15  novembre 2012; Cass. n. 27148 del 4 dicembre 2013; Cass. n.  4778 del   27   febbraio   2014  -.  L'affermazione  che   la   protezione costituzionale   del  diritto  previdenziale  -  che   ne   determina l'imprescrittibilita'  - "non si estende a tutte  le  singole  azioni relative  alla costituzione della posizione contributiva"  era  stata gia'  contenuta nelle decisioni di questa Corte n. 7138 del 29  marzo 2011 e n. 12052 del 31 maggio 2011. In  senso analogo si e' espressa Cass. n. 11399 del 6 luglio 2012 che ha  valorizzato la circostanza che l'esposizione all'amianto e la sua durata   sono  "fatti"  la  cui  esistenza  e'  conosciuta   soltanto dall'interessato, tenuto, pertanto, a portarli a conoscenza dell'ente previdenziale    onerato   dell'applicazione    del    moltiplicatore contributivo attraverso un'apposita domanda amministrativa e a  darne dimostrazione. Nella  sentenza  n.  6382 del 24 aprile 2012,  e  con  riguardo  alla questione della decadenza "generale" di cui all'articolo 47, si e' ancora piu' espressamente operata una distinzione tra il diritto per cui  e' causa  ed  il  diritto a pensione cosi' precisandosi: "La  richiamata decisione  di  questa Corte n. 12720/2009 appare non  pertinente  nel caso  in  esame perche', come gia' detto, nella presente controversia non   si   dibatte  del  diritto  all'adeguamento  della  prestazione previdenziale  gia' ottenuta. La sollevata questione di  legittimita' costituzionale  della  norma  di  cui  all'articolo  47  per   violazione dell'articolo  38 Cost. (.....) appare comunque manifestamente  infondata in  quanto  il termine decadenziale appare congruo in ordine  ad  una piena    ed    effettiva    tutela    e    garanzia    dell'interesse costituzionalmente garantito del diritto a pensione, che -  nel  caso in  esame - peraltro non viene affatto travolto in quanto tale  dalla norma in discussione. Si tratta di benefici aggiuntivi che, richiesti in  via amministrativa, andavano poi rivendicati entro un termine del tutto  ragionevole,  al  Giudice, il che non e'  avvenuto  per  fatto addebitabile al ricorrente, il quale certamente cosi' agendo  non  ha perso   l'effettivita'  del  diritto  (nel  suo  nucleo  sostanziale) riconosciutogli all'articolo 38 Cost.". Va  anche richiamata la pronuncia della Corte cost 26 febbraio  2010, n.  71  che, ribadendo che il diritto a pensione, come gia' affermato dalla   precedente   Corte  cost.  22  luglio  1999,   n.   345,   e' "fondamentale, irrinunciabile e imprescrittibile", ha dichiarato  non fondata  la  questione  di legittimita' costituzionale  della  L.  24 dicembre  2007, n. 244, articolo 2, comma 504, osservando che  "la  norma censurata non contrasta, poi, con gli articoli 31 e 37 Cost., in  quanto non  incide  sull'an del diritto alla pensione, ma solo marginalmente sul quantum, laddove il mancato aumento del trattamento previdenziale goduto  da chi, alla data di entrata in vigore del Decreto Legislativo n. 151  del 2001,  gia'  era  in  pensione,  non  vale  a  far  considerare  tale emolumento  insufficiente ai fini della tutela  imposta  dalle  norme costituzionali indicate". La  giurisprudenza di legittimita' e', dunque, ormai attestata  sulla configurabilita' del beneficio della rivalutazione contributiva della posizione assicurativa come un diritto autonomo rispetto al diritto a pensione (solo questo primario ed intangibile - Cass., sez.  un.,  10 giugno  2003,  n. 9219 -) che sorge in conseguenza del "fatto"  della esposizione  ad  amianto e determina una maggiorazione  pensionistica avente  in un certo qua modo natura risarcitoria, e cio' perche'  nel sistema  assicurativo  -  previdenziale  la  posizione  assicurativa, nonostante   la   sua  indubbia  strumentalita',   "costituisce   una situazione  giuridica  dotata  di una  sua  precisa  individualita'", potendo spiegare effetti molteplici, anche successivamente alla  data del pensionamento, e costituire oggetto di autonomo accertamento. Non si e', allora, in presenza di una prestazione previdenziale a se' stante   ovvero  di  una  pretesa  all'esatto  adempimento   di   una prestazione previdenziale (pensione) riconosciuta