Cassazione Civile, 27 agosto 2014, n. 18304

Responsabilità del medico per mancata informazione al paziente circa l'inadeguatezza della struttura.

 

 

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

 

In  relazione alla domanda originariamente proposta nei confronti dei medici dr.      Pa. So.  e        Ra. Al.  nonche' della societa' Friuli  Coram di Cordaro Prof. Mario & C. s.a.s. dai sigg.      Ar.     Al.  e        Zu. Cl. , di risarcimento dei danni lamentati  in conseguenza di errato trattamento anticellulitico a base di ossigeno- ozono  a quest'ultima dalla  Pa.  effettuato il 9/7/1992 presso  il laboratorio  di  analisi e ricerche gestito dalla predetta  societa', con sentenza del 23/5/2007 la Corte d'Appello di Trieste, in parziale accoglimento  dei gravami interposti dalla suddetta  societa'  Friuli Coram (in via principale) e dal    Ra.  (in via incidentale)  e  in conseguente  parziale riforma della pronunzia Trib. Udine  3/11/2003, ha  escluso  la  responsabilita' di quest'ultimo e della   Pa. ,  e conseguentemente della chiamata in manleva societa' Axa Assicurazioni s.p.a. (avente causa dalla societa' Abeille s.p.a.). Ha  confermato invece la responsabilita' della societa' Friuli  Coram di  Cordaro  Prof.  Mario  &  C. s.a.s., rideterminando  peraltro  in diminuzione  l'ammontare  a  titolo  di  risarcimento  a  suo  carico liquidato dal giudice di prime cure. Avverso  la  suindicata pronunzia della corte di merito  la  societa' Friuli  Coram s.r.l. (gia' Friuli Coram di Cordaro Prof. Mario  &  C. s.a.s.) propone ora ricorso per cassazione, affidato ad unico motivo. Resiste  con  controricorso  la   Pa. ,  che  ha  presentato  anche memoria. Gli altri intimati non hanno svolto attivita' difensiva. Con  ricorso sub R.G. n. 18963/2008 propone impugnazione altresi'  la    Zu. , sulla base di 7 motivi. Resistono con separati controricorsi la societa' Friuli Coram  s.r.l. (gia'  Friuli Coram di Cordaro Prof. Mario & C. s.a.s.) e la  Pa. , che hanno presentato pure memoria. Resistono con ulteriori controricorsi il    Ra.  e la societa'  Axa Assicurazioni   s.p.a.,   entrambi  spiegando   ricorso   incidentale condizionato.

 

MOTIVI DELLA DECISIONE

 

Va  pregiudizialmente disposta la riunione di tutti i ricorsi ex articolo 335 c.p.c.. Con  unico motivo la ricorrente societa' Friuli Coram s.r.l. denunzia violazione  degli  articoli 1218, 2043 e 2697  c.c.,  articoli  115  e  116 c.p.c., in relazione all'articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3. Si   duole  che  la  corte  di  merito  abbia  erroneamente   escluso "qualsivoglia  responsabilita'"  della   Pa. ,  argomentando  dalla "natura   della  azione  (extracontrattuale)"  nei  confronti   della medesima  proposta  dalla     Zu.  (e  dal  marito      Ar. ),  e considerando  non  assolto  l'onere probatorio  su  costoro  ritenuto incombente. Lamenta avere la corte di merito fatto "malgoverno" delle "risultanze processuali  acquisite",  non  avendo  essa  tenuto  in  qualsivoglia considerazione  la  CTU disposta d'ufficio, in virtu'  del  principio dell'acquisizione probatoria invero nella specie idonea a  costituire fonte oggettiva di prova. Con  il 7 motivo la ricorrente    Zu.  denunzia violazione e  falsa applicazione  degli  articoli  2697, 2735  e  2043  c.c.,  in  relazione all'articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3; nonche' "difetto di motivazione", in relazione all'articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 5. Lamenta  di non comprendere "come abbia potuto la Corte d'Appello  di Trieste   giungere  all'opposta  conclusione  della   esclusione   di responsabilita'" della  Pa. , "immotivatamente disattendendo la CTU del  dr.    Ne.  e le successive integrazioni ... ed  assumendo  la propria decisione sulla base di un imprecisato contrasto tra CTU  del dr.     Ba.  e quella del dott.     C. , oltre che disattendendo una prova documentale, quale la deposizione penale della stessa dott.  Pa. ,  in  cui  e'  descritto, con confessione stragiudiziale,  il trattamento praticato ... il 09/07/92". I  motivi,  che possono congiuntamente esaminarsi in quanto connessi, sono fondati e vanno accolti nei termini di seguito indicati. E' rimasto nel caso accertato che tra la societa' Friuli Coram s.r.l. e  la     Zu.   fu  stipulato un contratto  avente  ad  oggetto  la sottoposizione di quest'ultima, presso il laboratorio  di  analisi  e ricerche della prima, ad "una serie di trattamenti di elettroliposi". E  che  nell'"ambito organizzativo" della detta societa' quest'ultima fu  "al  contrario  sottoposta dalla  Pa.   ad  un  trattamento  di ossigeno-ozonoterapia", che la medesima aveva "autonomamente deciso e concordato"  con la    Zu. , all'esito del quale subi'  "un'embolia polmonare,   un   arresto  cardio-respiratorio,   una   fibrillazione ventricolare, un'ischemia cardiaca e un'embolizzazione cerebrale". Pur  essendo  di  "facile esecuzione", sulla scorta della  prima  CTU disposta  nel corso del giudizio di 1 grado il suddetto  trattamento estetico  e'  stato dai giudici di merito ritenuto nella specie  "ne' congruo   ne'   adeguato",  in  quanto  effettuato   "nonostante   la controindicazione dell'intervento chirurgico all'utero cui  l'attrice si  era  sottoposta una decina di giorni prima", e benche'  vi  fosse gia'  stata la "preliminare esecuzione dell'elettroliposi", che  "non avrebbe  dovuto  consentire,  per  ottemperanza  a  norme  di  comune prudenza,  la  somministrazione della miscela ossigeno-azoto,  idonea nel  favorire una riduzione della viscosita' ematica, e la formazione di trombi embolizzanti". La corte di merito e' altresi' pervenuta ad affermare, in base a tale CTU,  che  "derivando  dalla mobilizzazione  dei  trombi  presenti  a livello di vasi pelvici e ... mobilizzati dalla controindicata ozono- ossigenoterapia", l'embolia polmonare subita dalla    Zu.  fu "meno probabilmente  di  origine trombotica" e "piu' probabilmente  ...  di origine  gassosa"; e argomentando dalla "nota sostanziale  innocuita' della   ozono-ossigenoterapia,  se  praticata  in  modo  congruo   ed adeguato",  ne  ha tratto la derivazione "dall'uso  di  tecniche  non congrue  e non adeguate, per dosi non corrette, e/o per modalita'  di somministrazione  non  corrette, e/o  per  l'uso  di  macchinari  non efficienti". Orbene,  correttamente la corte di merito ha a tale stregua ravvisato la   responsabilita'  della  societa'  Friuli  Coram,  titolare   del laboratorio  ove e' stato "materialmente eseguito l'intervento"  alla    Zu. , pur non essendo la  Pa.  legata a tale societa' da alcun tipo di rapporto contrattuale. Il  giudice  del  gravame  di  merito  ha  al  riguardo  fatto  piena applicazione   dei  principi  consolidati  nella  giurisprudenza   di legittimita' in base ai quali il paziente che agisce in giudizio deve provare  il  contratto  e  allegare  l'inadempimento  del  sanitario, restando  a  carico  del  debitore (medico e/o  struttura  sanitaria) l'onere  di dimostrare che la prestazione e' stata eseguita  in  modo diligente, e che il mancato o inesatto adempimento e' dovuto a  causa a  se'  non  imputabile,  in quanto determinato  da  impedimento  non prevedibile ne' prevenibile con la diligenza nel caso dovuta. In  base alla regola di cui all'articolo 1218 c.c., il paziente-creditore ha  in  effetti il mero onere di provare il contratto e  allegare  il relativo inadempimento o inesatto