solo in parte ma di una situazione giuridica ricollegabile ad un "fatto" in relazione  al quale viene ad essere determinato - in via meramente consequenziale - con  la maggiorazione, il contenuto del diritto alla pensione  (la disposizione di cui alla L. n. 257 del 1992, articolo 13, comma 8,... non ha  istituito  una nuova prestazione previdenziale,  ma  soltanto  un sistema  piu'  favorevole  di  calcolo  della  contribuzione  per  la determinazione della pensione" - cosi' Corte cost. 20 novembre  2008, n. 376 -). Il  lavoratore, laddove abbia la consapevolezza della esposizione  ad amianto, puo', a prescindere dalla questione se sia o meno pensionato e  da  quando, agire in giudizio, previa domanda amministrativa,  per far  valere il suo autonomo diritto. Non, dunque, per rivendicare una componente essenziale del credito previdenziale da liquidarsi  ovvero gia'  liquidato (parzialmente), bensi' per chiedere qualcosa di nuovo e di autonomo. Alla  luce  del suddetto orientamento (confermato dalla  recentissima Cass. n. 17941 del 13 agosto 2014) non vi e' ragione per non ritenere che,  proprio perche' vi e' differenza tra diritto alla rivalutazione contributiva  e  diritto  alla pensione nonche'  diritto  ai  singoli ratei, la prescrizione del diritto alla rivalutazione e' definitiva e non puo' incidere solo sui singoli ratei (di maggiorazione). Nella fattispecie in esame la Corte territoriale ha ritenuto, con una motivazione in fatto che non ha formato oggetto di specifica  censura da parte dei ricorrenti (ancorche' nella prospettiva della novella di cui  al  Decreto Legge  22  giugno 2012, n. 83, articolo 54,  comma  1,  lettera  b, convertito  dalla L. 7 agosto 2012, n. 134, nei termini  chiariti  da Cass., Sez. Un., n. 8053 del 7 aprile 2014), che detta consapevolezza fosse coincisa con il pensionamento (essendo gia' a tale data "nota e rimediabile  la lesione del gia' maturato diritto alla  maggiorazione contributiva, in sussistenza delle medesime condizioni di esposizione all'amianto gia' accertate da questa Corte con sentenza n.  1169/2010 del  27/10/2010  ed  altre successive"); era da tale  momento  che  i lavoratori potevano agire in giudizio. 5. Alla luce delle considerazioni che precedono il ricorso principale deve essere rigettato (con assorbimento di quello incidentale). 6.  La  controvertibilita'  e complessita' delle  questioni  trattate giustifica la compensazione tra le parti delle spese processuali. 7.  La  circostanza  che  il  ricorso sia  stato  proposto  in  tempo posteriore  al 30 gennaio 2013 impone di dar atto dell'applicabilita' del Decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, articolo 13, comma 1 quater, nel testo introdotto  dalla  L. 24 dicembre 2012, n. 228,  articolo  1,  comma  17. Invero,   in   base  al  tenore  letterale  della  disposizione,   il rilevamento   della   sussistenza  o   meno   dei   presupposti   per l'applicazione  dell'ulteriore contributo  unificato  costituisce  un atto  dovuto, poiche' l'obbligo di tale pagamento aggiuntivo  non  e' collegato  alla  condanna  alle spese, ma al  fatto  oggettivo  -  ed altrettanto  oggettivamente insuscettibile di diversa  valutazione  - del  rigetto  integrale  o della definizione in  rito,  negativa  per l'impugnante,  dell'impugnazione,  muovendosi,  nella  sostanza,   la previsione normativa nell'ottica di un parziale ristoro dei costi del vano  funzionamento dell'apparato giudiziario o della vana erogazione delle,  pur sempre limitate, risorse a sua disposizione (cosi'  Cass. Sez. Un. n. 22035/2014).

 

P.Q.M.

 

La Corte riunisce i ricorsi, rigetta il ricorso principale, assorbito l'incidentale  condizionato; compensa le spese del presente  giudizio di legittimita'. Ai  sensi  del Decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002, articolo 13, comma 1  quater,  da' atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte dei ricorrenti  principali dell'ulteriore importo a titolo di  contributo unificato  pari a quello dovuto per il ricorso a norma del cit.  articolo 13, comma 1 bis.

 

Cosi' deciso in Roma, il 12 dicembre 2014. Depositato in Cancelleria il 9 febbraio 2015