adempimento, e cioe' la difformita' della prestazione ricevuta rispetto al modello normalmente realizzato da  una condotta improntata alla dovuta diligenza, non essendo invece tenuto a provare la colpa del medico e/o della struttura sanitaria, e la  relativa gravita' (v. Cass., Sez. Un., 11/1/2008, n. 577;  Cass., 13/4/2007, n. 8826; Cass., 24/5/2006, n. 12362; Cass., 21/6/2004,  n. 11488. Da ultimo v. Cass., 11/11/2011, n. 23564; Cass., 9/10/2012, n. 17143). Incombe infatti (al medico o) alla struttura (a fortiori ove trattisi di intervento semplice o routinario) dare la prova del verificarsi di un evento imprevedibile e non superabile con l'adeguata diligenza che lo  stesso ha impedito di ottenere (cfr., Cass., 21/7/2011, n. 15993; Cass.,  7/6/2011, n. 12274. E gia' Cass., 24/5/2006, n. 12362; Cass., 11/11/2005, n. 22894); provare che il risultato "anomalo" o  anormale rispetto  al convenuto esito dell'intervento o della cura,  e  quindi dello  scostamento  da  una  legge  di  regolarita'  causale  fondata sull'esperienza, dipende da fatto a se' non imputabile, in quanto non ascrivibile  alla  condotta mantenuta in conformita'  alla  diligenza dovuta,  in  relazione alle specifiche circostanze del caso  concreto (v. Cass., 9/10/2012, n. 17143). In  altri  termini,  dare la prova del fatto  impeditivo  (v.  Cass., 28/5/2004,   n.  10297;  Cass.,  21/6/200,4,  n.  11488),   rimanendo altrimenti  soccombente,  in applicazione della  regola  generale  ex articoli  1218 e 2697 c.c. di ripartizione dell'onere probatorio fondata sul  principio  di  cd. vicinanza alla prova o di  riferibilita'  (v. Cass.,  9/11/2006, n. 23918; Cass., 21/6/2004, n. 11488; Cass.,  Sez. Un.,  23/5/2001,  n.  7027; Cass., Sez. Un.,  30/10/2001,  n.  13533; Cass.,  13/9/2000,  n.  12103),  o  ancor  piu'  propriamente   (come sottolineato   anche  in  dottrina),  sul  criterio  della   maggiore possibilita' per il debitore onerato di fornire la prova,  in  quanto rientrante  nella sua sfera di dominio, in misura tanto piu'  marcata quanto piu' l'esecuzione della prestazione consista nell'applicazione di  regole  tecniche sconosciute al creditore, essendo estranee  alla comune esperienza, e viceversa proprie del bagaglio del debitore come nel caso specializzato nell'esecuzione di una professione protetta. La  corte  di  merito  ha  altresi' correttamente  affermato  che  la responsabilita' contrattuale della casa di cura non rimane esclusa in ragione  dell'insussistenza di un rapporto contrattuale che leghi  il medico  alla  struttura  sanitaria, operando nel  caso  il  principio dell'appropriazione o dell'avvalimento dell'opera del  terzo  di  cui all'articolo 1228 c.c.. Come questa Corte ha gia' avuto piu' volte modo di affermare, in base alla  regola di cui all'articolo 1228 c.c. (e all'articolo 2049) il  debitore che  nell'adempimento dell'obbligazione si avvale dell'opera di terzi risponde  anche  dei  fatti dolosi o colposi di  costoro  (v.  Cass., 24/5/2006,  n. 12362; Cass., 4/3/2004, n. 4400; Cass.,  8/1/1999,  n. 103),  ancorche' non siano alle sue dipendenze (v. Cass., 11/12/2012, n. 22619; Cass., 21/2/1998, n. 1883; Cass., 20/4/1989, n. 1855). La   responsabilita'  per  fatto  dell'ausiliario  (e  del  preposto) prescinde  infatti  dalla  sussistenza  di  un  contratto  di  lavoro subordinato,  irrilevante  essendo  la  natura  del  rapporto  tra  i medesimi  intercorrente  ai  fini considerati,  fondamentale  rilievo viceversa  assumendo  la  circostanza che  dell'opera  del  terzo  il debitore  comunque  si  sia  avvalso  nell'attuazione  della  propria obbligazione,  ponendo la medesima a disposizione del creditore  (v., da ultimo, con riferimento a diversa fattispecie, Cass., 6/6/2014, n. 12833; Cass., 26/5/2011, n. 11590), sicche' la stessa risulti a  tale stregua    inserita   nel   procedimento   esecutivo   del   rapporto obbligatorio. La responsabilita' che dall'esplicazione dell'attivita' di tale terzo direttamente  consegue in capo al soggetto che se  ne  avvale  riposa invero  sul  principio  cuius  commoda eius  et  incommoda,  o,  piu' precisamente,   come  detto,  dell'appropriazione   o   "avvilimento" dell'attivita'  altrui per l'adempimento della propria  obbligazione, comportante l'assunzione del rischio per i danni che al creditore  ne derivino. Ne',  al fine di considerare interrotto il rapporto in base al  quale esso  e'  chiamato  a rispondere, vale distinguere tra  comportamento colposo  e  comportamento  doloso  del  soggetto  agente  (che  della responsabilita'  del  primo costituisce il presupposto),  essendo  al riguardo sufficiente (in base a principio che trova applicazione  sia nella  responsabilita' contrattuale che in quella  extracontrattuale) la  mera  occasionalita' necessaria (v. Cass.,  17/5/2001,  n.  6756; Cass., 15/2/2000, n. 1682). Nel  caso  in esame, il debitore (la societa' Friuli Coram)  risponde allora direttamente di tutte le ingerenze dannose che al dipendente o al terzo preposto, della cui opera comunque si e' avvalso, sono state rese    possibili   dalla   posizione   conferitagli   rispetto    al creditore/danneggiato, e cioe' dei danni che il  medesimo  ha  potuto arrecare  in  ragione di quel particolare contatto cui  e'  risultato esposto nei suoi confronti il creditore (la paziente    Zu. ). La   struttura   sanitaria   e'  infatti  direttamente   responsabile allorquando l'evento dannoso risulti come nella specie da  ascriversi alla  condotta colposa posta in essere - quand'anche a  sua  insaputa (cfr. Cass., 17/5/2001, n. 6756) - dal medico (nel caso, la  Pa. ), della  cui  attivita' essa si e' comunque avvalsa  per  l'adempimento della  propria obbligazione contrattuale, ed il medesimo  abbia  pure effettuato un intervento di tipo diverso (nel caso, il trattamento di ossigeno-ozonoterapia)  rispetto  a quello  originariamente  pattuito (nel caso, serie di trattamenti di elettroliposi) con la paziente. Esclusa  per  altro verso, sempre all'esito della prima CTU  disposta nel  corso  del  giudizio  di  1 grado,  l'esistenza  di  "nesso  di causalita'"  tra  i danni sofferti dall'attrice e gli  interventi  di urgenza  posti  in  essere nella sede della Friuli  Coram  dall'altro medico  intervenuto  dopo  "il  fatale  malore  della     Zu. ",  e rilevato altresi' che costui non ha "avuto alcun rapporto diretto con la     Zu.  ... se non nell'intervento d'urgenza", correttamente la corte di merito ne ha escluso la responsabilita', sottolineando  come dalla     Zu.   non siano state invero "neppure allegate  in  primo grado   ipotesi   di   dolo   o  colpa"  al  medesimo   "direttamente ascrivibili",  e  che il suo intervento d'urgenza  e'  stato  anzi  " utile" a garantirne la "sopravvivenza". Censurabile  si  appalesa invece l'esclusione  della  responsabilita' (anche) della  Pa.  operata nell'impugnata sentenza. Nel  dare atto che nei confronti della medesima e' stata invocata una "responsabilita' extracontrattuale", e che sul punto si e' formato il giudicato;  nel  porre altresi' in rilievo che  a  tale  stregua  "il danneggiato  e' onerato della prova dell'esistenza di  dolo  o  colpa nella condotta del soggetto in tesi danneggiante", la corte di merito ha  al  riguardo  riformato la sentenza di 1  grado  affermando  che "nulla e' dato sapere circa le concrete modalita' dell'accaduto,  ne' gli  stessi  CTU succedutisi sono stati in grado di fornire  adeguata spiegazione  ai fatti, tra l'altro traendone conseguenze opposte  (la CTU      C.  escludendo profili di responsabilita'  sanitaria;  la CTU      Ba.  invece ammettendola). Va da se' che, anche in ragione dell'azione  in  specie  prescelta,  siccome  qualificata  dal  primo Giudice  e  non  piu' oggetto di censura, non puo' -in ragione  delle emergenze   di   causa-  che  mandarsi  assolto  il   sanitario   per l'impossibilita'  di  verificare  in  concreto  la   ricorrenza   dei presupposti di cui all'articolo 2043 cod. civ.". Orbene, risultando fondata esclusivamente su un generico rinvio  alle "emergenze  di causa", la riportata motivazione, oltre che apodittica e  meramente apparente, si appalesa invero a fortiori contraddittoria e  illogica a fronte della responsabilita' dal giudice del gravame di merito  ravvisata  in  capo  alla societa' titolare  della  struttura sanitaria   argomentando  essenzialmente  dall'essersi  la   medesima avvalsa  dell'attivita', caratterizzata da una condotta connotata  da accertati  profili  di  colpa, nella specie dalla   Pa.   posta  in essere nei confronti della    Zu. . Vale  al  riguardo il rilievo che la condotta della  Pa.  non  puo' invero   essere  considerata  idonea  a  fondare  (costituendone   il presupposto)  la  responsabilita' della struttura sanitaria  nel  cui ambito  la  medesima ha posto in essere la sua prestazione medica  de qua,  e  al  contempo  ritenuta inidonea a consentire  l'affermazione della personale responsabilita' professionale di detto medico. Deve   in   proposito  sottolinearsi  che,  cosi'  come   in   ambito contrattuale,   anche   ai   fini   della   configurabilita'    della responsabilita' extracontrattuale la colpa in realta' si sostanzia  - oltre   che  nell'inosservanza  di  leggi,  regolamenti,   regole   e discipline - nell'obiettiva violazione degli aspetti della diligenza, della  prudenza  e  della perizia, al cui rispetto il  soggetto  deve improntare la propria condotta (anche) nei rapporti della vita comune di relazione. Ormai da tempo superata, se non addirittura tramontata, la concezione etica   della  responsabilita'  civile  (informata  sulla  concezione psicologica  della  colpa, propria invero  del  diritto  penale),  va affermato  che,  come anche in dottrina non si e'  mancato  di  porre autorevolmente  in rilievo, pure nei comuni rapporti  della  vita  di relazione,   oltre   che  nell'adempimento  delle  obbligazioni,   la diligenza  assume imprescindibile e decisivo rilievo, quale  criterio di determinazione del modello di condotta. Essa  vale  a distinguere tra comportamenti obiettivamente leciti  ed illeciti.  E,  designando  lo  sforzo  dal  soggetto  dovuto  per  la salvaguardia  dell'interesse altrui, avuto riguardo alle  circostanze concrete   del   caso,   si   pone   altresi'   quale   criterio   di responsabilita'. La  diligenza segna dunque la condotta obiettivamente dovuta, la  cui violazione  ridonda  in  termini  di responsabilita'  civile  (anche) extracontrattuale  e  obbliga  al risarcimento  dei  danni  derivanti dall'evento  causalmente  ascrivibile  alla  condotta  negligente,  e pertanto illecita. La  diligenza  va  a  tal fine peraltro correlata alla  qualita'  del soggetto, e valutata secondo criteri di normalita' da apprezzarsi  in relazione alle condizioni del medesimo, avuto in particolare riguardo alla relativa qualificazione. Lo  specifico  settore  di  competenza  in  cui  rientra  l'attivita' esercitata  richiede infatti la specifica conoscenza ed  applicazione delle  cognizioni tecniche che sono tipiche dell'attivita' necessaria per l'esecuzione dell'attivita' professionale espletata. In  accordo con quanto osservato anche in dottrina, questa  Corte  ha gia' avuto piu' volte modo di porre in rilievo che il debitore e'  di regola tenuto ad una normale perizia, commisurata al modello del buon professionista  (secondo  cioe' una misura  obiettiva  che  prescinde dalle concrete capacita' del soggetto, sicche' deve escludersi che il debitore  privo  delle  necessarie cognizioni tecniche  sia  esentato dall'adempiere  l'obbligazione con la perizia  adeguata  alla  natura dell'attivita' esercitata); mentre una diversa misura di  perizia  e' dovuta in relazione alla qualifica professionale del debitore (per il riferimento  alla necessita' di adeguare la valutazione alla  stregua del  dovere  di diligenza particolarmente qualificato, inerente  allo svolgimento  dell'attivita' del professionista, v. Cass.,  23/4/2004, n. 19133; Cass., 4/3/2004, n. 4400), in relazione ai diversi gradi di specializzazione  propri  dello specifico settore  professionale  (v. Cass., 9/10/2012, n. 17143). Atteso  che  la diligenza deve valutarsi avuto riguardo  alla  natura dell'attivita'   esercitata   (articolo   1176   c.c.,   comma   2),   al professionista  (e a fortiori allo specialista) e'  allora  richiesta una   diligenza   particolarmente   qualificata   dalla   perizia   e dall'impiego  di strumenti tecnici adeguati al tipo di  attivita'  da espletare (cfr. Cass., 31/5/2006, n. 12995). A  tale  stregua,  l'impegno  dal  medesimo  dovuto,  se  si  profila superiore  a  quello  del comune debitore, va  considerato  viceversa corrispondente  alla  diligenza normale in relazione  alla  specifica attivita'  professionale esercitata, giacche' il professionista  deve impiegare  la  perizia  ed  i mezzi tecnici  adeguati  allo  standard professionale   della  sua  categoria,  tale   standard   valendo   a determinare, in conformita' alla regola generale, il contenuto  della perizia  dovuta  e  la corrispondente misura dello  sforzo  diligente adeguato   per   conseguirlo,   nonche'   del   relativo   grado   di responsabilita' (cfr. Cass., 9/10/2012, n. 17143). Lo  sforzo  tecnico  implica  anche l'uso degli  strumenti  materiali normalmente adeguati, ossia degli strumenti comunemente impiegati nel tipo  di attivita' professionale in cui rientra la prestazione dovuta (v. Cass., 13/4/2007, n. 8826). Il  normale  esito della prestazione dipende dunque da una pluralita' di  fattori,  quali il tipo di patologia, le condizioni generali  del paziente,   l'attuale  stato  della  tecnica   e   delle   conoscenze scientifiche  (stato dell'arte), l'organizzazione dei mezzi  adeguati per  il  raggiungimento degli obiettivi in condizioni di  normalita', ecc.. La  normalita' risponde allora ad un giudizio relazionale di  valore, in ragione delle circostanze del caso. A  tale stregua, il medesimo deve, da un canto, valutare con prudenza e   scrupolo   i  limiti  della  propria  adeguatezza  professionale, ricorrendo anche all'ausilio di un consulto (se la situazione non  e' cosi' urgente da sconsigliarlo); e, da altro canto, adottare tutte le misure  volte  ad  ovviare alle carenze strutturali ed  organizzative incidenti    sugli   accertamenti   diagnostici   e   sui   risultati dell'intervento, e laddove cio' non sia possibile, deve informare  il paziente, financo consigliandogli, se manca l'urgenza di intervenire, il  ricovero in altra idonea struttura (v. Cass., 13/4/2007, n. 8826; Cass.,  5/7/2004,  n.  12273. V. anche Cass.,  21/7/2003,  n.  11316; Cass., 16/5/2000, n. 6318). Nei   comuni   rapporti   della  vita   di   relazione   (oltre   che nell'adempimento delle obbligazioni) debbono osservarsi altresi'  gli obblighi  di  buona  fede  oggettiva o correttezza,  espressione  del generale principio di solidarieta' sociale la cui violazione comporta l'insorgenza di responsabilita' (anche) extracontrattuale. Il   soggetto   deve  pertanto  mantenere  un  comportamento   leale, osservando   obblighi  di  informazione  e  di  avviso   nonche'   di salvaguardia  dell'utilita'  altrui -  nei  limiti  dell'apprezzabile sacrificio   -,   dalla   cui  violazione   conseguono   profili   di responsabilita'   in   ordine  ai  falsi   affidamenti   anche   solo colposamente ingenerati nei terzi (cfr., con riferimento a differenti fattispecie, Cass., 20/2/2006, n. 3651; Cass., 27/10/2006, n.  23273; Cass.,   15/2/2007,  n.  3462;  Cass.,  13/4/2007,  n.  8826;  Cass., 24/7/2007,  n. 16315; Cass., 30/10/2007, n. 22860; Cass.,  Sez.  Un., 25/11/2008, n. 28056; f Cass., 27/4/2011, n. 9404). Orbene,  la condotta nel caso mantenuta dalla  Pa.  e' suscettibile di  apparire  senz'altro connotata da plurimi  profili  di  colpa  ed altresi' contraria a buona fede o correttezza. Depone  in  tal  senso l'avere la medesima sottoposto  la     Zu. , benche'  reduce da un recente intervento di raschiamento in anestesia locale   e  nonostante  alla  medesima  fosse  stata  preliminarmente eseguita  l'elettroliposi,  ad un tipo di intervento  anticellulitico diverso  da quello costituente l'oggetto del contratto dalla paziente stipulato con la societa' Friuli Coram, altresi' effettuandolo presso un  laboratorio  di analisi con dotazioni tecniche  ed  organizzative rivelatesi  all'uopo carenti ed inadeguate ("il trattamento  estetico cui  si  sottopose la    Zu. , benche' di "facile  esecuzione",  si presentava  "ne' congruo ne' adeguato" poiche' svolto  nonostante  la controindicazione derivante dall'intervento chirurgico all'utero  cui l'attrice  si  era  sottoposta una decina di giorni  prima;  siffatta controindicazione,    "accentuata   dalla   preliminare    esecuzione dell'elettroliposi, non avrebbe dovuto consentire, per ottemperanza a norme di comune prudenza, la somministrazione della miscela ossigeno- azoto, idonea nel favorire una riduzione della viscosita' ematica,  e la formazione di trombo embolizzanti"). Ancora, il non avere previamente avvisato la paziente di tali carenze organizzative  e  strumentali del laboratorio, indirizzandola  ad  un centro  di  piu'  elevata  specializzazione e  con  idonee  dotazioni tecniche (cfr. Cass., 13/7/2011, n. 15386). L'avere  effettuato  l'intervento de quo con  "uso  di  tecniche  non congrue  e non adeguate, per dosi non corrette, e/o per modalita'  di somministrazione  non  corrette, e/o  per  l'uso  di  macchinari  non efficienti", giusta quanto; nel corretto esercizio dei propri  poteri in  materia  di valutazione e scelta delle emergenze istruttorie  (v. Cass.,  16/1/2007,  n.  828;  Cass.,  25/10/2006,  n.  22899;  Cass., 8/5/2006, n. 10503; Cass., Sez. Un., 11A giugno 1998, n. 5802)  dalla corte di merito accertato in base alla prima CTU esperita in 1 grado, nella  specie  costituente fonte oggettiva di  prova  trattandosi  di "consulenza  percipiente"  (cfr., da  ultimo,  Cass.,  26/2/2013,  n. 4792). Che l'embolia polmonare riportata dalla    Zu.  sia causalmente  da ascriversi  alla condotta nella specie posta in essere dalla   Pa.  e' rimasto d'altro canto nel giudizio di merito accertato, come sopra esposto, alla stregua del criterio della probabilita' relativa ("meno probabilmente  di  origine trombotica" e "piu' probabilmente  ...  di origine  gassosa")  dalla  corte  di merito  correttamente  applicato nell'affermare  la  responsabilita'  della  societa'  Friuli   Coram, titolare   del   laboratorio   in  argomento    "La   responsabilita' dell'appellante  Friuli  Coram non puo'  invero  essere  revocata  in dubbio  (il  requisito del nesso causale e' ampiamente  assolto  alla stregua  dei rilievi tecnici che precedono, tanto se detto  nesso  si riferisce  all'intervento  della  Pa.   quanto  se  riguarda  altre eventuali   anomalie   riconducibili  alle  strumentazioni   tecniche dell'istituto,  atteso  che comunque si tratta  di  fatti  rientranti nella  sfera  di disponibilita' e di responsabilita' della  struttura sanitaria,  dal  momento che in ogni caso la  Pa.  si  avvaleva  di strutture e personale, ad es. l'infermiera che preparo' due  dosi  da iniettare, della Friuli Coram)". Tale dato non puo' allora non assumere decisivo rilievo anche ai fini della  valutazione della personale responsabilita' professionale  del detto medico, giacche' in presenza di un risultato anomalo rispetto a quello  normalmente  derivante  dalla  "ozono-ossigenoterapia"   (che nell'impugnata sentenza si sottolinea essere intervento routinario  e di facile esecuzione "di nota sostanziale innocuita' ... se praticata in  modo  congruo ed adeguato") appare rispondente al criterio  della "preponderanza  dell'evidenza" o "del piu' probabile che  non"  (cfr. Cass., 11/1/2008, n. 576, e, da ultimo, Cass., 26/2/2013, n. 4792) la causale  derivazione dello stesso (nel caso, l'embolia  subita  dalla    Zu. )  dalla condotta connotata da plurimi profili  di  colpa  e contrarieta' a buona fede o correttezza del medico operante. Alla  stregua  di  quanto  sopra rilevato ed  esposto  dell'impugnata sentenza  s'impone pertanto, assorbiti gli altri motivi  dei  ricorsi nonche' quelli del ricorso incidentale del    Ra.  e della societa' Axa Assicurazioni s.p.a., la cassazione in relazione, con rinvio alla Corte d'Appello di Trieste, che in diversa composizione procedera'  a nuovo esame, facendo applicazione dei seguenti principi: "Anche  nel  campo della responsabilita' extracontrattuale  la  colpa designa  il  modello  di  condotta,  quale  sforzo  dovuto   per   la salvaguardia  dell'interesse  altrui in  relazione  alle  circostanze concrete del caso, che il soggetto e' tenuto a mantenere nei rapporti comuni della vita di relazione. L'obbligo  di  buona  fede  oggettiva o correttezza,  quale  generale principio di solidarieta' sociale, trova applicazione anche  in  tema di   responsabilita'  extracontrattuale,  essendo  pertanto   ciascun soggetto  tenuto a mantenere nei rapporti della vita di relazione  un comportamento leale, specificantesi in obblighi di informazione e  di avviso  nonche' volto alla salvaguardia dell'utilita'  altrui  -  nei limiti   dell'apprezzabile  sacrificio  -,   dalla   cui   violazione conseguono  profili di responsabilita' in ordine ai falsi affidamenti anche solo colposamente ingenerati nei terzi. Ne  consegue che e' colposa e contraria a buona fede o correttezza la condotta  del  medico che sottopone il paziente  ad  intervento  (nel caso,   trattamento   di  ossigeno-ozonoterapia)   presso   struttura sanitaria  inadeguata, senza al medesimo dare  preventivo  avviso  di tale  situazione,  ed  omettendo  di  indirizzarlo  ad  altra  idonea struttura". Il  giudice  di  rinvio provvedera' anche in ordine  alle  spese  del giudizio di cassazione.

 

P.Q.M.

 

La  Corte  riunisce  i  ricorsi. Accoglie  p.q.r.  il  ricorso  della societa'  Friuli  Coram s.r.l. (gia' Friuli Coram  di  Cordaro  Prof. Mario  &  C.  s.a.s.)  e  il  7 motivo del ricorso  della     Zu. , assorbiti  gli  altri  nonche'  quelli del  ricorso  incidentale  del    Ra.   e  della  societa'  Axa  Assicurazioni  s.p.a.  Cassa   in relazione  l'impugnata  sentenza e rinvia, anche  per  le  spese  del giudizio  di cassazione, alla Corte d'Appello di Trieste, in  diversa composizione. Cosi' deciso in Roma, il 21 marzo 2014. Depositato in Cancelleria il 27 agosto 2014